Salvini indagato per il caso Open Arms. E per il governo rossogiallo è un problema

Luca Gambardella

La procura di Agrigento ipotizza per l'ex ministro i reati di sequestro di persona e omissione d'atti d'ufficio. Ma i nuovi guai giudiziari del leader leghista imbarazzano anche Conte, il M5s e il Pd

“Porti chiusi a scafisti e ong, in arrivo un’altra indagine contro di me per sequestro di persona per il caso Open Arms. Nessun problema, nessun dubbio, nessuna paura. Difendere i confini e la sicurezza dell’Italia per me è stato, è e sarà sempre un orgoglio!”. Scriveva così Matteo Salvini lo scorso agosto dopo l’ennesimo caso di una nave umanitaria lasciata fuori dalle acque territoriali in nome del decreto sicurezza. E oggi è arrivata la conferma: l’ex ministro dell’Interno e attuale segretario della Lega è indagato dalla procura di Agrigento, che ipotizza i reati di omissione d’atti d’ufficio e sequestro di persona. I fatti si riferiscono ai 164 migranti lasciati a bordo della nave umanitaria Open Arms per venti giorni a poche miglia da Lampedusa, in condizioni sanitarie pessime, come appurato dalla perizia della procura. “L’autorità pubblica aveva consapevolezza della situazione d'urgenza e il dovere di porvi fine ordinando lo sbarco delle persone”, scrisse il 20 agosto il pm di Agrigento Luigi Patronaggio. Ora, gli atti saranno girati al procuratore capo di Palermo, Franco Lo Voi, che entro 10 giorni dovrà decidere se confermare le accuse e informare il Tribunale dei ministri o se procedere con l’archiviazione.

 

  

 

I nuovi guai giudiziari che coinvolgono Salvini rischiano di mettere in grande imbarazzo il governo Conte bis. La situazione dell’ex ministro, sulla carta, sembra essere più complicata rispetto al precedente del 2018 per il caso Diciotti. Stavolta contro il leader della Lega c’è anche una sentenza del Tar del Lazio che, accogliendo il ricorso della ong, aveva sospeso il divieto di ingresso in acque territoriali italiane che era stato firmato dal ministro dell’Interno, da quello delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, e quello della Difesa, Elisabetta Trenta. Secondo i giudici amministrativi, costringere i migranti sull’imbarcazione violava le norme internazionali del diritto del mare, che prevedono invece l’obbligo di fare scendere i naufraghi nel più breve tempo possibile al porto sicuro più vicino.

 

 

Resta da vedere se anche il procuratore Lo Voi ravviserà le condizioni per confermare l’ipotesi di reato. In tal caso, sarà il Parlamento a dovere decidere se procedere nei confronti di Salvini. Ma sono soprattutto le conseguenze politiche a preoccupare sia la maggioranza sia l’opposizione. In caso di luce verde dalla procura di Palermo, tutte le forze politiche si troveranno in una paradossale situazione. A cominciare dal premier Giuseppe Conte e dal M5s, che tanto si erano spesi per difendere l’allora alleato di governo nel caso della Diciotti, votando contro l’autorizzazione a procedere. E, soprattutto, dichiarando che in quel caso la decisione di non fare scendere i migranti era stata presa collegialmente dall’intero governo. C’è da chiedersi quindi cosa deciderà di fare adesso Conte: difenderà le scelte fatte da un suo ex ministro? Oppure rinnegherà la decisione, consapevole che insieme a Salvini rischierebbe di contraddire se stesso? E poi c’è il Pd, attuale alleato del M5s. Il partito di Nicola Zingaretti aveva chiesto la cancellazione dei decreti sicurezza approvati dal Conte 1. L’obiezione del M5s ha poi congelato tutto. Ora, la notizia delle indagini su Salvini getta nuove ombre sulle scelte fatte – e mai davvero rinnegate – dai grillini in tema di immigrazione. Insomma, restare al governo con chi ha contribuito a “chiudere i porti” sarà ancora più difficile. E infine c’è la Lega, che invece troverà una nuova occasione per rilanciare uno dei suoi campi di battaglia, quello della difesa dei confini. A rimetterci di più, paradossalmente, da un eventuale rinvio a giudizio di Salvini rischia di essere l’attuale maggioranza invece che il Capitano. Ora tutto è nelle mani del procuratore Lo Voi.

  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it