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I cattolici stanno voltando le spalle a Trump

Brutte notizie per il presidente americano in cerca di rielezione 

2 Giugno 2019 alle 06:00

I cattolici stanno voltando le spalle a Trump

Donald Trump e Papa Francesco (foto LaPresse)

Roma. Donald Trump farebbe bene a preoccuparsi dei cattolici se vuole restare alla Casa Bianca per altri quattro anni. Non tanto dei cattolici sui generis che affollano le primarie democratiche, ma dell’elettorato cattolico che nel 2016 preferì lui a Hillary Clinton, risultando determinante per il trionfo repubblicano. Negli ultimi decenni mai nessuno è entrato alla Casa Bianca senza aver vinto, anche di poco, il voto cattolico. L’ultimo sondaggio Quinnipiac – istituto serio – stima infatti che il 55 per cento dei cattolici sostiene di aver già deciso di negare il voto a Trump alle presidenziali del prossimo anno. Il 32 per cento gli ridarà fiducia e il 12 ci penserà. Anche se gli indecisi alla fine propendessero per The Donald, il risultato sarebbe 55 per cento a 44, un margine che – ha rilevato il Religious News Service – “rappresenterebbe un duro colpo alle sue speranze di rielezione”. Lo dicono i numeri e i precedenti: tre anni fa i cattolici americani scelsero Trump (50 a 46 per cento) mentre già alle midterm dello scorso novembre i rapporti di forza erano invertiti: il 50 per cento ai democratici, il 49 ai repubblicani. Il dato rilevante è che è proprio tra i cattolici che si osserva un’erosione più marcata del consenso: tra i cristiani non cattolici, coloro che votarono Clinton erano il 39 per cento, mentre oggi voterebbe per un candidato democratico il 41 per cento. Poca roba. Resiste il bacino evangelico, che è pronto a scegliere di nuovo Trump in massa: tra il 60 e il 75 per cento.

 

Chi è che ha cambiato idea rispetto a tre anni fa? I primi indiziati sono i latinos, vuoi per il muro al confine con il Messico, vuoi per l’adozione di politiche non proprio pensate per quella larga – e sempre più larga – parte della popolazione americana. Sbagliato. I latinos non si sono spostati in massa verso i democratici – o meglio, votano quello che già votavano prima – ma a essersi mossi sono i cattolici bianchi. E’ qui che Trump ha perso sempre più terreno e nulla fa intravedere un cambiamento. Il problema, per i repubblicani, è evidente: perdere consenso in questo gruppo di elettori significa probabilmente consegnare all’avversario quegli swing states moderati che sempre in America consegnano le chiavi della Casa Bianca. Bastano poche migliaia di voti per far cambiare di segno le elezioni. A maggior ragione se nel campo avverso c’è pure Joe Biden, cattolico liberal ma dal volto rassicurante. Il fenomeno è interessante perché evidenzia la spaccatura profonda che c’è all’interno della chiesa americana, divisa tra i nostalgici delle culture war e chi guarda alla linea bergogliana. Una divisione netta ed evidente che raggiunge i vertici episcopali, con i “nuovi” – i cardinali Blase Cupich e Joseph Tobin e il neoarcivescovo di Washington, Wilton Gregory – a cercare di scardinare il conservatorismo muscolare che per quasi un trentennio ha guidato – con qualche anno di pausa – la politica ecclesiale degli Stati Uniti. Dopotutto l’indirizzo giunto da Roma è chiaro, basta considerare le nomine di questi anni a indicare che una fase va chiusa.

 

Ma c’è un altro aspetto che viene sottolineato nel commentare la disaffezione cattolica per Trump e ha a che fare con la predilezione dell’attuale Amministrazione per gli evangelici e per la relativa agenda. Un innamoramento poco ideale ma poco concreto, considerando che senza il loro appoggio – il vicepresidente Mike Pence copre abbondantemente Trump su quel fronte – non vi sarebbe mai stata una vittoria repubblicana alle presidenziali del 2016. Il problema è che, salvo presso l’ala iperconservatrice del cattolicesimo americano, quell’intesa ha “raffreddato” i cattolici più moderati. La sfida per la squadra dell’attuale presidente è quella di recuperare almeno parte di quell’elettorato disilluso. Un fallimento in quest’opera di ricucitura precluderà ogni possibilità di rielezione.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    03 Giugno 2019 - 09:09

    Se la vogliamo dire tutta in realtà i cattolici almeno in Europa stanno voltando le spalle anche alla chiesa, anzi alle chiese cattoliche, evangeliche, pentecostali, ecc. Resiste in Europa solo l'Ortodossa ma solo forse perchè, immagino ha un vigore politico.

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  • adebenedetti

    03 Giugno 2019 - 02:02

    Il figlio del vicepresidente Biden e` coinvolto in scandali finanziari sia con la Cina che l`UCRAINA quando il padre era alla Casa Bianca con Obama. Tutto con la complicita` del padre che minaccio` il Governo Ucraino se non veniva licenziato il magistarto che indagava sul figlio.. Quando parlerete di questo? Naturalmente per non parlare dello scandalo dell`uso della droga mentre era nelle forze armate.

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  • branzanti

    02 Giugno 2019 - 16:04

    Per il bene dell'umanità, confido nella verità della frase di chiusura. Non sono credente, né sento alcun afflato per la religione, ma sono fermamente convinto che una persona, che si riconosca nei valori che il cattolicesimo sostiene, non possa appoggiare un individuo privo di qualunque rispetto per gli esseri umani come Trump. Per gli evangelici, versione religiosa del Ku Klux Klan, è ovviamente diverso.

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