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L’alleanza di Salvini con Orbán serve solo a Orbán

Perché il premier ungherese è il peggior nemico di Salvini. Parla Carsten Schneider, professore dell’università di Soros

28 Agosto 2018 alle 21:07

L’alleanza di Salvini con Orbán serve solo a Orbán. Parla Schneider

Foto LaPresse

Roma. A chi desidera sapere come sarà l’Italia dopo cinque anni di questo governo, il professor Carsten Schneider della Central european university di Budapest consiglia di guardare all’Ungheria. “Immaginate che il quotidiano Repubblica venga affidato a un amico di Salvini e diventi un organo di propaganda, immaginate che la stessa sorte tocchi a tutti i giornali, le radio e le televisioni”. Mentre ci chiede questo sforzo immaginativo il professore, che insegna Scienze politiche all’Università finanziata da George Soros e odiata dal governo ungherese è nel suo ufficio, nell’ateneo che per ora sta resistendo alle minacce del partito Fidesz.

   

Viktor Orbán, il primo ministro ungherese, vuole che la Central european university, la Ceu, chiuda, eppure è una delle migliori università del paese e riconosciuta a livello internazionale. “Immaginate che il governo italiano cerchi di chiudere la Bocconi o la Luiss solo perché offrono dei servizi migliori. Questo potrà accadere anche all’Italia se continuerà su questa strada”. Questa strada, quella verso il sovranismo, il nazionalismo e le minacce all’Europa, l’Italia l’ha presa ormai da qualche mese e ieri con l’incontro tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il primo ministro ungherese Viktor Orbán, Roma – anzi Milano – non ha lasciato dubbi su chi vuole come alleato. C’è un Europa dentro l’Europa, quella dell’euroscetticismo – che pretende e non ammette sacrifici – e quella dell’europeismo. L’Italia è passata da combattivo rappresentante della seconda a fiera incarnazione della prima. “L’incontro tra i leader non è un pericolo in sé – dice al Foglio il professor Schneider – Ma è il contesto a essere preoccupante, arriva poco tempo prima di un vertice tra Orbán e Putin e il premier ungherese vuole rovesciare il risultato delle elezioni europee del 2019 spingendo la bilancia politica più a destra”.

  

Salvini e Orbán non appartengono alla stessa famiglia politica europea ed è probabile che il premier ungherese, che è all’interno del Ppe, stia cercando nuove alleanze insistendo sul tema dell’immigrazione. “Salvini e Orbán in realtà non hanno interessi concreti in comune e se il ministro dell’Interno italiano rimprovera all’Unione europea di essere poco solidale, allora si sta alleando con la persona meno solidale di tutte all’interno dell’Ue”. In tema di immigrazione l’Ungheria, con il suo rifiuto netto delle quote migranti, è l’ultima a voler rispondere alle richieste di aiuto dell’Italia, ma nonostante Matteo Salvini sappia che Orbán non lo aiuterà mai, lo ammira, lo segue quasi con la stima di un pupillo nei confronti di un maestro. “Salvini da Orbán può imparare a vincere. A livello ideologico, il premier ungherese ha cambiato spesso casacca, ma sa come conquistare la vittoria, sa ad esempio che la battaglia contro l’immigrazione gli porterà voti. Ma i due non vogliono imparare l’uno dall’altro, pensano che invece la loro unione possa portare loro dei vantaggi”, provocando delle rotture all’interno del Parlamento europeo. Se Salvini dice che il primo problema che l’Italia dovrà risolvere è quello dell’accoglienza, non lo risolverà di certo con chi ha varato una legge contro le ong che aiutano gli immigrati in Ungheria. Invece Viktor Orbán qualcosa può ottenere dal leader leghista.

  

L’Italia economicamente conta di più dell’Ungheria nell’Unione europea: “L’Ungheria sa di essere quasi insignificante nel panorama internazionale, l’Italia è una nazione più grande e quindi per l’Unione è anche una minaccia più grande”, spiega Carsten Schneider. Orbán è scaltro, sa che se vuole che le sue idee abbiano un peso all’interno dell’Ue deve portare dalla sua parte una nazione più forte di quelle di Visegrád. “Budapest vuole aumentare la sua influenza fuori dai confini, ad esempio è sempre più presente anche nei Balcani, ma per essere più forte in Europa deve necessariamente attrarre altre nazioni” e mettendo l’Italia dalla sua parte si è aperta enormi possibilità. Più che tra un pupillo e un maestro, il rapporto tra Salvini e Orbán ricorda quindi quello tra burattino e burattinaio, il premier ungherese muove i fili e il vicepremier italiano sembra non accorgersi di flirtare con la persona che meno lo aiuterà a ottenere successi in fatto di immigrazione. “In Ungheria come in Italia, quando si parla di immigrazione, non se ne parla per trovare una soluzione, ma per inserire il tema in agenda e ottenere altri scopi, coprire altri problemi che andrebbero affrontati, come le riforme urgenti”. Insomma, conclude Carlsten Schneider, lottare per l’immigrazione come lo fanno Ungheria e Italia serve solo a un effetto cosmetico. E se Orbán è un piccolo Putin, Salvini è un piccolissimo Orbán.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    30 Agosto 2018 - 19:07

    Cio` che non si dice. Le statistiche o i numeri rivelano he su cento "migranti" solo 7 ossia il 7% e` un rifugiato politico che sfugge da guerre e persecuzioni. Il Problema non sono questi 7 ma il restante 93%. Se non sbaglio Orban che e` stato piu` volte eletto democraticamente e che a Bruxelles e` nel gruppo parlamentare che comprende anche Taiani non ha problemi su questo 7%. Non vuole il restante 93%.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    29 Agosto 2018 - 15:03

    Al direttore - Se crede lo passi a Micol Flammini. A teatro, in attesa che si apra il sipario è tutto un parlare, valutare, criticare, assentire, prevedere, sugli attori e sullo spettacolo che verrà. Il sipario del nostro teatro si aprirà dal 23 a 26 maggio 2019. Il tempo per dire e magari contraddire la nostra non manca. Nel frattempo si affilano le chiacchiere.

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  • dinissag@hotmail.com

    dinissag

    29 Agosto 2018 - 15:03

    da Igino Garbini. Insomma siamo riusciti a far trionfare l'ossimoro della "DEMOCRAZIA ILLIBERALE". Oltre tutto non mi pare di intravedere all'orizzonte alternative. - Il presidente del Partito Liberale in un suo articolo (cfr. Rivoluzione Liberale, "la fine di un'era" ) si offre per un "ruolo di elaborazione e proposta" per la Lega, partito che lui considera "attento ai valori liberali" (???) - Il Partito Radicale celebra l'iscrizione dello stesso con tanto entusiasmo. - Berlusconi continua a far parlare Brunetta e non ostante il debole cambiamento al TG4 non riuscirà mai ad allontanare da Il Giornale i troppi psicopatici che ogni giorno continuano a scrivere nello stile delle peggiori fake news in circolazione. - La sinistra persiste a conformarsi a fallimentari schemi catto-savianiani con poca convinzione. Il vero problema mi pare che sia la mancanza di una controffensiva al dilagante sovranismo del Padan Pensiero.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    28 Agosto 2018 - 23:11

    Si insiste con il problema secondario della redistribuzione, quando il problema primario sono gli sbarchi. Risolto questo si risolverà anche l'altro. e per risolverlo si devono attuare i respingimenti. In questo senso, invece di demonizzarli, bisognerebbe convincere i paesi di Visegrad a collaborare non con navi, che a parte la Polonia non possono avere, ma con fondi (magari parte di quelli europei a loro assegnati). E poi si demonizza Orban, ma che dire di frou-frou Macron che tiene porti e frontiere chiusi? Ma già, a lui tutto è concesso, anche cambiare contratti in essere (vedi Saint Nazaire, altro che togliere le concessioni ad Autostrade). Per ultimo mi permetto di non prendere per oro colato le parole di un esponente di un'università finanziata da Soros, arcinemico di Orban e noto speculatore (qualcuno magari si ricorderà della crisi di lira e sterlina del 1992) e, come direbbe Langone, invasionista

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