cerca

La voglia giudiziaria

Nancy Pelosi vuole che i dem scelgano la lotta politica e non quella leguleia contro Trump

24 Maggio 2019 alle 06:00

La voglia giudiziaria

La leader dei democratici al Congresso, Nancy Pelosi (LaPresse

Roma. La leader dei democratici al Congresso, Nancy Pelosi, non cede alle richieste di un’ala del partito di avviare la procedura di impeachment contro il presidente americano Donald Trump e a questo punto la sua resistenza fa notizia perché la pressione è decisamente più alta che nei mesi scorsi. Molti dei nuovi deputati arrivati con le elezioni di metà mandato di novembre sono a favore dell’impeachment e tra loro c’è Alexandria Ocasio-Cortez, che in questo periodo ha dimostrato di avere una capacità di mobilitazione impressionante e molto al di là della sua posizione politica. Aoc è diventata una voce del partito che non è possibile ignorare e se dice di volere chiedere l’impeachment contro Trump anche se la linea ufficiale è che i democratici non lo vogliono allora c’è un problema. Due giorni fa il candidato democratico Beto O’Rourke, un altro con una capacità grande di mobilitazione degli elettori, ha detto anche lui di essere a favore dell’impeachment.

 

Gli americani studiano ancora come si fa opposizione al Populista

Gridare “motherfucker!” oppure no? La voglia di impeachment dev’essere gentile e sussurrata. E invece Tlaib

 

Pelosi era riuscita a tenere sotto controllo la richiesta dei più intransigenti, ma in queste settimane Trump ha respinto le indagini della maggioranza democratica al Congresso – che in teoria può obbligarlo a consegnare documenti personali e a rivelare informazioni. E’ un potere che prima delle elezioni di metà mandato i democratici non avevano, ma adesso hanno la maggioranza, presiedono le commissioni e possono aprire inchieste che il presidente teme – per esempio sulle sue tasse. Negli ultimi tre giorni i giudici hanno dato ragione ai democratici, Trump non può fare muro alle richieste della maggioranza democratica, ma è chiaro a tutti che si va verso battaglie legali. Proprio questo atteggiamento di chiusura sta convincendo molti democratici che prima erano contrari a schierarsi a favore dell’impeachment.

  

Attenzione: i democratici non possono vincere l’impeachment perché ci vuole una maggioranza qualificata di due terzi al Senato che non hanno (a meno che un po’ di repubblicani non abbandonino il presidente ed è improbabile). Tuttavia sostengono che l’impeachment darà il via a un’inchiesta che permetterà loro di frugare meglio nei dossier del presidente e che sarà devastante per lui.

 

Il Partito democratico americano si trova di fronte a un dilemma che riguarda un po’ tutte le democrazie. Trova intollerabile la presenza di questo avversario al posto di comando e ha a disposizione due vie per provare a toglierlo di mezzo: quella giudiziaria che è la richiesta di impeachment e quella politica che è il voto del 2020 fra diciassette mesi. Pelosi sostiene che la procedura di impeachment è proprio quello che vuole Trump, perché poi il Senato voterebbe contro e per lui sarebbe una vittoria – come ha detto in un incontro di due giorni fa in cui tentava di persuadere i democratici. L’impeachment sarebbe la battaglia che farebbe molto rumore e che però finirebbe in un nulla di fatto, il tutto mentre il paese dovrebbe essere assorbito dai temi della campagna elettorale. La polarizzazione sarebbe estrema, come è già di fatto. Soprattutto: nessuno cambierebbe idea. Persino la pubblicazione del rapporto Mueller non ha spostato in modo visibile i sondaggi e l’indice di gradimento di Trump con gli americani.

 

Pelosi perde terreno. Ieri ha detto che se non l’impeachment, allora si potrebbe pensare a invocare contro il presidente l’articolo 25 della Costituzione, che riguarda la possibilità di dichiarare un presidente incapace di assolvere il suo compito (per esempio per pazzia).

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

Segui la pagina Facebook

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • branzanti

    25 Maggio 2019 - 00:12

    L'art. 25 sembra pensato apposta per il vecchio bambinone scemo (copyright Sofri). Tuttavia non succederà, purtroppo, quindi contro di lui i democratici devono sapere condurre una campagna che possa combinare aspetti politici, con proposte mirate ad affrontare i terrificanti problemi economici e sociali degli americani (saranno il bambinone ed i suoi soci a dire no), ed azioni giudiziarie senza estremismi, ma senza alcuna concessione o compromesso.

    Report

    Rispondi

Servizi