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Cara mamma, ridammi il mio telefono. Però magari non subito

Annalena Benini

Il babbo me lo ha tolto per punizione. Dopo queste trentadue ore mi sento strano. Anche tu?

Ciao mamma, ti scrivo questa lettera per la prima volta nella mia vita, cioè in dieci anni, e lo faccio non perché sei lontana e mi manchi, e non lo faccio neanche perché mi hai promesso dei soldi se ogni tanto ti scrivo. Lo faccio perché il babbo mi ha tolto il telefono per punizione, e il telefono di casa tu una volta l’hai staccato perché la domenica mattina alle sette chiamava sempre un tizio che voleva prenotare un albergo, l’hai quasi strappato dal muro in realtà, e non so dove l’hai nascosto. Quindi ti scrivo. Il babbo mi ha tolto il telefono l’altra sera perché non so niente di inglese.

 

E’ vero che non so niente di inglese, neanche come si scrive “i have” (credevo con due “e”, mi sembrava più bello), ma che cosa c’entra il mio telefono? Lui dice, e lo dici anche tu: i giochi elettronici ti stanno bruciando il cervello, anche youtube ti sta bruciando il cervello, perché non sono capace di concentrarmi per più di un minuto e perché cerco sempre di allargare il foglio a quadretti con le dita, poi dice che torna a casa la sera e mi trova sempre nella stessa posizione: su una sedia in cucina con le gambe sul tavolo che gioco con il telefono. Ma a volte invece sono sul divano! E spesso anche in bagno! In camera mia no perché lì il wifi non arriva e quindi puoi anche riprendertela quella stanza, non mi serve a niente: io posso dormire sul tavolo in cucina col wifi a bomba. 

 

 

Comunque mi piace molto andare in bagno con il telefono e non accorgermi delle ore che passano e di voi che bussate, non capisco perché poi spalancate la porta con tanta violenza proprio quando sto superando un livello importante, non capisco perché per parlarti vuoi che io alzi gli occhi dal telefono: non è che se non ti guardo non ti sento, e poi se io fossi un bambino che usa i tuoi punti deboli, ma non lo sono perché mi hai promesso 5 euro, ti direi che ho imparato da te, mamma. Tu parli e intanto rispondi a un messaggio, fai da mangiare e intanto guardi una serie sul telefono appoggiato alla bilancia, e infatti ti sei anche scottata con la pentola del brodo e hai dormito tutta la notte con la mano immersa nel ghiaccio perché ti faceva troppo male. Chi fra noi due è pazzo, mamma? L’adulto sei tu. Io adesso non ho più il telefono, ed è quasi Natale. Mi sembra un’ingiustizia, come quando dici a me di mettere a posto ed è stata mia sorella a buttare le cose in giro, come quando ti sei arrabbiata perché in quel gioco della playstation io picchio la gente e incendio le macchine, ma non sono io! Tu hai detto che devo fare dei giochi in cui salvo la gente dagli incendi e restituisco le auto rubate e faccio dimostrazioni anti violenza, ma non esistono mamma, e non mi importa se tu leggevi i libri, perché comunque tu non avevi il telefono, mamma tu sei di un altro secolo anche se sembri molto più giovane. 

 

Visto che ti ho detto che sembri più giovane, posso riavere il mio telefono? Sono già trentadue ore che non lo uso, mi sento strano. A un certo punto però ho dovuto usare il telefono per mandare un messaggio vocale al babbo, sui compiti di Tecnologia che tanto tu non li sai fare, e allora poi gliene ho mandato un altro per chiedergli scusa di averglielo mandato. Ma è successa una cosa strana, e te la dico perché è quasi Natale e se Babbo Natale non esiste, esisti tu: oggi non è stato così orribile, senza telefono. In bagno ho letto un fumetto. Sul divano ho guardato un cartone. In cucina ho mangiato la pasta al ragù. In camera mia ho combattuto con il cane e ho vinto. Poi sono uscito a comprare una squadra per Tecnologia, poi ho disturbato mia sorella e alla fine lei mi ha urlato che sono pazzo, ma mi ha fatto tutti i compiti di inglese. L’ho sentita che ti diceva a bassa voce: non so come fate con un figlio così, è molto impegnativo. L’ho sentita forse perché non stavo giocando con il telefono. Così le ho urlato che è pazza. Ho anche capito come si scrive “have”, e anche “home”, e ho scoperto che vuole dire: casa. Quindi ti aspetto a home. Ridammi il mio telefono, ma non subito.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.