Crescere oltre che contenere

Redazione

Giusti appunti delle imprese sulla vera manovra che manca all’Italia

La scorsa legge di Bilancio aveva lasciato una pesante ipoteca sulla prossima. Tutti erano consapevoli che sarebbe arrivato il conto delle feste sul balcone di Chigi e sulle spiagge del Papeete. Ciò che è grave però è che, pur non avendo grandi margini di manovra, il governo abbia rinunciato a farne una. Il dibattito politico è una manifestazione di questa impotenza, che riguarda la storia recente del nostro paese: la spesa pubblica non può essere tagliata (reddito di cittadinanza e quota 100 non si toccano e neppure il resto della spesa corrente); le tasse non possono essere aumentate (perché la pressione fiscale è già troppo alta e sarebbe paradossale alzarla per una maggioranza nata con la promessa di non far salire l’Iva); il deficit non può essere troppo ampliato (perché il debito pubblico è sempre più grande e perché ci sono le regole europee). Questo immobilismo è ben rappresentato dalla Nadef: non aumenta l’Iva, sale il deficit ma non tantissimo, ma comunque mancano 7 miliardi di coperture perché non si sa quali spese tagliare o quali tasse aumentare. In pratica, per paura di scontentare qualcuno il governo non offre indicazioni in materia di politica economica. Paralisi resa evidente alla luce della tesi di Confindustria, secondo cui il paese “rischia di cadere in recessione a fronte di eventuali nuovi choc”. Dello stesso parere l’Istat. La nota rilasciata ieri spiega che prosegue la “fase di debolezza dei livelli produttivi”. Secondo il governo, la legge di Bilancio dovrebbe mettere il paese al riparo dalla crisi. Ma i tecnici di Viale dell’Astronomia ritengono che la Nota non fornisca un quadro chiaro e che le coperture non siano esaustive. La sterilizzazione della clausola di salvaguardia non sembra strutturale e l’anno prossimo dovranno essere recuperati altri 28,8 miliardi. Inoltre, con un rapporto deficit/pil che rimane identico per tre anni è difficile mettere il debito “su un sentiero di riduzione”. Bisogna poi tenere conto del fattore Europa. Per Confindustria è elevato il rischio di non rispettare il Patto di stabilità. Gualtieri ha dichiarato di essere “fiducioso sul via libera dell’Ue alla manovra”. Ma non è scontato. E comunque non garantirà la crescita economica necessaria.

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