Trump sfrutta l'impeachment per compattare la sua base e raccogliere fondi

Daniele Raineri

I collaboratori del presidente e le tv del trumpismo temono che questa volta non basterà il “format Mueller”

Roma. Il presidente Donald Trump giovedì ha impugnato un giornale davanti agli invitati di una raccolta fondi e ha detto che la richiesta di impeachment da parte dei democratici è la miglior cosa mai accaduta al Partito repubblicano. Questa settimana ha presenziato a due appuntamenti elettorali a New York, prima una cena e poi una colazione per raccogliere fondi in vista delle presidenziali 2020, e ha raccolto otto milioni di dollari. Lo staff della sua campagna continua a sollecitare i sostenitori a resistere all’offensiva lanciata da Nancy Pelosi “per colpire il presidente” e a mandare mail per chiedere donazioni. Nel momento in cui l’attenzione del pubblico è massima, perché da tre giorni negli Stati Uniti non si parla che del caso Ucraina e dell’impeachment, il comitato che si occupa della rielezione di Trump ha deciso di capitalizzare la situazione e di sfruttare l’effetto assedio per aumentare le contribuzioni volontarie – che in ogni campagna elettorale possono fare la differenza. Inoltre alcuni esperti sentiti da Politico dicono che l’impeachment è la fine di Joe Biden come candidato, perché l’ex vicepresidente dovrà passare molto tempo a difendersi dalle accuse del campo trumpiano – anche se per ora sono basate sul nulla. Ma in questi casi vale la regola “infanga, infanga, qualcosa resterà”. Quando Biden riuscirà a dimostrare che non c’è nulla da cui deve difendersi, potrebbe trovarsi in seconda posizione o anche più in basso dietro alla candidata Elizabeth Warren. “E tutti i trumpiani con un po’ di sale in zucca preferiscono la Warren a Biden come nemico da battere”. In breve: il clan del presidente vuole che questa storia sia raccontata come l’ennesimo attacco vano da parte dei democratici e dei media asserviti, che vorrebbero spodestare il loro arcinemico ma non ci riescono con la politica, e vorrebbero tramutarla in una chiamata a raccolta per gli elettori repubblicani. “IT WAS A PERFECT CONVERSATION WITH UKRAINE PRESIDENT!”, ha twittato venerdì lui.  

 

 

Se Trump reagisce in pubblico con questo misto di noncuranza e di aggressività, lo stesso che gli ha permesso di uscire indenne dai due anni di indagini del procuratore speciale Mueller e da altri scandali che al confronto sembrano minori ma avrebbero azzoppato qualsiasi altro presidente – vedi per esempio le bugie sulla sua relazione con la pornoattrice Stormy Daniels – in privato non è così sicuro. Durante l’inchiesta Mueller, Trump diceva ai suoi aiutanti di preferire di gran lunga un impeachment allo stillicidio di informazioni, ora invece sarebbe rimasto molto spiazzato dalla rapidità della Pelosi, che ha chiesto l’impeachment nel giro di pochi giorni dall’esplosione del caso sui giornali. Molti che in teoria fanno parte del suo campo sono assai meno sicuri che tutto andrà bene. Negli studi di Fox, l’emittente che ispira Trump ed è ispirata da Trump in una spirale all’apparenza robustissima, si litiga fra conduttori perché l’esperto legale della rete ha ammesso in diretta che Trump “ha commesso un crimine”. Secondo un articolo di Vanity Fair, il proprietario della rete Lachlan Murdoch comincia a parlare con i manager dell’argomento “cosa facciamo nel dopo Trump?”. Venerdì un sondaggio di YouGov diceva che c’è un trenta per cento di elettori repubblicani che approva l’impeachment e quindi esiste una crepa nella base che di solito sta con il presidente. E si tratta di una crepa grossa. Se i senatori repubblicani cominciassero ad avere sentore che gli elettori repubblicani non sono compatti a favore di Trump, potrebbero cominciare a chiedersi cosa converrebbe votare quando, prima o poi, la procedura di impeachment arriverà alla fase finale, quella del voto per rimuovere oppure no il presidente. Il capo dei repubblicani è Mitch McConnell, che in questi anni è riuscito a imporre una disciplina molto stretta al partito, ma in questo caso la capacità del presidente di assorbire qualsiasi colpo con il candore del comportamento irrituale potrebbe essere molto più debole che in passato. Potrebbe non essere sufficiente.

  

  

Il significato di questo impeachment è tutto qui. I democratici non hanno tecnicamente i numeri per portarlo a fondo – mancano appunto i voti al Senato per vincere la decisione finale – ma puntano sul fatto che questa volta la tolleranza americana per l’anomalia Trump verrà meno.

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)