cerca

Il semplicissimo principio del copyright

Domani l'Europarlamento vota la direttiva Ue. Perché le piattaforme non capiscono che il lavoro di chi produce contenuti si paga?

25 Marzo 2019 alle 16:01

Proteste in Germania contro la direttiva sul copyright (LaPresse)

Proteste in Germania contro la direttiva sul copyright (LaPresse)

Lunedì Wikipedia ha oscurato le versioni europee del suo sito per 24 ore in polemica contro la direttiva europea sul Copyright, che il Parlamento europeo voterà domani. Contestualmente, milioni di utenti di internet (non necessariamente europei) firmavano appelli, e in alcuni paesi come la Germania alcune centinaia di persone sono scese in piazza contro la norma Ue, arrivata al voto in extremis dopo un percorso travagliato e grazie alla collaborazione tra i governi (quello italiano è contrario).

       

La nuova vita della direttiva copyright

Un accordo franco-tedesco salva la norma Ue. Ma la strada è lunga

   

Cosa dice la direttiva? Il principio di base è molto semplice: le piattaforme digitali devono essere responsabili per i contenuti che pubblicano. Il principio è lineare, ed è il medesimo rispettato da sempre da chiunque produca contenuti di qualsiasi tipo: in questo giornale, come in tutti i giornali del mondo, prestiamo estrema attenzione a pubblicare contenuti di cui deteniamo i diritti. Se non li abbiamo, paghiamo gli autori. E se per sbaglio non lo facciamo andiamo incontro a conseguenze pesanti. Perché le piattaforme di internet come Google e Facebook non dovrebbero seguire questa regola semplicissima?

  

 

C’è ancora battaglia sulla direttiva Ue sul copyright, ma ci siamo quasi

La presidenza rumena fa circolare una bozza di compromesso con luci e ombre. Perché per gli editori è una lotta “esistenziale”

   

Dice: ma su Google e Facebook sono pubblicati milioni di contenuti al minuto, come si fa a controllare? L’articolo 13 della direttiva, il più contestato, sostiene che è meglio prevenire che curare, ed esorta le piattaforme a stipulare dei contratti di licenza con i detentori di diritto d’autore. Ancora una volta: è ciò che fanno tutti gli operatori, dalle televisioni a chi lavora nel mondo della musica. E se queste licenze non bastano, esistono sistemi algoritmici per filtrare i contenuti illegali. Non è censura: è protezione di chi lavora per produrre musica, film, video, articoli di giornale, fotografie. Lo stesso vale per l’altro articolo contestato, il numero 11, che chiede alle piattaforme di pagare onestamente per gli estratti di articoli che pubblicano. Non è una “tassa”, come dicono i critici, ma corretta retribuzione.

   

      

Cosa c’entra un consigliere di Di Maio nella direttiva europea sul copyright

Marco Bellezza difese Facebook, ora fa il consigliere giuridico al Mise

  

La direttiva sul copyright non fa altro che estendere al mondo digitale princìpi basilari che esistono da sempre nel mondo reale, e qualsiasi differenza strutturale abbia il mondo digitale (non neghiamo ve ne siano) non può prescindere dal fatto essenziale che il lavoro si paga.

Redazione

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • micheledisaveriosp

    26 Marzo 2019 - 10:10

    I siti non sono obbligati ad adottare un filtro preventivo sui contenuti pubblicati, ma a dimostrare di aver effettuato i "massimi sforzi" per prevenire i fatti. Norma fumosa che incoraggia il rafforzamento delle policy di controllo. La legge è asimmetrica e a sfavore della parte debole, l'utente. Non è previsto che il titolare di copyright debba dotarsi di un sistema di autenticazione della data, ora, utente e contenuto pubblicato la pari dei siti tenuti ad adottare sistemi di filtro preventivo dei contenuti pubblicati in rete. In breve, presumiamo (ingenuamente)la buona fede di tutti: 1)Tizio trova un commento, un articolo, una voce a lui fastidiosa 2) copia-incolla in una sua pagina web, retrodatando il contenuto 3) vi accusa di violazione di copyright, chiedendo la rimozione dei contenuti. a Youtube, Facebook, Twitter, Wikipedia, forum, e quant'altro. In uno dei business più promettenti esiste un interesse a colludere degli operatori, per conseguire maggiori profitti.

    Report

    Rispondi

  • micheledisaveriosp

    26 Marzo 2019 - 10:10

    I siti non sono obbligati ad adottare un filtro preventivo sui contenuti pubblicati, ma a dimostrare di aver effettuato i "massimi sforzi" per prevenire i fatti. Norma fumosa che incoraggia il rafforzamento delle policy di controllo. La legge è asimmetrica e a sfavore della parte debole, l'utente. Non è previsto che il titolare di copyright debba dotarsi di un sistema di autenticazione della data, ora, utente e contenuto pubblicato la pari dei siti tenuti ad adottare sistemi di filtro preventivo dei contenuti pubblicati in rete. In breve, presumiamo (ingenuamente)la buona fede di tutti: 1)Tizio trova un commento, un articolo, una voce a lui fastidiosa 2) copia-incolla in una sua pagina web, retrodatando il contenuto 3) vi accusa di violazione di copyright, chiedendo la rimozione dei contenuti. a Youtube, Facebook, Twitter, Wikipedia, forum, e quant'altro. In uno dei business più promettenti esiste un interesse a colludere degli operatori, per conseguire maggiori profitti.

    Report

    Rispondi

Servizi