Tutto quello che non torna nella manovra. Secondo Confindustria

Coperture incerte e il rischio di non rispettare il Patto di stabilità. Confindustria critica il Nadef, mentre l'Istat conferma la fase di debolezza dei livelli produttivi

L'andamento della crescita del paese dipenderà dalle prossime scelte di politica economica, in particolare da come il governo gestirà l'aumento dell'Iva. Il Centro studi di Confindustria (Csc) ha presentato questa mattina il suo Rapporto di previsione sull'economia italiana e gli scenari di politica economica. Un documento che contiene sia un'analisi della Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Nadef) di inizio ottobre, sia un'analisi dei possibili scenari futuri. Secondo i tecnici di viale dell'Astronomia, in uno scenario di politiche invariate, il pil sarà a crescita zero sia nel 2019 che nel 2020. Se invece l’aumento delle imposte indirette venisse annullato, il pil crescerebbe dello 0,4 per cento nel 2020, ma con un rapporto deficit/pil vicino al 3 per cento. Una soglia eccessiva, quasi sicuramente inaccettabile per Bruxelles. Per rimanerne al di sotto, scrive il Centro studi, “i risparmi acquisiti dal minor utilizzo di Quota 100 e Reddito di cittadinanza andassero interamente a riduzione strutturale del deficit”. Certo, tra lo scenario possibile e quello reale ci sono i possibili interventi del governo.

 

Ed è soprattutto su quelli che si concentra il Cmc, anche se il Nadef non fornisce un quadro chiaro. Secondo il Centro studi, infatti, il deficit programmato per il 2020 al 2,2 per cento del pil è “problematico”, perché le coperture indicate nella Nadef non appaiono esaustive. Il governo stima infatti di recuperare dalla lotta all'evasione – misura “per definizione incerta” – circa 7 miliardi (0,4 punti del pil) su un totale di 14 miliardi di coperture. Inoltre, la parte della manovra che inciderà effettivamente sull'economia reale si otterrebbe escludendo i 23 miliardi dell'Iva. In questo caso il deficit sarebbe al 2,7 per cento del pil, e per portarlo al 2,2 servirebbe “una manovra netta restrittiva per 0,5 punti di pil” (8 miliardi).

 

Ma sono molti i punti del Nadef che lasciano perplessi gli economisti del Cmc. Innanzitutto la sterilizzazione della clausola di salvaguardia non sembra essere strutturale, e quindi l'anno prossimo dovranno essere recuperati altri 28,8 miliardi. Inoltre, con un rapporto deficit/pil che rimane identico per tre anni, sembra difficile mettere il debito pubblico “su un sentiero di riduzione”; mentre la crescita del pil per il 2020 appare sovrastimata, in particolar modo per quanto riguarda lo scenario tendenziale: +0,4 per cento con l'aumento delle imposte indirette. Bisogna poi tenere conto del fattore Europa. Secondo il Cmc è molto elevato il rischio di non rispettare il Patto di stabilità e crescita: “La Commissione europea potrebbe richiedere una correzione già a novembre oppure l'anno prossimo”. Anche se, su questo punto, il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, presente all'evento di presentazione, non sembra preoccupato: “Nel governo siamo fiduciosi sulla reazione della Commissione europea alla manovra di bilancio delineata nella Nadef”.

 

In ogni caso, avvertono i tecnici di viale dell'Astronomia, è fondamentale che le scelte di politica economica vengano adottate “in accordo con i partner europei e le istituzioni comunitarie, per evitare tensioni che possono avere ripercussioni negative sui mercati finanziari”. Detto ciò il quadro rimane tutt'altro che incoraggiante: “L’economia italiana è ancora sulla soglia della crescita zero, rischiando di cadere in recessione a fronte di eventuali nuovi shock, che soprattutto dal fronte estero sono sempre possibili, come mostra l’elevatissimo grado di incertezza oggi presente sui mercati”.

 

E a sostegno di questa analisi arriva la nota mensile sull'andamento dell'economia italiana rilasciata, sempre oggi, dall'Istat. Infatti, secondo l'istituto, prosegue la “fase di debolezza dei livelli produttivi”. A incidere negativamente sullo stato di salute dell'economia italiana sono “i dazi imposti dagli USA e le misure compensative attivate dai paesi coinvolti, i fattori geopolitici destabilizzanti e il rallentamento dell’economia cinese”. Tutti aspetti che continuano a influenzare il commercio mondiale. Malgrado nel nostro paese la revisione dei conti economici abbia portato a un aumento marginale del pil sia nel primo che nel secondo trimestre, a luglio “l’indice della produzione industriale ha registrato la seconda flessione congiunturale consecutiva”. E se la maggiore libertà da parte del consumatore si riflette sull'indice di fiducia dei consumatori, che segna un lieve aumento, la fiducia delle imprese evidenzia un peggioramento. 

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