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Perché Nancy Pelosi ha cambiato idea sull'impeachment

Se persino lei, la “sottile linea blu” a difesa dei moderati democratici, decide che ne ha avuto abbastanza, vuol dire che questa volta il sopruso presidenziale è davvero grave

25 Settembre 2019 alle 18:06

Perché Nancy Pelosi ha cambiato idea sull'impeachment

Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti (foto laPresse)

Milano. Nancy Pelosi ha cambiato idea, lei che diceva che l’impeachment “divide il paese e non ne vale la pena”, lei che rappresenta quella che a Washington chiamano la “sottile linea blu” che demarca e protegge i moderati del Partito democratico dagli scossoni verso sinistra, lei che sostiene che la responsabilità di un politico “è fare le cose, non soltanto sostenerle, è avere una soluzione non soltanto ingaggiare battaglie su Twitter”, lei, la speaker del Congresso americano, ha dato il via all’inchiesta per l’impeachment di Donald Trump.

 

Che cosa è cambiato in questi ultimi giorni? La decisione è stata presa lunedì sera, quando la Pelosi ha detto ad alcuni collaboratori: “L’impeachment è ormai inevitabile” e nella giornata di martedì la speaker ha preparato l’annuncio, lasciando intendere il suo cambiamento, delineando il campo di battaglia – le pressioni a leader stranieri per obiettivi elettorali riguardano un tema cui gli americani sono sensibili: la sicurezza nazionale – e facendo cuocere a puntino Trump, impegnato e quindi distratto alle Nazioni Unite, che ha tuittato tutto in maiuscolo “presidential harassment!” – il vittimista in chief. I democratici ancora non ci credevano che la Pelosi si fosse davvero mossa verso quel territorio incerto che è l’impeachment, dopo aver resistito tanto, dopo aver soprattutto posto tre condizioni precise a un’azione tanto radicale: primo, fatti chiari e abbastanza inequivocabili per formulare l’accusa; secondo, un generale consenso dell’opinione pubblica; terzo, la possibilità di coinvolgere i repubblicani al Senato, per allargare il sostegno alla messa in stato d’accusa al di fuori del perimetro democratico. John Cassidy sul New Yorker dice che per ora soltanto la prima condizione è in parte soddisfatta (anche se alcuni democratici si lamentano: ci dicono di stare “on message”, però datecelo, questo “message”), ma la Pelosi “non aveva molta scelta: 173 dei 235 membri del Congresso spingevano per l’impeachment”, il numero è raddoppiato da luglio ad adesso, e anche i pesi massimi, in particolare la star del momento Elizabeth Warren, si sono espressi in modo esplicito a favore della messa in stato d’accusa di Trump. La sottile linea blu non era più sufficiente, insomma, e la Pelosi ha cambiato posizione, contando su un semplice fatto: se persino lei che è stata ampiamente criticata dai suoi stessi parlamentari per il suo approccio cosiddetto soft nei confronti di Trump; se persino lei che sulla base di un calcolo realistico – l’impeachment ci si ritorce contro – ha ingaggiato lotte invero poco edificanti con la “squad”, la squadra delle deputate radicali capitanata da Alexandria Ocasio-Cortez; se persino lei decide che ne ha avuto abbastanza, vuol dire che questa volta il sopruso presidenziale è davvero grave.

 

Il sollievo di gran parte dei parlamentari democratici è palpabile, raccontano i cronisti, e il partito finalmente compatto è una novità accolta con grande entusiasmo anche dai più sospettosi che si sono messi a scartabellare sui casi d’impeachment del passato e ricordano che anche agli albori dello scandalo che ha travolto Richard Nixon – l’impeachment di successo, quello da emulare – non c’era sostegno nel paese per la messa in stato d’accusa del presidente, ma che di fronte ai fatti i sentimenti popolari cambiarono rapidamente. In questa nostra stagione impermeabile ai fatti è più difficile immaginare un’evoluzione simile, tanto più che c’è un precedente recentissimo che pesa come un macigno sulle aspettative dei democratici: il colpo fallito del Russiagate. I commentatori stanno mettendo in fila tutte le criticità, che vanno dall’assenza di consenso all’assenza – più pesante – di uno spirito bipartisan: lo si sente già il coro di chi sostiene che con questa manovra estrema il Partito democratico si è giocato la possibilità di spodestare Trump nel 2020. La Pelosi è la più sensibile a questo coro: era la più reticente, non perché non fosse convinta delle accuse a Trump – “Non voglio un impeachment, voglio vedere il presidente in prigione”, aveva detto all’inizio dell’anno – ma non considerava questa strategia quella vincente. Starà quindi a lei ora, mentre l’inchiesta prende forma, maneggiare la ritrovata unità del partito e allo stesso tempo disinnescare le ritorsioni del presidente e dei suoi sostenitori. Al suo attivo la Pelosi ha già dei risultati: è considerata una delle poche che riesce a tenere a bada Trump. Un esempio per tutti. Il presidente aveva trovato un nomignolo anche per la Pelosi, come fa con tutti i suoi avversari: era “Nervous Nancy”. Ma non ha attecchito, perché , come ha scritto sul New York Times Maureen Dowd, perfida e precisa narratrice della politica e in particolare delle leadership femminili, “Nancy è tutto tranne che nervosa”, è brava nel trollare il presidente e, le donne di tutto il mondo prendano nota, la Pelosi “è femminile, sempre circondata da figli e nipoti, ma sembra spensieratamente libera dall’insicurezza legata al suo gender”.

Paola Peduzzi

Paola Peduzzi

Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    25 Settembre 2019 - 22:26

    I dem americani fanno casino per detronizzare Trump capeggiati dalla tosta Nancy Pelosi, ma è tempo perso solo propaganda pro domo sua e dei suoi accoliti,ma la presidenza Trump ,nonostante i sinistri di tutto il mondo molto imbizzarriti gli italici, è solida tanto da farmi presagire che The Donald sarà rieletto. Sono molto anziano e ho sempre seguito la politica di casa nostra e quella internazionale e mi sembra che i sinistri abbiano come nemesi essere sempre perdenti.In Italia con il Pd al traballante 20% e Leu( &C) che sogna i piani quinquennali di Stalin la sinistra come fu dimostrato nel pressocchè referendum del 1948 è sempre costantemente minoritaria e implacabilmente la strizza degli italiani per politiche di decrescita felice -come ora stanno predicando i 5s - le nega e le negherà sempre la maggioranza . Un particolare augurio al rivoluzionario Fratoianni.

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  • luigi.desa

    25 Settembre 2019 - 19:46

    Io sono convinto che il caravanserraglio contro Trump gli farà vincere una nuova presidenza. I suoi nemici abbaiano solo alla luna e alla massa degli elettori non frega nulla di tante disquisizioni giuridico-politiche. Trump sarà rieletto. Good luck a The Donald.

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    • branzanti

      26 Settembre 2019 - 09:28

      Gentilissimo mi permetta di dire che alla fanatica ed analfabeta base trumpiana, Lei ha ragione, le disquisizioni giuridiche non importano nulla, sono fiducioso su parte della massa di elettori, più istruita e rispettosa dello stato di diritto. Altrimenti gli argini vengono definitivamente rotti e tutto diventa lecito. Ed allora perché esecrare (ineccepibilmente e giustamente) Maduro e lasciar fare Trump? Entrambi assumono comportamenti criminali ed usano una posizione di potere per fare ciò che gli aggrada. Se lasciamo correre dov'è la differenza? Si, dal punto di vista umano Trump è peggio.

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  • branzanti

    25 Settembre 2019 - 19:04

    Ha ragione Peduzzi la linea blu è stata varcata, la trascrizione del colloquio telefonico fa emergere un comportamento da guappo estorsore di fine 800. I dem. non possono che avviare la procedura di impeachment, pur sapendo che difficilmente i repubblicani al senato avranno il coraggio di rimuovere il loro guappo, ma ne pagheranno inevitabilmente un prezzo. E pur sapendo che la base trumpista, al cui interno sono presenti le componenti più violente, fanatiche ed armate della società (compresi militari e poliziotti) potrebbero provocare scontri e sparatorie, anche su sollecitazione, più o meno esplicita, dello stesso Trump. Certo potrei recuperare simpatia per gli Usa se l'impeachment fosse approvato in senato, Trump fosse rimosso, arrestato, condannato ed abbigliato in tinta con la chioma. Potrei davvero ridiventare filoamericano.

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    • luigi.desa

      26 Settembre 2019 - 12:55

      Vero Trump appartiene alla categoria dei capi di governo e presidenti alla Mao Stalin Polpot Forse a scavare ha ammazzato qualcuno o ha dato incarico. Ha fatto arretrare la civiltà americana all'800 al West quando non c'era la legge . Sono sicuro che gira nella sua Trump-tower travestito da cow-boy con il cinturone e le rivoltellone .come certi personaggi dei cartoons . Li americani sono proprio scemi anche se sono la più grande potenza mondiale ,questo aggrava il peccato.E' incredibile un ossimoro la più grande potenza comandata da uno scemo. Però confesso vorrei essere un cretinotto anche peggio ( almeno cosi molta informazione italiana lo descrive) di Trump ed essere il presidente degli Stati Uniti che non scrivere sia pure su un quotidiano nazionale o berciare da un canale televisivo .

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      • branzanti

        26 Settembre 2019 - 13:31

        Gentilissimo gli Usa sono andati sulla luna ed hanno creato internet, ma antropologicamente sono rimasti al west ed a quella mentalità e continuano a bersi la propaganda su quanto sia bello un paese che non da loro NULLA. Le conquiste però ci sono state e sono dovute alla presenza, quasi incredibile all'interno di uno sconfortante deserto umano, di una straordinaria minoranza di scienziati ed intellettuali, una classe nei cui confronti io, da posizioni critiche sul paese, mantengo assoluto apprezzamento. In questo senso gli Usa attuali paiono la copia della Russia zarista che, in un contesto autoritario con una popolazione sottosviluppata, vide le opere di Cechov, Tolstoj, Dostoevskij, Chaikovski, Mussorski, Gogol. Guarda caso Trump (e la sua neandarthaliana base) odia visceralmente quella minoranza culturale. Infine rispetto il suo giudizio, ma con Trump non farei cambio per nessuna ragione.

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  • Skybolt

    25 Settembre 2019 - 18:38

    Suvvia gentilissima, e se invece avesse visto i sondaggi e capito che si mette malissimo per i DEM l'anno prossimo? Almeno l'ipotesi la farei, no?

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