Ostaggi della campagna elettorale

Redazione

I migranti di Open Arms non sbarcano: la gara dell’ipocrisia tra Lega e M5s

In questa assurda estate italiana, uno sparuto gruppo di migranti salvati nel Mediterraneo da una nave ong è ostaggio da oltre due settimane di un governo morente. Le 132 persone rimaste a bordo di Open Arms – ancorata a pochi metri da Lampedusa senza l’autorizzazione allo sbarco – sono ormai le pedine degli ultimi, disperati tentativi dei due partiti al governo di racimolare consensi. Certo, l’immigrazione è da sempre un terreno fertile per ogni forma di propaganda, ma mai si era assistito a un gioco tanto pericoloso quanto grottesco, in cui Lega e M5s si muovono con tatticismi sconsiderati sulla pelle di esseri umani. Poco importa se il Tar impone al governo di prestare immediato soccorso alle persone a bordo, ormai allo stremo. Matteo Salvini si impunta nella sua ennesima sfida allo stato di diritto, perché le promesse fatte alla piazza, per uno come lui, valgono di più (e portano voti). Poco importa che la legittimità reciproca tra il leader della Lega e il premier Giuseppe Conte sia venuta meno.

 

L’apice si è raggiunto domenica scorsa, con uno scambio di messaggi tra membri del governo abbassato al livello di squallidi slogan da campagna elettorale. Ora Conte ha scoperto che la linea dei “porti chiusi” non basta, che serve un intervento europeo (come spiegare allora le nostre strane alleanze coi paesi di Visegrád?). Poco importa persino che il decreto sicurezza di Salvini sia carta straccia di fronte alle norme internazionali – lo dicono i giudici – e di fronte alla logica dell’opportunità politica – lo dice Conte, lo direbbe anche il buon senso. Da una parte, Salvini insiste che non scende nessuno, ché lui è “ossessionato dalla sicurezza degli italiani” (eppure – ricordava l’Ispi a dicembre 2018 – il suo decreto sicurezza creerà quasi 700 mila irregolari entro il 2020); dall’altra, il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, non controfirma il divieto di ingresso nelle acque territoriali in nome dell’“umanità” (chissà dov’era questa “umanità” quando firmò il primo divieto).

 

In mezzo ci sono 132 persone, costrette a sperare che le proprie condizioni psico-fisiche si aggravino abbastanza da dover essere portate a terra. E’ un gioco cinico, con una sola certezza: dell’immigrazione a questo governo non è mai importato niente.

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