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Impallinare Foa in Rai

La tentazione del M5s e il rischio di un nuovo cortocircuito nella maggioranza. Il Pd incardina una risoluzione in Vigilanza per martedì prossimo

9 Maggio 2019 alle 10:14

Impallinare Foa in Rai

Roma. In commissione di Vigilanza si rischia un altro voto contro Marcello Foa. Dopo la bocciatura della sua candidatura a presidente il primo agosto dello scorso anno, con voto poi ripetuto a settembre, i parlamentari saranno chiamati a votare, martedì 14, una risoluzione per farlo dimettere dalla presidenza di RaiCom, la consociata di Viale Mazzini che si occupa di vendere i diritti Rai nel mondo, di cui ad è Monica Maggioni. Il Pd, infatti, ha presentato una risoluzione contro l’incarico, perché ritenuto in conflitto d’interessi. “La presidenza di Foa a RaiCom va contro la legge: il presidente della Rai può avere deleghe solo sulle relazioni esterne e istituzionali e sul controllo interno”, afferma Michele Anzaldi. Viale Mazzini ieri ha risposto tramite lettera alle osservazioni del Pd, ma le motivazioni non hanno convinto. La cosa interessante, però, sarà vedere cosa faranno i grillini: se nella votazione si orienteranno contro Foa, come ha annunciato ieri Primo Di Nicola, si rischia un nuovo cortocircuito nella maggioranza. E vista la guerra tra Lega e M5S a colpi di nomine dentro la tv pubblica e il braccio di ferro costante tra l’ad Fabrizio Salini e il presidente, un voto grillino contro Foa rischia di far saltare il banco.

  

Ma questa non è l’unica battaglia prevista in Vigilanza, dove presto arriverà anche la proposta leghista di porre un tetto ai compensi di star e conduttori. Gli attacchi di Matteo Salvini a Fabio Fazio (2.240.000 euro a stagione, più altri 11 milioni annui circa pagati a Officina srl per diritti del brand e costi di produzione del programma) si trasformeranno in una proposta di risoluzione messa a punto da Massimiliano Capitanio e Alessandro Morelli: il tetto previsto sarà tra il milione e il milione e mezzo di euro.

  

La questione è tornata nel vivo quando la Rai, nel 2017, in piena smania da spending review, ha deciso di mettere un tetto al compenso dei dipendenti a 240 mila euro l’anno. Cosa che ha posto il problema di pescare al di fuori manager di livello. Lo stesso Salini, per prendere il timone della tv pubblica, si è dovuto “accontentare” dei 240 mila. Cifra che in Rai è raggiunta da molti dirigenti, anche tra i giornalisti, col paradosso che l’ad, nonostante le sue enormi responsabilità anche dal punto di vista giuridico, guadagna come molti suoi sottoposti.

   

Il tetto ai compensi delle star, però, rischia di mettere la Rai fuori dal mercato e favorire i competitor, a partire da Mediaset. Diversi, infatti, sono i conduttori che sforano, non solo Fazio: il compenso di Bruno Vespa, per esempio, è un milione e 200 mila. E lo stesso Salini, in Vigilanza, si era detto contrario. Ma la Lega è decisa. “Si può pensare però a un sistema di bonus. Una volta deciso il tetto, se vengono raggiunti certi risultati in termini di share, si possono prevedere delle cifre aggiuntive, così da far restare l’azienda Rai competitiva sul mercato dello show business”, spiega Capitanio.

 

Ma la proposta leghista prevede anche un secondo aspetto: la licenziabilità dei dirigenti senza incarico o inutilizzati. Tra Viale Mazzini e Saxa Rubra sono diversi i graduati a spasso, senza ruoli operativi, magari per mandati in scadenza o perché rimasti vittime dello spoils system. La proposta leghista prevede la loro licenziabilità se si superano i due anni d’inattività e magari, nel frattempo, si è rinunciato ad altri incarichi proposti dall’azienda. “Vogliamo riportare la Rai nell’alveo della normalità, rendendola simile a tutte le altre aziende del Paese. Non è inammissibile continuare a pagare persone per non fare nulla”, spiegano dalla Lega. Dove si pensa che i dirigenti in questa situazione, esclusi i giornalisti, siano una cinquantina.

  

Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo il voto in Vigilanza. La proposta di risoluzione, infatti, va votata in commissione, dove la maggioranza di governo viaggia sul filo del rasoio. Se però dovesse passare, a quel punto la risoluzione sarebbe trasmessa al consiglio di amministrazione di Viale Mazzini, che è tenuto a recepirlo, con la possibilità comunque di apporvi modifiche. E a quel punto, addio ai futuri Fabio Fazio.

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