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Le critiche al Papa da sinistra aprono un fronte inedito nella Chiesa

Altro che ostia ai divorziati risposati. La sfida dei novatori è intervenire “dove Cristo ha taciuto”. Il caso del professor Andrea Grillo

Matteo Matzuzzi

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18 Maggio 2019 alle 06:00

Le critiche al Papa da sinistra aprono un fronte inedito nella Chiesa

Foto LaPresse

Roma. “Se dove Gesù ha parlato abbiamo trovato la libertà del nuovo, perché mai non dovremmo dove ha taciuto?”, s’è chiesto il professor Andrea Grillo, teologo d’avanguardia convinto che la chiesa non sia indietro di duecento anni come diceva il cardinale Carlo Maria Martini, ma almeno di quattro-cinquecento. A Grillo non è andata giù la chiusura di Francesco sul fronte delle diaconesse, tema che valutato da una commissione ad hoc è rimasto sospeso, tra i pareri opposti degli specialisti coinvolti. Bisogna studiare ancora, ha detto con scarso entusiasmo il Papa conversando in alta quota con i giornalisti. Ma Grillo tocca il punto-chiave, che è quello di “stabilire quale sia il limite della Rivelazione. Il silenzio non è un limite invalicabile, se non per chi non ha coraggio”.

 

Il Papa, come si muove, rischia di cadere dalla corda sospesa sul fiume dalle acque parecchio agitate. Predica l’uscita della chiesa ma constata che i ritmi della curia romana non sono quelli da lui sperati. E che le resistenze sono ovunque, a destra come a sinistra. Con l’America che pare sempre più un corpo separato, dilaniata tra i nostalgici della culture war e i puristi bergogliani che vogliono la rivincita, senza dimenticare i sommovimenti cinesi seguiti all’Accordo segreto con i maggiorenti comunisti. Ma è sulla morale, più che sulla politica tout court, che si gioca la partita. Non basta più spiegare un no alle “aperture” parandosi dietro il Verbum domini, cioè quel che Cristo ha detto. Perché appena Francesco lo fa, calmando involontariamente quelle frotte iperconservatrici ai limiti del sedevacantismo – quelle cioè che vedevano in Benedetto XVI un Papa del Concilio e tanto già bastava per infilarlo nel catalogo dei progressisti – ecco che dall’altra parte si alza il vento: sì, va bene quel che Gesù ha detto. Ma perché non intervenire laddove Gesù non ha detto nulla? Riempire insomma il “vuoto”. Se non lo si fa, si mostra poco coraggio.

   

È un po’ il destino toccato mezzo secolo fa a Paolo VI, che si ritrovò stretto tra chi gli imputava poco coraggio nel farsi trascinare dal vento dello Spirito e chi lo accusava di aver cambiato tutto, la messa, la morale, la dottrina, d’aver perfino venduto la tiara. Francesco non ha un concilio da condurre in porto, ma i propositi rivoluzionari sbandierati all’inizio del pontificato (non da lui, ma dalla corte che si forma attorno a ogni sovrano) avevano allettato chi non attendeva altro. E l’attesa rivoluzione – termine che a Bergoglio non piace, l’ha detto più volte – si è trasformata in un maquillage della curia già bollato come un disastro perfino da un liberal di razza come l’ex direttore di America magazine, il gesuita Thomas Reese. La comunione ai divorziati risposati è stata sì concessa, ma non nelle forme che i novatori più agguerriti auspicavano.

  

Tant’è che da quattro anni ci s’accapiglia sull’interpretazione di una nota a piè di pagina contenuta in Amoris laetitia, con la battaglia che non accenna a diminuire d’intensità. Il Papa ha chiuso i portoni alla possibilità di ordinare le donne, rifacendosi addirittura a Karol Wojtyla – “Sull’ordinazione di donne nella chiesa cattolica, l’ultima parola chiara è stata data da san Giovanni Paolo II e questa rimane”, ha detto Francesco. Tanto si tornerà alla carica in occasione del Sinodo prossimo venturo sull’Amazzonia, con i vescovi tedeschi già pronti a presentare l’elenco delle richieste e il cardinale Cláudio Hummes che sostiene la necessità di rivedere la forma del ministero ordinato. Che poi, ha osservato il professor Grillo, “che il Signore non abbia voluto solo perché ha taciuto è una conclusione del tutto discutibile” e di certo “non è un peccato interpretare il silenzio non come un no ma come un sì”. E la vecchia prudenza della chiesa? “Essere prudenti non significa sempre la stessa cosa”, però, osserva ancora il teologo: “Quando si guida, la prudenza vuole che talora si usi il freno, talvolta l’acceleratore. Una prudenza identificata soltanto come il ‘primato del freno’ è un luogo comune della chiesa in difesa, che non esce, che si chiude nei suoi muri tranquillizzanti”.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    18 Maggio 2019 - 11:11

    Ho conosciuto i Papi da Pio XII in poi e questo papa è il classico argentino mattacchione che parla per dovere d'ufficio nel suo ruolo ma nella sostanza mutua le tesi del comunismo più retrivo e così io gli consiglerei ,per avere più autorevolezza, di esibirsi coram populo ac erga omnes armato di una chitarra da bandolero.

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  • eleonid

    18 Maggio 2019 - 08:08

    Perché abbia taciuto Gesù su alcune questioni che riguardano la sfera sessuale ,conseguente alla vita di coppia fra uomo e donna , e più in generale fra li stesso sesso è un mistero, alla stregua della fede. Che la chiesa ,man mano che il mondo va avanti con tutte le sue contraddizioni, si trovi a non sapere interpretare questo mistero rientra nella sfera della fede che vacilla anche all' interno della chiesa. Oggi la società è più irrequieta e sbandata di quella di ieri ,ma ciò non significa che la questione debba essere semplificata né accantonata sic et sempliciter. La chiesa deve avere il coraggio di chiamare le cose col proprio nome alla luce del vangelo di Gesù e non conformarlo alla voluttà dei fedeli.

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