Dj Fabo e gli altri: la via italiana all'eutanasia

La sentenza della Corte costituzionale sul suicidio assistito di Fabiano Antoniani stravolge il paradigma fondante della funzione medica. Qualche articolo per non dimenticarci di Eluana, Lucio e Piergiorgio

Ieri la Consulta si è espressa sulla legittimità dell'articolo 580 del codice penale che punisce l'istigazione o l'aiuto al suicidio. Con una sentenza storica la Corte costituzionale ha sancito che non è punibile chi procurerà la morte a un “paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. La Corte d'Assise di Milano, nel febbraio del 2018, aveva sollevato il caso davanti alla Consulta nell'ambito del processo all'esponente radicale Marco Cappato, indagato per aver accompagnato il quarantenne tetraplegico milanese Fabiano Antoniani – in arte Dj Fabo – a morire in una clinica svizzera. La Consulta si è espressa nei termini anticipati dall’ordinanza 207 dello scorso anno che già si trovava in coerente continuità con la legge 219 sul testamento biologico, quella che qualche attento osservatore chiamò "la via italiana all'eutanasia", dato che la 219 prevede che alimentazione e idratazione artificiale si possano rifiutare o interrompere come fossero terapie, portando a una morte autoindotta. Con questa sentenza, anche in Italia viene stravolto il paradigma precipuo della funzione medica. Il dottore infatti nasce per combattere la morte, non per procurarla, benché da oggi agevolare il suicidio – all’interno del Servizio sanitario nazionale – sarà considerato un atto medico. 

 

Di seguito, qualche articolo per approfondire i temi del suicidio assistito e dell'eutanasia attraverso le opinioni delle firme del Foglio sui casi mediatici degli ultimi anni: 

 

Fabiano Antoniani (Dj Fabo)

Il 27 febbraio 2017 Fabiano Antoniani decide di morire in una clinica svizzera. Un incidente di tre anni prima lo aveva reso tetraplegico e cieco. Ad accompagnarlo fino in Svizzera fu l'esponente dell’associazione Luca Coscioni Marco Cappato, che il giorno successivo si autodenunciò. Il processo avviato nei confronti di Cappato per aiuto al suicidio è giunto ieri a una svolta con la sentenza della Consulta che sancisce che non sarà punibile procurare la morte a chi si troverà nelle condizioni di Dj Fabo. 

 

 

 

 

 

 

 

Eluana Englaro

Eluana Englaro ha vissuto in stato vegetativo per diciassette anni a seguito di un incidente stradale. La famiglia della donna sostenne per via giudiziaria l'interruzione del trattamento. Eluana morì nel febbraio del 2009 a seguito dell'interruzione della nutrizione per vie artificiali.  

 

 

 

 

Lucio Magri

Il politico Lucio Magri nel 2011, a 79 anni, decise di suicidarsi. Fu l'amica Rossana Rossanda ad accompagnarlo in Svizzera per porre fine alla propria esistenza. Magri era da tempo depresso per via della morte della moglie Mara Caltagirone, deceduta nel 2009. 

 

Piergiorgio Welby 

Il politico, giornalista e attivista radicale Piergiorgio Welby ha condotto una lunga battaglia a favore dell'eutanasia. La distrofia muscolare contratta in giovane età ha condizionato la sua esistenza. Morì con l'aiuto di un medico nel dicembre del 2006 a seguito del distaccamento del respiratore artificiale dopo essere stato sedato.