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Il flop leghista sulla famiglia

Fontana se ne va e con lui un anno di annunci solenni rimasti sulla carta

10 Luglio 2019 alle 18:36

Il flop leghista sulla famiglia

Il nuovo ministro delle Politiche europee, Lorenzo Fontana (Foto LaPresse)

Lorenzo Fontana se ne va al ministero (senza portafoglio) delle Politiche europee, e con lui la verve battagliera che aveva caratterizzato il ministero (anche questo senza portafoglio) della Famiglia. Un anno di proclami, di annunci – spesso di misure irrealizzabili, come l’assegno per ogni figlio fino ai 26 anni, bambini un po’ cresciuti insomma – di solenni rassicurazioni che ora la Lega avrebbe cambiato tutto: invertito il declino demografico, premiato le madri con bebè in età d’asilo, favorito il mantenimento delle scuole aperte anche laddove di alunni ne era rimasta una manciata. Il tutto a braccetto con vari movimenti per la famiglia, che con la Lega avevano stretto patti e alleanze che andavano dai progetti di legge da proporre in Parlamento all’organizzazione di congressi mondiali (Verona, marzo di quest’anno).

 

Ma nel concreto? Quali sono le straordinarie misure che il ministero fortemente voluto dalla Lega anche per rinsaldare l’asse con la variegata realtà cattolica ha prodotto in dodici mesi? Misure concrete, non illustrazione di piani futuribili o di dispositivi i cui frutti si vedranno fra tre-quattro anni. Il piatto langue, nonostante le pur apprezzabili campagne pubblicitarie e la legittima propaganda. Sotto la superficie, però, poco o nulla. Un po’ come con l’altra grande battaglia leghista per ingraziarsi il voto cattolico, la difesa della vita dal concepimento alla sua fine naturale. Il Parlamento è chiamato a fare una legge altrimenti se ne occuperà la Corte costituzionale (particolarità tutta italiana), il tempo sta per scadere. E la posizione del partito di Salvini qual è? Barricate contro la deriva eutanasica? Tutt’altro, visto che – per ammissione di suoi autorevoli esponenti come ad esempio Roberto Turri (commissione Giustizia alla Camera) – sul punto non c’è alcun pregiudizio né preconcetto ideologico. Una bella contraddizione per chi ha messo il rosario quasi nel logo del proprio partito.

Redazione

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