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Dove nasce l’uso sovranista della religione

A furia di non dirsi cristiani, certi uomini di fede che si presumono modernisti hanno lasciato il sagrato e la piazza al comizio in forma di litania e al rosario come bandiera politica. Perché è stato un oltraggio tenere la chiesa lontana dallo spazio pubblico

20 Maggio 2019 alle 20:06

Dove nasce l’uso sovranista della religione

Matteo Salvini sabato in piazza Duomo (foto LaPresse)

Ci dicevano teo-con e atei devoti, buffe definizioni spregiative che assumevamo e rigettavamo sempre con cortese gentilezza e ironia, ma non avremmo mai sbandierato il rosario o altri simboli di devozione in favore dei nostri obiettivi, che erano laici al massimo grado: difendere il diritto a fare il commissario europeo per un cattolico processato e condannato come per stregoneria da una corte ideologica intollerante, far capire con la moratoria per l’aborto che la pena di morte è in pieno vigore nella religione universale dei diritti riproduttivi, onorare la memoria delle vittime del fondamentalismo islamista da Theo Van Gogh agli sterminati dell’Africa, del medio oriente, dell’Asia. Eravamo laici papisti, quando il Truce portava i calzoni corti nei centri sociali, perché il ciclo giovanpaolino cercava uno spazio pubblico utile al contraddittorio per la parola cristiana, ma non avremmo mai citato grossolanamente Wojtyla e Ratzinger in un comizio elettorale.

 

E’ di nuovo una nemesi. I cattolici democratici ci esorcizzavano e scomunicavano come una nuova Action française, e attribuivano oscure trame fra trono e altare alla ricercata “rilevanza” ruiniana di una fede capace di ragione, e ora si ritrovano sbertucciati sulla pubblica piazza, e fischiati, da presunti cristiani devoti, in realtà feticisti e ubriachi, che smerciano in politica le litanie dei santi sul palco patibolare di una strana internazionale nazionalista che porta la mozzetta del cardinale Burke. Gli offrivamo liberalmente la riflessione antiabortista di un Bobbio, di una Ginzburg, di un Pasolini, di uno Scruton, e l’hanno sprezzantemente rifiutata perché non entrava nel tornaconto progressista. Eccoli imprigionati nelle smanie e nei fischi degli odiatori evangelici, curiosa razza. Detto con Occam e il suo rasoio, ben gli sta. Eppure non è solo questione di nemesi, faziosità che si vendica della faziosità.

 

Non so che cosa volesse dire il numero due di Francesco quando ha affermato che impossessarsi di Dio per i propri scopi è “pericoloso”. Certo è pericoloso rinunciare, non dico alla religione civile, che è solo un aspetto e non dei peggiori della religione, ma anche solo a governare processi secolari in un ambito pluralista in cui a nessuno è concesso, nemmeno alla chiesa, ritirare la mano e lo sguardo, cultura e pastorale. Un arcivescovo di Milano ebbe a dire che “è meglio essere cristiani senza dirlo piuttosto che dirsi cristiani senza esserlo”, equivocando tutto in una formula integrista. Benedetto XVI gli rispose a Verona ringraziando chi agiva per allargare lo spazio della ragione affiancando lo slancio della fede. A furia di non dirsi cristiani, per sciocca paura delle contaminazioni che sono il sale del pluralismo, certi uomini di chiesa che si presumono modernisti hanno lasciato i sagrati e le piazze al comizio in forma di litania, e al rosario come bandiera politica. Hanno nascosto il rilevante messaggio di libertà e razionalismo che era nelle encicliche e nei pellegrinaggi di due grandi papi teologici e politici del Novecento, e hanno dovuto subire l’umiliazione dell’uso sovranista della religione, un fenomeno da avanspettacolo. Non è mai troppo tardi per indignarsi dell’oltraggio, come hanno fatto il gesuita Antonio Spadaro e Famiglia Cristiana, ma sarebbe meglio riflettere sul percorso di rinuncia allo spazio pubblico presto occupato da chi non aveva alcun titolo per farlo.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    23 Maggio 2019 - 10:10

    Due grandi papi teologici e politici del Novecento sarà stato mica l'ultimo prezioso dono agli atei devoti di quel Cristianesimo del quale - purtroppo - pare si sia perduta traccia? Non si può negare che ci sia almeno un po' di confusione nella Chiesa, disse al Foglio, se non ricordo male, il compianto Cardinale Cafarra, altro grande politico e teologo donato pure a noi, cosiddetti atei devoti.

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  • mtferrari

    21 Maggio 2019 - 10:10

    è triste, penoso, vedere le meraviglie del Cristianesimo ridotte alla propaganda politica .........

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    20 Maggio 2019 - 21:09

    Ben detto caro elefantino, ma purtroppo la Chiesa - diciamo la gerarchia ecclesiale (ammesso che esista ancora) - che già allora si vergognava a far sentire il peso e il valore fondamentale e fondante della Fede & della Ragione, oggi si mostra istituzione crollata: Cardinali scardinati, Vescovi che sembrano comportarsi da travestiti, preti da pesare bene, prima di confessarsi. Ciononostante la Verità che è chiara consapevolezza della Realtà, la Razionalità, la Fede, e poi nomi e cognomi di Cardinali Vescovi e Preti emergono e sanno ancora farsi sentire, e tanti laici credenti ovunque che sfidano tranquillamente l'eroismo del martirio come e forse più dei primi tempi. Quanto alla politica, l'unico vero discrimine possibile oggi, aldilà e al di sopra del rintontimento delle chiacchiere, io lo faccio tra chi odia e disprezza, e chi mostra di non saper odiare ma di saper rispettare.

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