A Bari chiude una biblioteca, Franceschini lo sa?

Adriano Sofri

La Biblioteca Nazionale Sagarriga Visconti Volpi annuncia di non poter più assicurare la distribuzione dei libri e tanto meno il prestito. Parole che mi fanno sentire come un mugìk russo

Grazie alla corrispondenza della benemerita Assolettori della Biblioteca Nazionale Centrale fiorentina, leggo che la più importante biblioteca pugliese, una delle più importanti in Italia, la Biblioteca Nazionale Sagarriga Visconti Volpi di Bari, attraverso la sua direttrice, Eugenia Scagliarini, annuncia di non poter più assicurare la distribuzione dei libri e tanto meno il prestito, e la stessa vigilanza all’ingresso: dunque, nelle parole poverissime che la situazione merita, di dover chiudere. Fa impressione confrontare i numeri del patrimonio custodito – oltre 300 mila volumi, decine di incunaboli (i primi libri a stampa della seconda metà del ‘400), decine di migliaia di volumi antichi, periodici e carte di personalità – con i numeri delle persone addette, che il demoralizzato linguaggio sindacale chiama “unità”: “si dispone di un’unica unità utile assistente fruizione, vigilanza e accoglienza (parzialmente abile)”. Cioè una persona sola all’ingresso, e già ora ci sono giorni in cui non c’è nessuno. “Nessuna unità alla movimentazione dei libri”, dato che “le due unità presenti in organico dovranno usufruire delle ferie residue maturate prima di andare in pensione a partire dal primo gennaio del 2020… Le ulteriori due persone in organico invece sono dislocate in altri uffici”. Si aggiunge che qualcosa di simile incomba sull’Archivio di stato barese. Leggere queste frasi mi ha fatto sentire come un mugìk russo, di quelli che raccomandavano l’anima a Dio perché il cielo è vicino, lo zar è lontano. In spirito laico e repubblicano, chiederò piuttosto: ma il ministro Franceschini lo sa?

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