In Spagna ci pensano due volte prima di riaprire: la politica della cautela

Eugenio Cau

Il governo di Pedro Sánchez ha messo a punto una riapertura differenziata provincia per provincia, con step successivi che vengono decisi sulla base delle condizioni: “Non ha senso giocarsi tutto per qualche settimana in più”

Milano. L’Italia e la Spagna sono sempre andate di pari passo in questi mesi di emergenza coronavirus, la prima un po’ più avanti e la seconda leggermente più indietro. Le curve dei contagi sono simili, quasi sovrapponibili, con quella dell’Italia leggermente peggiore. Le crisi negli ospedali sono state simili, le scene terrificanti di disperazione a marzo e aprile le abbiamo viste a Milano come a Madrid, e anche il calendario della quarantena è stato molto simile. L’Italia è entrata in lockdown a inizio marzo e la Spagna l’ha seguita una settimana dopo. Tante somiglianze, alcune politiche e altre epidemiologiche, avevano fatto perfino parlare di un’“ipotesi mediterranea”, che metteva assieme dinamiche sociali (noi latini ci baciamo e ci abbracciamo, mica come i tedeschi) e impreparazione.

  

 

Ma adesso che si comincia a parlare di riaprire, le strade dei due paesi hanno cominciato a divergere, e di molto. All’Italia è venuta fretta di riprendere la sua vita, e nel giro di pochi giorni ha riaperto quasi tutto e dappertutto. Dalla Basilicata alla Lombardia, gli italiani possono tornare a prendere il caffè al bar e a tagliarsi i capelli, e presto, il 3 giugno, potranno riabbracciare amici e parenti che vivono in altre regioni.

  

In Spagna al contrario il governo ha optato per la cautela massima, e il principale sostenitore di una riapertura graduale e molto circospetta è proprio il presidente del governo, Pedro Sánchez, che sta combattendo in questi giorni con i suoi ministri con portafogli economici che vorrebbero accelerare. La Spagna ha messo a punto una riapertura differenziata provincia per provincia, con step successivi che vengono decisi sulla base delle condizioni, e questo significa che mentre la gran parte del territorio ha cominciato nelle scorse settimane a godere di una libertà relativa, comunque minore di quella italiana, altre province invece sono ancora alla “fase 0”, che significa lockdown quasi completo. Sono molti altri gli elementi che indicano che la cautela spagnola è eccezionalmente più elevata di quella italiana. Per esempio il governo non intende consentire gli spostamenti da provincia in provincia prima di luglio. E mentre l’Italia intende aprire le sue spiagge ai turisti europei già il 3 giugno, e vuole farli entrare senza quarantene preventive, in Spagna questa ipotesi non viene nemmeno presa in considerazione, tanto che non c’è ancora nemmeno una data per la riapertura dei confini.

   

Ieri il País ha pubblicato un articolo in cui, usando fonti governative, spiega le ragioni della cautela spagnola. Il settore turistico, per esempio, è importante per la Spagna tanto quanto lo è per l’Italia, ma mentre il governo italiano punta a normalizzare il più possibile la stagione, quello spagnolo ha già deciso che niente potrà essere come prima, e che quindi l’estate comincerà più tardi e sarà concentrata sul turismo domestico. La ragione, spiegano le fonti del País, è che un’eventuale ricaduta distruggerebbe definitivamente l’immagine internazionale della Spagna, e dunque meglio non rischiare: “Non ha senso giocarsi tutto per qualche settimana in più”, dice un membro del governo al giornale spagnolo. Il País riporta anche una frase di Sánchez in persona, riferita da fonti anonime, che critica la fretta del governo italiano: “L’Italia sta andando troppo rapidamente con la riapertura. Speriamo che gli vada bene, ma stanno rischiando molto”, avrebbe detto il primo ministro spagnolo.

   

L’eccezione mediterranea per ora sembra tenere in tutte le metriche: il numero dei contagi decresce più o meno alla stessa velocità tra Italia e Spagna, così come il famoso R0 è simile. Ma i due paesi si preparano ad adottare politiche molto diverse per entrare nel new normal. Come dice Sánchez, speriamo che ci vada bene.

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  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.