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Gratis non è un diritto

Difendere i produttori di contenuti dalla pirateria significa difendere l’innovazione e la società della conoscenza? Dibattito fogliante sulla direttiva europea sul copyright

28 Giugno 2018 alle 13:00

La modernità del diritto d’autore

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, come noto ha recentemente criticato in modo aspro la nuova direttiva sul diritto d’autore approvata dalla Commissione giuridica del Parlamento europeo.

 

La tranciante presa di posizione del vice premier rende necessaria e urgente una riflessione di carattere più generale sull’argomento.

 

A prescindere dalle varie opinioni sulle specifiche misure del testo normativo in discussione, l’impressione è che l’approccio al tema sia spesso fuori fuoco, improntato ad una visione del diritto d’autore riduttiva e superata.

 

Nel discutere della questione in oggetto, un assunto dovrebbe risultare evidente e condiviso: il diritto d’autore rappresenta un istituto di estrema modernità, bisognevole degli opportuni adattamenti alle nuove tecnologie, ma strettamente indispensabile nella società contemporanea.

 

Oggi il diritto d’autore è infatti uno strumento che svolge le sue funzioni andando ben oltre lo stretto contesto settoriale, giungendo a incidere in modo determinante sulle più generali dinamiche economiche e culturali della nostra realtà.

 

Il diritto d’autore in questi nostri anni non rappresenta un mero strumento di difesa a favore di pochi interessati, ma costituisce un istituto di pubblica utilità, che riveste centrali valenze di interesse generale.

 

La conoscenza, invero, viene univocamente ritenuta l’elemento che più di qualsiasi altro permea e condiziona i meccanismi della civiltà contemporanea, in qualunque contesto e in ogni campo: dalla politica all’impresa, dai rapporti sociali a quelli economici, dall’ambito culturale a quello lavorativo.

 

E si tratta di una conoscenza che ha la necessità di essere continuamente rinnovata e alimentata: data la velocità e la vastità con cui ne avviene ininterrottamente la propagazione e l’utilizzazione, essa ha un ciclo di vita estremamente breve e tende a diventare rapidamente obsoleta; di qui la necessità di continui apporti di contenuti inediti e originali.

 

Ecco allora che i produttori di contenuti, nelle odierne dinamiche della economia della conoscenza, sono sostanzialmente chiamati a funzioni di natura pubblica che mai avevano conosciuto prima d’ora nella storia.

 

Ovvero, se vogliamo dire diversamente, il fondamentale ruolo svolto dai produttori di contenuti per il progresso dell’umanità sin dalla notte dei tempi, oggi – nella “società della conoscenza” – diventa di palmare evidenza, quasi di tangibile concretezza.
Nella odierna “realtà della conoscenza”, di conseguenza, diventa essenziale rafforzare adeguati meccanismi giuridico-economici in favore dei produttori dei contenuti.

 

Il diritto d’autore, allora, in questa prospettiva non si pone in difesa degli interessi particolari di pochi, ma invece opera a tutela di quello che rappresenta il vero centro propulsivo, il più autentico motore di sviluppo della civiltà attuale, con benefici che si riversano in modo diretto sulla collettività dei cittadini.

 

Schierarsi dalla parte dei produttori di contenuti, insomma, significa impegnarsi in una battaglia di estrema modernità, foriera di importanti e positive ripercussioni sulla intera società contemporanea.

 

Non bisogna poi sottovalutare, ragionando in termini più squisitamente tecnici, che oggi il diritto d’autore rappresenta un primario istituto della proprietà intellettuale, una fonte di significativo valore aggiunto per il mondo delle imprese, nell’ambito del quale sta trovando spazi e applicazioni di grande rilievo. Basti accennare al fatto che i più diffusi strumenti per la gestione dei Big data e della Blockchain, le due frontiere più avanzate dell’Innovazione Tecnologica e dell’Industria 4.0, trovano il proprio fondamento nel diritto d’autore: la tutela del software e il diritto sui generis dei database.

 

Certo, da un punto di vista strettamente giuridico, il diritto d’autore rappresenta un istituto che necessita di riforme. Non appare revocabile in dubbio, invero, che la materia autoriale debba essere affrancata dalle stigmate della sua origine ottocentesca, con la conseguente e pervasiva impronta di stampo dominicale. Esistono, al riguardo, tutti gli strumenti per attenuare gli aspetti di natura proprietaria e di carattere impeditivo che caratterizzano attualmente l’istituto, rendendolo maggiormente in sintonia con le note di apertura e collaborazione tipiche della realtà contemporanea. Ma il tema deve essere trattato con serietà e competenza, tenendosi alla larga dalla serie di luoghi comuni e banalità che circondano l’argomento. E avendo bene in mente la modernità del diritto d’autore, il suo ruolo cruciale nella economia della conoscenza, le sue vaste utilità sociali e culturali per la società contemporanea.

 

Alberto Improda

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