Cavarsela con l'Ilva

Redazione

Riprendere l’acciaieria (con manager validi) prima che Arcelor la spenga

Il governo Conte non ha grandi opportunità per cavarsela in modo dignitoso con la crisi dell’Ilva se non comincerà a riconoscere, in fretta, di avere sbagliato tutto. A una settimana dal disimpegno annunciato da ArcelorMittal la compagnia siderurgica ha comunicato ai sindacati il piano per lo spegnimento degli impianti che saranno completamente fermi entro la metà di gennaio. Mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte propone concorsi di idee ai suoi ministri, i media fanno balenare ipotesi di cordate alternative, il Movimento 5 stelle non ha la minima intenzione di ripristinare le tutele legali per un qualsiasi gestore degli impianti, l’Ilva si sta insomma gradualmente spegnendo e non c’è intenzione da parte del governo di gestire la situazione. 

 

Al momento non ci sono molte alternative per evitare il blocco del siderurgico e la conseguente e certa crisi dell’indotto composto da 150 imprese con 6 mila dipendenti (poco più della metà di quelli diretti del siderurgico che sono 10 mila, ma che almeno al momento vengono pagati). L’unica alternativa, si diceva, invece che minacciare ulteriormente Mittal con velleitari “ci vediamo in tribunale” è quella di riprendere immediatamente la gestione degli impianti con la struttura commissariale. Il governo non sembra intenzionato a farlo in tempi brevi. Dovrebbe avvenire comunque a certe condizioni però. I commissari non sono siderurgici e non si intendono di impianti colossali come l’Ilva. E’ dunque fondamentale dotarsi di una struttura manageriale adatta a una sfida che diventa più disperata con il passare delle ore. Le forniture di minerali sono infatti terminate, i prodotti finiti non vengono più consegnati. A monte e a valle l’impianto è fermo. Lo stop degli altiforni provocherebbe un danno estremamente difficile da rimediare. Il destino sarebbe quello di non avere più l’Ilva e di avere al suo posto un complesso di archeologia industriale. Con buona pace per il futuro ambientale di cui sempre si parla, al quale si aggiungerebbe una crisi occupazionale post bellica. Una nuova Bagnoli, ma molto più grande.

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