Bluffare sulla sacra famiglia

Redazione

I soldi non ci sono. Così gli annunci-esca del M5s e di Fontana si sgonfiano

Più che prendere per mano le famiglie, prenderle in giro. Sono gli effetti collaterali della propaganda. Il ministro dell’Economia ha precisato che il decreto famiglia, presentato dai Cinque stelle nel corso dell’ultimo Consiglio dei ministri, è privo di copertura. I promotori sostengono invece che la prevedibile riduzione di circa un miliardo del costo per il reddito di cittadinanza dovrebbe essere utilizzata per finanziare questa misura, ma Giovanni Tria replica che i conti si fanno alla fine e non basta una previsione per giustificare un aggravio di bilancio. Sul fronte leghista, invece, l’emendamento proposto dal ministro della Famiglia Lorenzo Fontana – già titolare di un vasto programma di sostegno alle famiglie che però non si è ancora concretizzato in misure reali – per aumentare il bonus per la nascita dei figli, il cosiddetto bonus bebè, si è incagliato perché non ha passato il vaglio dell’ammissibilità, che i leghisti sperano di ottenere attraverso un ricorso.

  

Sulla famiglia si gioca un’ulteriore, e piuttosto miseranda, partita elettorale. Anche se è ormai improbabile che si approvi una qualsiasi misura entro la settimana, i contendenti cercano di ottenere qualcosa sul terreno, quantomai abusato, dell’annuncio. È in palio soprattutto la penetrazione nell’elettorato cattolico, particolarmente sensibile alla tematica famigliare. Ma a quanto pare il pesce non abbocca né alle promesse di Di Maio né all’attivismo del salviniano Fontana: ieri su Avvenire in un articolo intitolato “L’ultimo balletto sulla famiglia” si giudicava severamente il modo con cui il governo affronta il problema, “ridotto ad arma di propaganda brandita nell’ultima settimana elettorale”. Un chiaro segnale che il mondo cattolico, soprattutto quello più istituzionale e impegnato nel sociale, difficilmente si farà attirare dall’esibizione di un rosario o da annunci roboanti seguiti dal solito rinvio. E su questo, Salvini (e in parte anche Di Maio) pagheranno prima o poi un conto. Il voto cattolico verso la Lega, che rimane consistente, resta motivato da altri aspetti identitari. Ma su questo aspetto specifico, la delusione cresce.

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