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La legge sul copyright è un freno all'anarchia digitale

Regolamentare internet non vuol dire mettere un bavaglio alla Rete. "È fondamentale dover pagare per la riproduzione di un contenuto digitale"

26 Marzo 2019 alle 10:03

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Il Parlamento europeo ha approvato la nuova direttiva sul copyright nel mercato unico digitale e ha posto fine a tre anni di lunghi e difficili negoziati, segnati dalle polemiche per la necessità di garantire la libertà su internet e la giusta remunerazione ai titolari dei diritti autore. Il testo è stato approvato con 348 voti a favore, 274 contro e 34 astensioni.

L'intervento del direttore Claudio Cerasa alla trasmissione radiofonica Non stop news su Rtl 102,5 di questa mattina.

   

Qui trovate alcuni degli articoli che Il Foglio ha scritto in questi anni seguendo la discussione sull'approvazione della direttiva

 

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Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • fiorevalter

    26 Marzo 2019 - 15:03

    se c'è una critica da fare a questa norma è che non prevede alcuna forma di regolamentazione alla pubblicazione di contenuti ...chiamiamola pure censura, ma diffondere fake, che si parli di medicina, scienza o altro, non è libertà (e nemmeno anarchia nel senso nobile del termine). Mi rendo conto che è un problema molto complesso ma fino a che il web continuerà ad essere una prateria per le peggiori scorribande continuerà ad essere un pericolo e non quel grande strumento di conoscenza e libertà (vera) che si è immaginato

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