L'Ue cerca di salvare le vacanze, sempre che qualcuno voglia farle

Micol Flammini

La proposta di un passaporto anti Covid e quella di corridoi di turisti tra nazioni. Cosa conviene all’Italia per l’estate?

Roma. Il turismo costituisce il 10 per cento del prodotto interno lordo di tutta l’Unione europea e, secondo l’Ocse, quest’anno il settore potrebbe subire un calo del 70 per cento. Anche Thierry Breton, commissario Ue per il Mercato interno, nella riunione con i ministri del Turismo lunedì ha ripetuto che occorre muoversi, investire, trovare una soluzione in fretta perché, nella peggiore delle ipotesi, quest’anno il settore potrebbe perdere 400 miliardi di euro. Non che, soprattutto i paesi del sud, non lo sapessero. La Grecia, che durante l’emergenza sanitaria ha ritrovato una sua unità nazionale e anche una sua fiducia nelle istituzioni, lo dice da tempo: il turismo per Atene pesa tra il 22 e il 26 per cento del pil. Quindi, hanno convenuto tutti insieme i ministri europei, bisogna prendere una decisione in 27 e farlo insieme all’Ue per evitare che ogni paese agisca a modo suo. Gli stati sono quindi pronti a lasciar decidere Bruxelles, ne discuterà anche la Commissione il sei maggio e dovrà capire e decidere quali saranno le linee guida migliori, quelle più sicure. Tutti i paesi sono d’accordo e vogliono che sia l’Ue a decidere, tanto che sembra quasi di intravedere i lineamenti di una nuova Europa: tutti sono disposti a cedere la loro sovranità in materia di gestione del turismo. Fa ben sperare, ma mentre i paesi si preparano a rilassare i loro confini – anche l’Austria, che è stata tra i primi a sospendere Schengen, adesso ha una gran voglia di vacanze – le opzioni sul tavolo sono due e una delle due potrebbe non essere la migliore per l’Italia.

 

 

La Grecia, che ieri ha annunciato i suoi piani di riapertura in tre fasi, ha chiesto un passaporto anti Covid, un “passaporto sanitario”, come ha detto in un’intervista al quotidiano belga Le Soir il ministro Vassilis Kikilias, che regoli gli spostamenti secondo una struttura comune. Il passaporto andrà rilasciato ai vacanzieri prima di salire in aereo, treno, nave. Ma per il momento non si sa secondo quali criteri il documento potrebbe essere rilasciato. Qualcuno ha parlato di una misurazione della temperatura alle frontiere, o dopo il tampone. Sarà complicato, bisognerà abituarsi a spostamenti più lenti e sorvegliati, dovranno esserci protocolli condivisi non soltanto per i trasporti, ma anche per gli alberghi e i ristoranti. In una dichiarazione congiunta Italia, Grecia, Francia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta hanno chiesto a Bruxelles di presentare un piano che serva sia a rinvigorire l’industria del turismo sia a gestire il sistema dei viaggi e dell’ospitalità: un’estate caotica non conviene a nessuno.

 

 

Malta ha prospettato una seconda opzione, alla quale altri paesi pare stiano già lavorando con dei canali secondari. Il ministro del Turismo di Malta, Julia Farrugia Portelli, ha detto che bisognerebbe considerare anche la creazione di “corridoi tra regioni e paesi”, patti tra stati che creino un movimento controllato di persone. Tra Repubblica ceca, Austria e Croazia delle trattative di questo genere sarebbero già in corso e anche Malta, con i suoi 458 casi e 8 morti durante l’epidemia, sa di poter essere molto competitiva. Questo scenario fatto di accordi bilaterali rischia di creare dei viaggiatori privilegiati, come scrive Le Soir, e per l’Italia sarebbe svantaggioso: i viaggiatori tenderanno a chiedere accordi con posti meno cari e che sulla mappa del coronavirus appaiono meno segnati.

 

 

Rimane un dubbio che però incastra ogni progetto vacanziero. Rimangono le immagini dei negozi tedeschi vuoti all’apertura, i sondaggi che dicono che le persone non sono ancora pronte alla “normalità”, in un sondaggio di YouGov nel Regno Unito emerge che soltanto il 9 per cento dei britannici vuole tornare alla vita di un tempo. I tedeschi, che in Europa sono tra coloro che viaggiano di più, secondo il Figaro hanno già incominciato a fare piani alternativi, senza pensare alla riapertura delle frontiere. Hanno già pronto il piano F, il piano famiglia, scrive il quotidiano francese, alla ricerca di nuove località da scoprire in Germania.

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