Furti in mensa e percosse sui detenuti

Adriano Sofri

Undici agenti della polizia penitenziaria del carcere di San Vittore rinviati a giudizio. La vicenda ricorda la trama di un libro di Marco Malvaldi e Glay Ghammouri

Undici agenti della polizia penitenziaria sono stati rinviati a giudizio con le accuse di intralcio alla giustizia, lesioni, falso e sequestro di persona: tra il 2016 e il 2017, nel carcere di San Vittore, avrebbero intimidito e pestato un tunisino di 50 anni, Ismail Ltaief, che aveva denunciato altri agenti per furti in mensa e percosse, e per impedirgli di testimoniare al processo. Nel 2011 Ltaief, detenuto per tentato omicidio, aveva denunciato alcuni agenti in servizio nel carcere di Velletri. A San Vittore anche un compagno di cella di Ltaief sarebbe stato intimidito dagli agenti affinché non testimoniasse”. Riferisco testualmente la notizia, aggiungendo, e non pro forma, che bisognerà provare gli addebiti, per ricordare che l’intimidazione violenta ai detenuti che denunciano ruberie penitenziarie fin sul disgraziato vitto (3,60 euro per colazione e due pasti quotidiani a detenuto! Temo che la spesa equivalente per gli agenti penitenziari non sia tanto più generosa) è l’argomento, romanzescamente svolto, del libro pubblicato quest’anno da uno scrittore di talento, Marco Malvaldi, e da un carcerato di talento, Glay Ghammouri, “Vento in scatola”, Sellerio. Malvaldi, frequentando la galera a piede libero (e così sia) da insegnante di scrittura, si è persuaso che “per essere davvero liberi occorre conoscere il carcere”. Che truffi o addirittura bastoni un prigioniero chi lo ha in balia e in custodia, è un po’ come immaginare un angelo custode che truffi e bastoni il suo custodito, magari per fregare l’avaro padreterno sulla diaria. Brutta cosa.