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La criminalità non arriva con i barconi

Tra gli stranieri, la maggior parte dei reati è commessa da chi migra all’interno dell’Europa. E dagli irregolari. Ecco perché, riducendo le possibilità di integrazione, Salvini sta scoraggiando molti richiedenti asilo a rispettare le regole

19 Agosto 2019 alle 08:27

La criminalità non arriva con i barconi

Ocean Viking, la nave della ong salva 85 migranti nel mediterraneo (foto LaPresse)

Di nuovo, il vento dell’immigrazione spira sui mulini della politica populista italiana. Ancora una volta a causa del tentativo di sbarco di una nave di una ong, Open Arms. L’occasione è ghiotta per Matteo Salvini, incastrato in una crisi da lui avviata ma che da qualche giorno non controlla più e che potrebbe portare a esiti indesiderati. La conferenza stampa di Ferragosto è, come ogni anno, l’occasione per il ministro dell’Interno per stilare un bilancio delle attività delle forze di polizia e del contrasto al crimine. Anche quest’anno è stato presentato un rapporto pieno di numeri e dati interessanti, salutati con entusiasmo dal ministro: meno sbarchi, meno reati, più addetti alla sicurezza sul territorio. Ma Salvini si è spinto anche oltre, in un’intervista a Sky Tg24: “i numeri dimostrano che il legame fra i reati […] e l’immigrazione fuori controllo è evidente”. Il titolare del Viminale giustifica la sua affermazione argomentando che un terzo di denunciati e arrestati nell’ultimo anno è straniero, una percentuale che supera il 50 per cento nel caso della prostituzione, il 40 per cento per i crimini legati alla droga, il 43 su furti e violenze sessuali. Un commento che abbiamo ascoltato molte volte in passato, e che in effetti sembra la prima preoccupazione degli italiani rispetto al fenomeno migratorio. Infatti, secondo un sondaggio di alcuni anni fa, per gli italiani l’immigrazione rappresenta un problema più per la paura di maggiore criminalità (il 65 per cento crede che gli sbarchi aumentino i reati), che per il timore di un aumento della spesa del welfare (50 per cento) o per la paura di vedersi sottratto il posto di lavoro (meno del 30 per cento).

 

Reati in calo

Prima di tutto, i numeri del nuovo rapporto del ministero dell’Interno. Salvini presenta i dati in modo entusiastico: dall’agosto scorso, gli omicidi registrano una flessione del 14 per cento, le rapine del 16, i furti -11,2 per cento, le truffe -2,1. Numeri positivi, ma che Salvini dimentica essere in calo da anni. L’anno prima gli omicidi erano calati del 14 per cento, le rapine dell’11 e i furti del 9 per cento. E così anche negli anni precedenti. Proprio quando la Lega di Matteo Salvini, dall’opposizione, criticava gli scarsi risultati delle forze dell’ordine sul contrasto alla criminalità (con dati, talvolta, falsi). Ma questa è un’altra storia.

 

La semplice correlazione dei dati – non esaustiva – sull’arrivo di migranti sulle coste italiane e l’andamento dei delitti commessi nel paese nel corso degli ultimi anni non sembra mostrare effetti rilevanti dei flussi migratori sulla criminalità. Come hanno scritto tre ricercatori tra cui gli italiani Donato Di Carlo e Giulia Saudelli, in un post ospitato dal blog della London School of Economics, mentre la propensione al crimine si è ridotta di un quarto dal 2007 al 2016 in modo uniforme in tutte le regioni italiane, le richieste di asilo sono incrementate rapidamente, senza registrare un effetto evidente sul tasso di criminalità. Questa semplice correlazione a livello regionale evidentemente – come i lettori di SoundCheck sanno – non è una dimostrazione dell’inoffensività dell’immigrazione. Vediamo dunque gli ulteriori elementi che possono aiutarci a capire di più.

 

Nello stesso post i ricercatori sottolineano anche un altro aspetto interessante: i crimini commessi dagli stranieri stanno calando, rispetto alla popolazione non italiana residente. Il calo comprende tutte le regioni italiane e ha raggiunto il meno 65 per cento tra il 2007 e il 2016. Proprio mentre gli sbarchi dalla Libia e dalla Tunisia sono esplosi.

 

Chi commette i reati?

Purtroppo, non esistono dati precisi sui delitti commessi dagli immigrati. Non possiamo sapere se, una volta denunciato o arrestati, siano legalmente presenti sul territorio nazionale oppure irregolari. Non disponiamo dunque di numeri precisi sui reati commessi dagli irregolari, che sembrano quelli su cui si concentra Salvini e che, in effetti, presentano tassi di criminalità ben maggiori della popolazione residente e anche degli stranieri regolari.

 

 

Questo è un dettaglio importante. Perché – come già dicevamo – non tutti gli immigrati commettono lo stesso numero, e genere, di reati. La maggior parte di delitti e crimini viene commesso non da stranieri provenienti dai barconi del Mediterraneo, su cui si concentra la propaganda di Salvini, ma da chi migra all’interno del continente europeo. Rumeni e albanesi sono in cima alla classifica dei denunciati nel 2016, mentre tenendo conto della popolazione presente in Italia risalgono la classifica i georgiani, i cileni, i bosniaci, i croati e anche algerini e tunisini (che sono invece probabilmente arrivati via mare). Il punto però rimane: gran parte delle denunce di cui si lamenta Salvini non proviene dai flussi migratori via mare. Non possiamo infatti dimenticarci che – negli ultimi anni – discutendo di immigrazione spesso si tende anche inconsciamente a ridurre tutto il fenomeno agli sbarchi dal Mar Mediterraneo. Eppure gran parte degli stranieri presenti in Italia non proviene dal Nord-Africa, e – come abbiamo visto – chi tende a commettere più reati spesso non proviene da lì.

 

Cosa dicono gli studi

Per capire se ciò che afferma il ministro è vero, oppure no, ci vengono in aiuto le scienze sociali. Esistono molti studi che tentano di capire il legame tra immigrazione e criminalità. Almeno sei, pubblicati dal 2012 in poi, tendono a rassicurare sui possibili effetti negativi dei flussi migratori. I ricercatori si sono concentrati su diversi paesi - Italia, Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti - e sui migranti sia regolari che irregolari. Il risultato è che gli immigrati non sembrano aumentare la violenza nei paesi che li ospitano, e se ci possono essere effetti sulla criminalità questi sono circoscritti tra i delitti meno violenti (come i furti). Secondo uno degli studi più citati (Bell e altri, 2013), la vera discriminante sulla propensione a commettere un reato non è tanto l’origine di un individuo, bensì le sue possibilità di lavoro e di integrazione. Infatti gli stranieri con le stesse opportunità di lavoro della popolazione nativa non sembrano avere maggiori propensione a non rispettare la legge rispetto alla popolazione ospitante. Ricordiamoci che in Italia il rischio che uno straniero sia povero è pari a tre volte quello di un cittadino italiano, e che il reddito medio degli immigrati extra-Ue è di un quarto inferiore rispetto a quello degli italiani. Con queste premesse, si spiega facilmente il motivo per cui è più probabile che uno straniero nel nostro paese scelga di darsi al crimine per vivere.

 

Se gli stranieri non sembrano indurre un aumento del crimine, la loro presenza incrementa invece la spesa in sicurezza. Questo è il risultato di una nuova ricerca condotta dagli studiosi Vincenzo Bove, Leandro Elia e Massimiliano Ferraresi sui comuni italiani. A causa del timore e dell’insicurezza indotti dalla presenza di residenti stranieri, in media la spesa in sicurezza locale è lievitata in modo considerevole nei comuni dove più sono aumentati gli immigrati. In più, l’aumento dei fondi spesi in sicurezza è stato maggiore laddove la popolazione straniera proveniva da paesi più culturalmente distanti dal nostro. Questo effetto non è stato causato dall’accrescere dei rischi reali per la sicurezza - non sono stati individuati dai ricercatori effetti sulla criminalità - bensì dal peggioramento della percezione. Attraverso questionari, si è scoperto che chi ha vicini di casa di nazionalità straniera sostiene con maggiore probabilità che la lotta al crimine sia una priorità nazionale, come anche che l’immigrazione causi l’aumento dei reati.

 

La contro-narrazione

La realtà è più complessa rispetto al racconto di Matteo Salvini. Ci siamo abituati. Ma su questo fronte il ministro dell’Interno non solo non la racconta giusta, ma ha anche peggiorato la situazione. Con il primo “decreto sicurezza” ha infatti circoscritto la protezione umanitaria, e questo ha aumentato le domande di asilo rigettate dalle commissioni territoriali. Risultato? 18mila stranieri irregolari in più presenti sul territorio nazionale, rispetto a quanto sarebbe accaduto senza il decreto, come riporta il ricercatore Matteo Villa su Twitter.

 

In questo modo Salvini ha probabilmente spinto migliaia di persone verso l’illegalità. Gli irregolari infatti sono esclusi dal mercato del lavoro legale, non esistono secondo il fisco e la legge, e così spesso si inseriscono in settori illegali. Ciò che è successo in Germania dopo l’ondata migratoria del 2015 è chiaro: secondo uno studio la maggiore presenza di richiedenti asilo ha comportato un piccolo aumento dei reati, ma solo – e questo è il punto a cui fare attenzione – da parte di chi era meno sicuro di essere accolto e regolarizzato nel paese. Dunque, riducendo le possibilità di integrazione e regolarizzazione Salvini sta scoraggiando molti richiedenti asilo a rispettare le regole (tanto, volenti o nolenti, non avranno il permesso di soggiorno), e destinando all’illegalità chi ha già visto rifiutata la propria domanda. Anche in Italia è stato dimostrato, con uno studio del professor Pinotti (Bocconi), che – se regolarizzati – gli stranieri non presentano tassi di irregolarità particolarmente maggiori rispetto agli italiani. Chi commette più crimini è chi rimane irregolare, e non per differenze culturali, ma solo e soltanto per non aver ricevuto il permesso, che dipende da una legge. Per comprendere meglio questo passaggio si veda l’edizione di SoundCheck del 12 novembre 2018.

 

Quale è stato quindi il risultato dell’operazione-Salvini, in numeri? Lo vedremo da qui ai prossimi anni: oggi possiamo già però simulare l’effetto della maggiore irregolarità degli stranieri causata dal “decreto sicurezza” sul numero dei reati commessi, per il 2020. Basta moltiplicare il numero di irregolari portati da Salvini per la propensione al crimine stimata dalla fondazione Hume. Risultato possibile frutto della stima: +19.516 reati nel 2020 rispetto al 2016 (+2,2 per cento), +5.027 furti e rapine (+3,6 per cento), 77 violenze sessuali in più (+2 per cento). Se le previsioni si avverassero, tanti complimenti al ministro dell’in-sicurezza.

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Commenti all'articolo

  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    19 Agosto 2019 - 15:28

    Lorenzo Borga oggi ci spiega che “la criminalità non arriva con i barconi”. Non volendo star qui a sottilizzare sulla fatale contaminazione tra la “criminalità che non arriva con i barconi” e la criminalità che i quei barconi fornisce, organizza e “arma”, mi limito a rilevare che nel 2015 la “centralità” del ruolo dei trafficanti di esseri umani nella complessa problematica dei migranti era talmente ovvia che l’allora premier Renzi proponeva di bomabrdarne i barconi direttamente nei ricoveri libici. (Certo, ancora si poteva argomentare sulla “totale stupidità” di schierare più imbarcazione sulle coste libiche per soccorrere i “migranti” senza far incazzare Richard Gere, cosicchè l’ambasciatore libico all’Onu, Ibrahim Dabbashi, poteva a buon ragione far notare che la moltiplicazione di navi “umanitarie” avrebbe spinto ancora più migranti a partire dalla Libia procrastinando ogni serio e coordinato intervento preventivo).. Buon rientro dalle vacanze.

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    19 Agosto 2019 - 14:36

    Sig Borga, la Grande Migrazione (maggior flusso o picco del fenomeno iniziato anni prima), a oggi è stata quella nei 2 anni 2015-2017 nei quali si sono effettuati i maggiori errori sulla immigrazione che si potessero fare: il fenomeno non è stato ne gestito ne controllato;se oggi il 51% degli stranieri in Italia proviene dall'Europa e gli atri 2 quartili rispettivamente da Africa e Oceania-Asia il contenimento-controllo del Fenomeno non può essere addebitato all'ultimo anno: in questo la politica dichiarata è stata quella di frenare il fenomeno proveniente dall'Africa- via Libia.Il problema allora non è dagli addosso al Trucione ma molto più intelligentemente (chiunque governerà) che il Fenomeno sia prioritariamente gestito. Ciò necessita di strategia politica e non di vaniloqui sulle ONG con capitani e capitane che si dilettano a aprire i porti. Mamma mia che tristezza e pochezza strategica negli ultimi anni che ci ha portato a questi punti.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    19 Agosto 2019 - 13:55

    La criminalità non arriva coi barconi. La scoperta dell'acqua calda sembra un must del politicamente corretto. Ovvio però che si aggiunga, crei collegamenti e faccia affari, mica opere di bene, con quella autoctona. Negare la realtà e costruire alternative farlocche, impossibili ma in linea con l'anrisalvinismo, è il massimo impegno culturale che imperversa. Tanto, prima o poi si voterà. Anzi tutto questo caos inconcludente, ridicolo, le avvicinerà.

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