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Arrestare il flusso trumpiano

Il tradimento costituzionale è di fronte agli occhi. Ma non sarà semplice mostrarlo. Tutto sarà complicato non dalle procedure del diritto ma da una supergaranzia: l’uso comunicativo e ultra politico dei fatti e delle interpretazioni che li cancellano

26 Settembre 2019 alle 06:22

Arrestare il flusso trumpiano

Donald Trump (foto LaPresse)

Fermarsi, questo è il problema. Il nostro mondo linguistico è anche il nostro mondo politico e morale. Il flusso di parole e concetti, che sono la via quasi esclusiva per definire le cose, afferrarle, valutarle o giudicarle, è così vorticoso, prende vie così sghembe, maligne, tortuose, che bisogna arrestarlo, appunto fermandosi. Se esistono i social, tutto è possibile: questo equivale a rovescio al karamazoviano “se non c’è Dio, tutto è possibile”. La storia di Trump è esemplare. Tutti sanno che la sua campagna elettorale ha trescato con Putin, e viceversa. La catena degli indizi che lo riguardano personalmente, per non parlare del suo staff e della sua famiglia, è ferrea. Ma la ricerca della pistola fumante, che derivò altrettanto da uno scrupolo costituzionale e garantista quanto dal flusso informativo impazzito dei nostri tempi, di cui Trump è una fonte inesauribile e deformante della realtà, ha portato a un’indagine Mueller accurata, lunga, esaustiva e dal risultato brodoso, se non grottesco. Un sitting president non si può incriminare, si è concluso, e si è discusso per due anni se aveva ostacolato la giustizia o no, senza giungere a conclusione né di condanna né assolutoria, quando tutti sapevano, ma travolti dal flusso dimenticavano, che aveva licenziato il capo dell’Fbi senz’altri motivi che la buggeratura della giustizia e sbandierava la caccia alle streghe contro Mueller, inserendolo nel casino verboso dei tweet ma senza esonerarlo per mera prudenza politica. Si può dire che non ha ostacolato la giustizia solo se non ci si ferma, con una realistica e argomentata messa a fuoco, sull’effettivo contorno dei suoi atti e sulla loro sostanza, sulle sue stesse parole di infantile ammissione di colpa, ciò che è reso difficile dal caos organizzato della comunicazione politica contemporanea. Tutto è possibile, e quel che si vede a occhio nudo è sempre più opaco, basta una scarica di tweet per offuscarlo.

 

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Lo stesso ora. Il Congresso discuterà settimane e settimane della trascrizione della telefonata con Volodymyr Zelensky, nel corso della quale, se solo si fermino occhio e udito per un momento, il presidente ha detto al capo di uno stato estero: tu mi fotti il mio rivale, collaborando con il mio avvocato personale, e io ti sblocco i finanziamenti militari per contrastare l’espansionismo di Putin nel Donbass. Se eviti il dettaglio a flusso e fermi la lettura sull’essenza della questione, ecco che sai come stanno le cose, ecco squadernato il carattere proprio del tradimento costituzionale da impeachment. Ma non sarà così. Tutto sarà complicato e offuscato non dalle procedure di diritto, che sono comunque garantiste per il sospetto traditore, ma dalla supergaranzia: l’uso comunicativo e politico, intrinsecamente politico, dei fatti e delle interpretazioni che li cancellano. Trump, che sapeva dell’imminente leak ai giornali del testo procurato da un uomo dei servizi che lo voleva denunciare al Congresso, secondo la legge, per il misfatto, ha bluffato spudoratamente e via Twitter ha annunciato che lui per primo avrebbe reso nota la telefonata, innocente a suo dire: e non importa che il testo non sia evidentemente innocente, ma sicuramente colpevole, conta inserirla nel flusso delle argomentazioni e controargomentazioni che supera ogni orizzonte comune di realtà, ogni capacità di dedurre le cose dalla base di senso comune che una volta apparteneva al mondo della comunicazione umana, quando non tutto era possibile.

 

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Se non vi fermate, se non inchiodate anima e ragione alla considerazione calma e riflessiva della cosa in sé, finirete per dare ragione al capzioso e brillante John Yoo, il giurista bushiano e cheneyano che sul New York Times fa appello a fermare l’indagine per impeachment in nome del privilegio dell’esecutivo: se vuoi una politica estera e di guerra e sicurezza fatta come vuole la Costituzione, “da una sola mano” (Alexander Hamilton), non puoi sindacare le telefonate del presidente ai capi di stati esteri. Yoo ha reso servizi machiavellici alla ragion di stato americana e mondiale, dopo l’11 settembre, di enorme importanza, legittimando con l’etica della responsabilità (decidi quel che devi fare in base alle conseguenze dei tuoi atti) la reazione inevitabile al terrorismo jihadista dispiegato. Ma qui, nella globosfera social e intercomunicativa impazzita, il machiavellismo e il weberismo giuridico si traducono così: se il presidente fa pace o guerra in base alla difesa del suo campo da golf, e magari per dare la mazza in testa al suo rivale elettorale, sei tenuto a lasciarglielo fare. Procedi oltre, non fermarti alla sostanza, tutto è forma e interpretazione.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • albertoxmura

    26 Settembre 2019 - 15:45

    Occorre scavare su Biden jr, perché è strano che in Ucraina assumano proprio il figlio del vicepresidente degli Stati Uniti. Inoltre la sua esagerata retribuzione fa pensare che sia stato assunto perché figlio del vicepresidente e non per le sue competenze. È stato assunto da una società coinvolta in un giro di corruzione, il procuratore è stato licenziato e da allora tutto è stato messo a tacere. C'è n'è abbastanza per pretendere un chiarimento, e bene ha fatto Trump a sollecitarlo. Quanto alla richiesta di impeachment, essa era stata decisa prima ancora che Trump giurasse, perché i dem, in America come in Italia, sono convinti che quando non vincono loro c'è dietro un imbroglio a cui si deve porre rimedio con qualche manovra di Palazzo.

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    • Ferny55

      26 Settembre 2019 - 17:08

      Questa storia del figlio di Biden è all'interno di un'indagine ufficiale del Dipartimento di Giustizia americano sulle origini del Russiagate e sulle possibili interferenze ucraine nelle elezioni presidenziali del 2016. Non hanno nulla a che vedere con le elezioni del 2020. Inoltre, tra USA e Ucraina esiste un trattato bilaterale di reciproca assistenza sulla corruzione e sul riciclaggio internazionale di denaro, sottoscritto da Bill Clinton. Il nuovo governo ucraino sta cercando di recuperare 2 miliardi di dollari provenienti dal FMI sottratti da alcuni oligarchi del vecchio regime e riciclati in Occidente, USA compresi.

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  • Giovanni Attinà

    26 Settembre 2019 - 12:39

    Se fossi stato cittadino Usa non avrei votato né per Trump e nemmeno per la signora Clinton. La questione dell'impeachment viene enfatizzata, anche su certa stampa italica, a dismisura. In realtà poi finirà in una bolla di sapone. Del resto anche la vicenda di Nixon non è che fosse di gravità per il modo di pensare italiano: spiare i partiti avversari non è un delitto, a mio parere. Tra l'altro ricordo che il grande Enzo Bettiza, in un editoriale su"Il Giorrnale", aveva messo in evidenza i fatti che non avrebbero dovuto portare al defenestramento di Nixon, con il paffio della carica al vice Ford. In ogni caso penso che il presidente Trump dovrebbe darsi una calmata, anche se lui pensa così di sbaragliare i democratici con queste polemiche.

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  • luigi.desa

    26 Settembre 2019 - 12:37

    Se non esistessero i cattivi ,in questo caso l'omo nero, come camperebbero i buoni savonaroliani? La prosa del nostro Fondatore è sempre gagliarda ma invecchiando da elefantino furioso si è fatto vecchio brontolone. Ciao Giuliano .

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  • branzanti

    26 Settembre 2019 - 12:36

    Ineccepibile Ferrara nella sua narrazione di una realtà sconcertante. C'è un solo aspetto consolatorio ed che questa vicenda, come l'intera presidenza Trump, hanno reso irreversibile il percorso di decadenza degli Usa, una decadenza morale che porta con se anche la decadenza economica (la prossima recessione la renderà drammatica) e politica. La leadership degli Usa è ormai al termine, un approdo naturale ed inevitabile per un paese ridotto ad offrire spettacoli così pietosi. Del resto il parere del "giurista" Yoo, già consulente di Cheney (aiuto), è una totale negazione dello stato di diritto (forse della Magna Charta, certamente del Bill of Rights) e mostra il livello di aberrazione e.di deriva autoritaria in cui sono piombati gli Usa.

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