Sostenitori del "remain" nel referendum sulla Brexit, a Londra (foto LaPresse)

L'europeismo da solo non basta a tenerci al sicuro dai vecchi mostri

Adriano Sofri

Non scambiare la sovranità del popolo con l’imbecille e meschino sovranismo nazionalista

Perché non si fa, e nemmeno si pensa, qualcosa come i sindaci d’Europa – quelli buoni – con il sindaco di Londra? Che una riscossa all’aria che tira debba venire dall’Europa più che dai suoi singoli paesi qualcuno dà segno di aver capito. L’hanno capito meno i politici e più alcune persone – artisti, intellettuali, cittadini saggi – che non hanno alcuna intenzione di candidarsi a cariche politiche, che mettono nella loro costernazione un personale disinteresse. Dall’Europa non vuol dire dalle sue istituzioni (se fosse, magari!) e non vuol dire “dall’alto”: l’altitudine dell’Europa sul livello del mare è quella media delle sue parti, se non si pensi che qualche sua parte è più europea delle altre. Quanto alla latitudine, bisognerebbe ricordarsi ancora della magnifica mappa disegnata da al Idrisi nel 1154 per Ruggero II, sulla quale non ci raccapezziamo semplicemente perché il suo orientamento è capovolto rispetto a quello nord-sud con cui siamo abituati a guardare l’atlante. “Non esiste motivo, scientifico o di altro tipo, per cui il Nord dovrebbe stare in cima a una mappa”. Dunque l’europeismo non è un affare dal losco alto vendicato dal genuino basso del sovranismo. Solo che l’europeismo da solo non basta a muovere le cose. Non siamo più all’indomani di una tragedia dei “sovranismi”, le follie nazionaliste che fecero sprofondare l’Europa.

 

Siamo al punto di caduta di una versione dell’europeismo che non è bastata a se stessa e ha ceduto a un risveglio dei vecchi mostri. Dunque la mobilitazione europea ha bisogno di contenuti, di esempi, di simboli anche. L’esempio migliore che mi viene in mente riguarda la famigerata Brexit. Niente oggi contraddice l’aria che tira più significativamente del rimpianto e del desiderio, dentro e fuori del Regno Unito, di tornare indietro, di mettere riparo a quel voto, di obiettare al futile capriccio che dichiara irreversibile un errore e una colpa. Se in tutta l’Europa si fosse variamente manifestato in solidarietà con chi nel Regno Unito auspica una ripetizione del referendum, si sarebbe reso davvero comune un sentimento europeo e si sarebbe messo chi, come Corbyn, fu corresponsabilissimo del disastro della Brexit, di fronte al proprio opportunismo. Dire così: “Vi vorremmo in Europa, tornate”, e dirlo in tanti, nelle piazze più belle, tutti quelli che sanno leggere e non scambiano la sovranità del popolo, come sta scritta, con l’imbecille e meschino sovranismo nazionalista. Si può fare ancora, si può disfare ancora.

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