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Il Covid e l'amore

La quarantena, le convivenze forzate e i divorzi. Storia di una separazione con bagno in comune

24 Luglio 2020 alle 11:15

Il Covid e l'amore

Dettaglio della copertina di "14 giorni", di Ivan Cotroneo e Monica Rametta (La Nave di Teseo)

Dice che Milano ora fa schifo, come prima diceva che era bellissima. Opposti estremismi. C’è chi però proprio ora compra casa in città, perfino da ristrutturare: un futuro c’è ancora, e nonostante tutto qui ci si interroga su come sarà il dopo, per se stessi e la città. La casa l’ha comprata un amico, fidanzato da un anno: l’ho incontrato mentre io andavo a un riunione in un bar e lui tornava dal rogito in bici. Avevano deciso lui e lei di comprare casa prima del lockdown, e la convivenza forzata non li ha demoralizzati, anzi. Conosco coppie che finalmente si sono decise ad andare a vivere insieme causa quarantena, e finora nessun accenno di crisi. Certo, ci sono pure coppie scoppiate, ma lo erano già da prima. Nel bene e nel male, il lockdown, più che generare solo eventi nuovi e/o distruttivi (la litania del “cambierà tutto”), ha spesso accelerato processi già in atto. Li ha svelati. E se è stato vero nella realtà, figuriamoci nella finzione: unità di luogo e di tempo, personaggi costretti al confronto, una situazione senza appigli. Una perfetta macchina narrativa. “Non mi sono mai sentita così… normale è un brutto aggettivo, ma insomma così… così dentro un gruppo, così in mezzo al destino di tante altre persone, di tutti. Così uguale agli altri. Piccola e insignificante, proprio come gli altri”: a dirlo è Marta, protagonista insieme a Lorenzo di “14 giorni. Una storia d’amore” (La Nave di Teseo), romanzo dialogo che sembra già una pièce, che sembra già una serie o un film, scritto da Ivan Cotroneo e Monica Rametta (da “Tutti pazzi per amore” a “La compagnia del cigno”). Come Checco Zalone (ricordate? sembra un secolo fa) novello Modugno con la sua canzone “Arriverà / L’immunità di gregge / Sui monti e sulle spiagge / La pecora più bella sarai tu”, anche Cotroneo e Rametta si interrogano con il loro stile su amore e lockdown.

 

Inizio marzo, una coppia, una casa, ma è Roma non Milano. Marta e Lorenzo si stanno per lasciare dopo 15 anni: lei ha scoperto che lui ha un’altra, ma è stata in contatto con una collega positiva e tocca la quarantena cautelativa a entrambi. Non capita a tutti di avere quattordici giorni prima di dirsi addio, quattordici giorni di cui vengono estrapolati pochi decisivi minuti al giorno, quelli in cui ci si dice tutto quello che non si era mai detto. Fuori c’è la pandemia, dentro c’è una crisi di coppia. Marta e Lorenzo sono piccoli e insignificanti di fronte al fuori, dunque è il loro dentro, e cioè i loro sentimenti, a diventare gigantesco e a svelarsi l’uno all’altra. “Vuoi che scateno una polemica dal nulla, così non pensi più ai dati della mortalità e alla diffusione del contagio nel mondo?”, dice Marta, quella energica della coppia, fin troppo forse, rispondendo a Lorenzo, quello sensibile, fin troppo forse, che si chiede perché nessuno dica semplicemente: “Guardate, sta succedendo un gran casino, stiamo forse morendo tutti, non ne sappiamo niente (...). Se questo vi getta nel panico, ci dispiace di cuore, ma siete adulti e preferiamo dirvi la verità invece che prendervi in giro”.

 

Quante volte lo abbiamo pensato pure noi, quante volte avremmo voluto essere trattati come adulti? “Comunque non abbiamo fatto le cose che in questo periodo hanno fatto tutti. Non abbiamo chiamato amici che non sentivamo da anni, non abbiamo cantato ‘Bella ciao’ alle finestre, non abbiamo fatto il pane insieme, non abbiamo neanche visto la messa del Papa da solo in mezzo a piazza San Pietro. Abbiamo solo litigato”, esplicita Marta. Litigare per non pensare a quanto accade fuori, litigare soprattutto per essere uniti ancora una volta, l’ultima volta. Lorenzo rivela a Marta che all’inizio del rapporto era del tutto disinteressato ai film che andavano a vedere e alle sue analisi, la voleva solo scopare. Lei ne è sorpresa ma anche lusingata, lui allora le urla che il suo femminismo è solo una facciata, e lei, proprio lei, quella che dorme poco forse per avere tutto sotto controllo, si dichiara semplicemente umana, e dunque piena di contraddizioni. In altri momenti è Lorenzo a mettersi a nudo, letteralmente nudo dopo una doccia, provocando Marta con le sue parole e il suo corpo, rinfacciandole la fine della passione: “Da anni tu entri in bagno e magari ci sono io lì seduto che non riesco a farla o mi sto infilando una supposta e tu indifferente entri e ti metti a passare il balsamo anticrespo sui capelli”. Per fortuna a Lorenzo/Marta come a Cotroneo/Rametta, non manca l’ironia, anche quando tutto va a rotoli, anche quando fuori c’è una pandemia. Litigare, mettersi a nudo, svelarsi. Forse pensare al dopo. Forse salvarsi. Dice Marta: “Non è importante la fine, l’importante è come finisci”.

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Commenti all'articolo

  • joepelikan

    26 Luglio 2020 - 19:03

    Uno dei disastri della contemporaneità è che sia quelle che ci vengono spacciate come storie d'amore, sia quelle della fine di un amore, hanno sempre un che di ripugnante. È il risultato di ciò che diceva quel personaggio di C.S. Lewis, che si sarebbe dovuto metter tutto allo scoperto.

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