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Raffaele, fuorilegge per due metri

Storia di un nonno ai domiciliari che per proteggere il nipote sconfina per circa 200 centimetri. Un mese dopo, un tribunale del riesame riconosce il carattere meritorio di quei pochi passi. Ma è troppo tardi

26 Novembre 2019 alle 06:06

Raffaele, fuorilegge per due metri

Foto Unsplash

Sto faticosamente esumando vecchie corrispondenze, di galera o giù di lì, spesso nemmeno aperte. Per esempio, in un momento in cui non ero in grado di leggerla, una lettera da Genova, 20 novembre 2005, dall’avvocato Giovanni R. “Carissimo signor A.S., vorrei brevemente raccontarle di Raffaele, fuorilegge per due metri. Costui, a settant’anni compiuti, mentre si trovava agli arresti domiciliari accompagnava fino all’uscio di casa, un’abitazione monofamiliare sita in Arquata, l’ispettore di Polizia, amico di famiglia, che era andato a fargli visita. In quell’istante, il nipotino di otto anni sfuggiva al controllo dei due adulti, e attraversava la strada, da solo, per raggiungere gli antistanti giardini pubblici. Raffaele, che si muoveva a fatica, e non era certamente in grado di fermare il nipote, ha istintivamente percorso tre o quattro passi per assicurarsi che il bambino completasse l’attraversamento senza danni.

 

Proprio in quel momento, è passato di lì il M.llo della locale Stazione dei Carabinieri, il quale, pur messo al corrente del motivo che aveva indotto Raffaele a sconfinare per circa 200 centimetri, ha fatto rapporto all’A.G. Raffaele, nonostante l’età, è stato rimesso in galera per evasione. Dopo quasi un mese, avendo perso oltre venti chili, è stato trasferito d’urgenza al reparto detenuti dell’Ospedale San Martino di Genova. Un mese dopo, un tribunale del riesame, investito dell’appello, ha esplicitamente riconosciuto il carattere meritorio di quei pochi passi e ha concesso all’anziano detenuto la possibilità di tornare a casa. Troppo tardi. Ancora pochi giorni e Raffaele, ormai intrasportabile, è morto, da solo, in ospedale, lontano dalla famiglia, ma custodendo gelosamente sul comodino quell’ultimo provvedimento che, come mi aveva confidato, lo aveva commosso. Le allego gli atti che documentano l’accaduto e le porgo i miei migliori saluti”. Gli allegati sono 4 fogli, datati 1° agosto, della sezione feriale del tribunale di Genova in funzione di giudice per il riesame, tre giudici donne. Lui Raffaele P. dice proprio una storia così. La ricordo, quattordici anni non bastano a prescriverla.

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Commenti all'articolo

  • eleonid

    26 Novembre 2019 - 07:28

    È mala giustizia, o esagerato zelo per fare rispettare la legge? La legge non dovrebbe contemplare anche una sorta di senso dell'umanità? E poi si parla ,bla,bla,bla di recupero dei carcerati !

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