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Cara nonna, cara nipote

La lontananza, la perdita e tutto quello che c’è da inventare davanti a una nuova vita che avanza

17 Luglio 2020 alle 11:46

Cara nonna, cara nipote

Dettaglio della copertina del romanzo "Tempo con bambina" di Lidia Ravera (Bompiani)

Uno dice “nonna” e subito immagina un universo da Mulino Bianco, torte alla frutta, serenità domestica, ninne-nanne accanto ai lettini. E tutta la retorica del “un rapporto completamente diverso da quello coi figli! Nonni e nipoti, che meravigliosa leggerezza!”. Ma non è proprio così, o soltanto così. La relazione con i figli dei nostri figli può diventare la grande occasione di un amore speciale, che – come tutti i grandi sentimenti – ci apre una visione inedita e dolorosa sulla vita, qualcosa di inatteso e cruciale che sposta la nostra posizione nello spazio e rivoluziona la complessità dei nostri pensieri. E’ quel che succede a Lidia Ravera in Tempo con bambina, un libro sui primi tre anni di Mara Piccola, la nipotina che vive in Texas e che quell’appellativo di Piccola lo deve non solo alla tenera età, ma soprattutto al fatto che si chiama come Mara Grande, la vera nonna, sorella di Lidia, morta troppo giovane per poter conoscere la figlia di sua figlia. Ora, perciò, per Mara Piccola la prozia (parola davvero brutta per essere utilizzata, e infatti nella quotidianità non la usa nessuno) è diventata la nonna.

 

E dunque quella di Ravera è una nonnità un po’ particolare, perché ogni volta che nomina la piccola Mara, non può non ricordare l’amata sorella in un complicato intreccio di sollievo per averle garantito una sostituzione nei doveri di madre, prima, e di nonna adesso, e di senso di colpa per gli stessi motivi, sostanzialmente per essere la sopravvissuta. Perché funziona così il senso di colpa, ci dilania di contraddizioni, mentre il suo solo merito, forse, è quello di produrre – a volte – letteratura. Ed ecco che un libro semplice, in cui si descrive l’amore smisurato, una vera e propria passione, di una creatura che ha molto vissuto per una creatura nuova di zecca, si trasforma in meditazione sul cambiamento, la lontananza, la perdita (di una sorella, ma anche della giovinezza, di ciò che è andato via con il passato) e sulla speranza di un ruolo tutto da inventare rispetto alla nuova vita che avanza.

 

“Ho costantemente voglia di abbracciare. Di abbracciarla”, scrive Lidia Ravera spiando i propri sentimenti verso la nipotina e insieme seguendone la crescita. E’ un desiderio di abbraccio tanto più struggente perché troppo spesso negato dalla distanza. Il Texas è smisuratamente lontano da Roma per chi vorrebbe nutrirsi minuto per minuto dell’oggetto del suo desiderio. Eppure, forse per colmare quel vuoto gigante, la nonna scrittrice osserva con un’attenzione di cui altre nonne, abituate a una costante presenza, non hanno bisogno, la sua Mara Piccola che cambia a vista d’occhio – sia pure per interi mesi soltanto attraverso videochiamate – e non si perde nulla delle sue fantasie, dei suoi sogni, delle sue bravate e delle tante lezioncine che la bimba impartisce a quella maldestra compagna di giochi tanto più grande di lei.

 

Chi crede di sapere bene come pensa e agisce un bambino, scoprirà di sbagliarsi. Questo libro è una sorpresa continua fra infantili trovate e adulto favoleggiare; un prontuario per farsi capaci di scendere (ma forse dovrei dire innalzarsi) al livello della prima infanzia. In un universo abitato soprattutto da adulti, “sono una minoranza i bambini, hanno il prestigio della rarità”, dice l’autrice. Ma qui sono finalmente centrali, rappresentati da un’arguta, bilingue fanciullina bionda che sa il fatto suo, disposta ad aprire il proprio regno alla “nonna” italiana incantata da lei, e a insegnarle il suo linguaggio: “car key, click click, stuck, bye-bye”, soprattutto a condividere un rapporto magico col mondo. Mondo dove il gatto che un giorno va a morire lontano, tornerà sicuramente, “perché è il mio gatto”.

 

Mondo anche di straordinarie conquiste: “Mara ama compiere piccole imprese di saggezza: sbucciare una banana, posarla sul pavimento della cucina, alzare il coperchio del bidone della spazzatura, buttare la buccia, chiudere il bidone. In piedi, modesta, le mani sui fianchi, attende l’applauso”. E di velocità da cartone animato: Mara canta canzoncine incomprensibili fra sé, ride, piange, si distrae guardando una formica, corre a prendere un libro da far leggere alla nonna, Winnie the Pooh, anticipa o corregge la lettura, ma va di fretta. Basta con l’orsetto goloso di miele, via il libro. Presto, verso un altro gioco. Commento della nonna: “Quello che le piace è collezionare conferme a ciò che sa”.

 

E poi c’è il Texas, sullo sfondo, terribilmente straniero, uniforme, gigantesco, “così muscolare, così macho, così armato fino ai denti” eppure attento ai più piccoli con spazi giochi stupendi e ben protetti. Texas che, scoppiato il Covid-19, in un commovente capitolo finale, diventa irraggiungibile e priva nonna e nipotina del loro abbraccio essenziale.

Sandra Petrignani

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