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Il Likud senza Bibi perderebbe seggi, ma forse darebbe a Israele un governo

Un sondaggio (molto ipotetico) e i dilemmi di un partito che vorrebbe riformarsi ma non sa né come farlo né come dirlo

30 Novembre 2019 alle 06:00

Il Likud senza Bibi perderebbe seggi, ma forse darebbe a Israele un governo

Manifestanti a supporto del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (foto LaPresse)

Roma. Del Likud senza Benjamin Netanyahu potrebbe rimanere qualcosa, ma non molto. Non tutto, di certo. Il premier ha aperto alla possibilità di tenere delle primarie all’interno del partito, timidamente qualcuno si è fatto avanti, spiegando che forse, dopo dieci anni, è arrivato il momento di cambiare. Il futuro del governo israeliano sembra così rimanere appeso alla figura del primo ministro incriminato la scorsa settimana che potrà rimanere in carica fino a quando non sarà incriminato in via definitiva. Nel frattempo all’interno del partito, in una Knesset che fatica a trovare un candidato che piaccia a molti se non a tutti, a cui affidare l’incarico per formare un governo, ci si inizia a contare. mancano dieci giorni, c’è chi spera ancora che il favore di almeno sessanta deputati riesca a convergere su qualcuno, si fanno prove di strane geometrie, altri invece sperano ancora che Likud e Blu e bianco si accordino finalmente per un governo di unità nazionale, il prima possibile. Ma questi sono i desideri dei partiti minori, di chi vuole evitare un terzo voto, per cui già esiste una data: il 20 marzo. Chiedono di unirsi per la sicurezza, con l’Iran sempre più minaccioso e il jihad islamico pericoloso il senso di instabilità e di accerchiamento cresce, ma per i principali sfidanti non c’è rischio, la macchina della sicurezza riesce ad andare avanti da sola, anche senza un governo. Le convergenze sono molte tra il Likud e Blu e bianco, ma rimane lui, Benjamin Netanyahu, a rendere questa unione impossibile. Lo sanno tutti, lo sa anche il partito del premier che inizia a mostrare più di una spaccatura. Sono mormorii sommessi, ma esistono e nella Knesset si sentono, tradire Netanyahu non si può, bisogna sfidarlo apertamente, ma spetta a lui dichiarare la sfida aperta. Intanto iniziano le previsioni e i giochi, se ci sei tu non ci sono io, se tradisci tu, non tradisco io. Malumore e disamore ci sono, ma non soltanto tra i deputati, anche tra gli elettori e il primo problema, in un Likud senza Bibi, è proprio quello dei voti. Un sondaggio condotto da Channel 12 mostra quali risultati produrrebbe una terza elezione. Se Benjamin Netanyahu fosse ancora il candidato del partito, il Likud guadagnerebbe un seggio in più, da 32 a 33. Blu e bianco di Benny Gantz passerebbe da 33 a 34. Il terzo partito si confermerebbe la Lista comune dei partiti arabi. E poi partiti di varia grandezza, orbitanti attorno ai due maggiori, Likud e Blu e bianco, sempre l’uno contro l’altro. Nemmeno una terza elezione permetterebbe di risolvere la situazione, visto che le alleanze rimarrebbero uguali, distante dal numero magico, 61, che garantisce la maggioranza.

 

Channel 12 ha poi realizzato un secondo sondaggio con un ipotetico Likud senza Benjamin Netanyahu, il risultato cambierebbe e a rimetterci sarebbe il partito del premier che da 33 seggi arriverebbe invece ad averne 26. Blu e bianco crescerebbe di poco, arriverebbe a 35, e a guadagnare dai voti persi dal Likud sarebbero Shas e Nuova destra. Nulla però impedirebbe a Benny Gantz e a Gideon Sa’ar, nuovo ipotetico leader del Likud, di formare un governo di unità nazionale che avrebbe il numero necessario per esistere da solo, 61. A questi potrebbero aggiungersi i seggi di Ysrael Beytenu di Avigdor Lieberman e anche Nuova destra e il partito Labour-Gesher. L’esecutivo starebbe in piedi, senza ostacoli, senza Netanyahu. Ma per il Likud si chiuderebbe una fase storica e si troverebbe a dover rispondere a una domanda che può generare ancora più fratture: senza Bibi, cos’è questo nuovo partito?

Micol Flammini

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