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Che tempo che Rai

C’è un po’ troppa retorica sul caso Fazio. La tv pubblica è dei partiti. O no?

13 Maggio 2019 alle 20:44

Che tempo che Rai

foto LaPresse

Tanto tagliò che piovve. “Un avviso al nostro pubblico: ci è stato comunicato che le ultime tre puntate del lunedì non andranno in onda”, ha detto Fabio Fazio domenica aprendo la puntata di Che tempo che fa. Le ultime tre edizioni della versione del lunedì, Che fuori tempo che fa, sono state soppresse senza preavviso come un treno locale qualsiasi. O per meglio dire: i preavvisi di sfratto ci sono stati, tanti, vanno avanti da quando si è concretizzata la caotica presa di potere gialloverde sulla Rai.

 

La ragione ufficiale parla di “motivi di palinsesto”, ma a tre partite dalla fine del campionato è una ragione debole; i motivi di share non sono tali da giustificare un taglio che, in altre occasioni, ha colpito invece con durezza; il compenso elevato del conduttore, subito sventolato come una bandiera da Matteo Salvini, non si modificherà per il taglio in extremis della coda. Molto sta nella reciproca antipatia personale tra Fazio e Salvini, e ancor più nell’abilità del leader della Lega di costruirsi bersagli di propaganda che creano consenso. Il conduttore riccastro a spese del popolo e che lavora come quinta colonna dei comunisti nella televisione pubblica è un bersaglio perfetto. Va detto che anche la capacità di Fabio Fazio nel ritagliarsi il copione della vittima sacrificale è notevole, ma fino a oggi ha potuto fare la sua trasmissione con la consueta libertà editoriale. Forse il punto sta proprio qui. La libertà editoriale, in una azienda pubblica e controllata dai partiti, anzi dalla maggioranza di governo, è sempre limitata e oggetto di trattativa.

 

In passato sono state chiuse, e con maggiore malagrazia, altre trasmissioni. Ad ogni cambio di maggioranza cambiano – con la felpata calma del carrozzone romano – i direttori di testata e di rete. Se non volete che sia così, decidetevi a privatizzarla, la Rai, o a cambiarne le regole di governance. Ma finché le regole sono queste, è un po’ troppo facile lamentarsene. Pare che in palinsesto, al posto di Fazio, nelle due serate a stretto ridosso delle Europee andrà in onda Bruno Vespa. Non che sia leghista, non che sia grillino: semplicemente, un professionista che sa chi è l’azionista di maggioranza della sua azienda.

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