Onore al genio del carabiniere di Castelvolturno

Giuliano Ferrara

Fare acqua: “Se avanzo, indietreggiatemi”. Trux e i liberali per il Trux gavettonati. E ora prendete bene la mira

Uno vuole bene all’Italia per certi spettacoli memorabili. A Castelvolturno un dj a torso nudo che, pur essendosi platealmente sfiduciato a favore di Facebook, non vuole per capriccio lasciare il Viminale, luogo a lui pressoché sconosciuto in orario di lavoro, ha riunito il summit della Sicurezza con la maiuscola. Fantastici ragazzi e ragazze si sono messi a tirargli dei gavettoni robusti e agili, palloncini colorati pieni d’acqua, a significargli che non tutti sono così coglioni da voler votare su ordine di un Truce, c’è ancora chi al supremo boss del “se avanzo, indietreggiatemi” desidera fargli un bagno d’acqua dolce, dopo tanta dell’Adriatico. Invece di fare come a Hong Kong, cioè bastonarli senza pietà, un maresciallo e brigadiere dell’Arma Benemerita, a un tiro di schioppo dal suo ministro, ha cercato con ragionevolezza di dissuaderli, e alla fine spossato dalla loro allegria screanzata ma non violenta, se ne è uscito, in difesa dei militi dell’Arma gavettonati al posto del ministro, in video virale con un meraviglioso: “Almeno prendete bene la mira”.

 

Ecco, prendere la mira, e bene, è diventato un problema nazionale. Molti concittadini non si rendono conto dell’importanza di un buon mirino e di un corrispondente obiettivo, non per sparare, Dio ne guardi, ma per colpire a acqua il torso trucibaldo che ci voleva rovinare l’estate e l’autunno. Obiettano, distinguono, esercitano un simulacro di ragion politica spogliato della sua essenza, dicono anche cose condivisibili in teoria, eccepiscono sulla gagliarda classe dirigente a cinque stelle, sulle chiare doti degasperiane e andreottiane del signor presidente del Consiglio dei ministri, avvocato Giuseppe Conte, si intorcinano in un dibattito correntizio di partito, sbagliano mira e favoriscono l’ansia di plebiscito di un caporione totalitario senza saperlo che fa finta di guidare il partito del pil, delle infrastrutture e della riduzione fiscale generalizzata dall’alto del suo 17 per cento alle politiche e del suo formidabile potere di intimidazione a forza di sondaggi (Ipsos, Swg, Parlamento europeo). Orbi e cecati credono dunque alla sua favoletta della parola al popolo, si bevono le sue grottesche ragioni a un anno e mezzo dalle politiche del 2018, stabiliscono per via di Montesquieu la legittimità di una richiesta di pieni poteri, la decadenza del Parlamento e delle sue facoltà in nome dell’insurrezione sondaggistica della piazza, e così, al seguito del Trux, si spacciano per liberali o libertari inclini al rafforzamento della democrazia rappresentativa.

 

Non essendo tutti degli imbecilli (molti sì), ci deve essere qualcosa d’altro per giustificare questa prima sconfitta del bossino che è anche l’unica e alla fine sarà autoprocurata. Il Truce non ha ancora offerto esempi di violenza dispiegata, non ci sono le Sa in azione né le squadre, ci si è limitati a gesti di intolleranza penosa della sua scorta e di alcune pattuglie della Digos mandate a caccia di manifesti e lenzuola dipinte sui balconi, brutti segni ma poca roba fino ad ora. Ma sul piano dei segni ogni cosa che dice e che dice di voler fare, tra le quali l’unica significativa è la chiusura dei porti, impossibile come si è visto, offerta come sacrificio alla caccia morale e materiale al nero e al nordafricano famoso, è di rara e violenta semplificazione demagogica. 

 

Uno così è evidente che bisogna cacciarlo via al più presto. E’ chiaro che è stato un errore di profilo costituzionale consentirgli di fare il capataz nel ministero più delicato di un governo repubblicano, è lampante che ha distrutto i suoi alleati con le astuzie della forza, anche quando non l’aveva o la millantava, e ha provocato e isolato i suoi avversari con la minaccia greve e l’interdizione che non sono strumenti né ordinari né straordinari della vita civile e democratica e liberale di un paese avanzato. Ora che è chiaro quanto falsa fosse la pretesa di democrazia del Truce, ora che i suoi liberali e europeisti per il Trux sono definitivamente sputtanati, nel linguaggio e nelle cose, dal suo comportamento, bisogna riflettere al genio del carabiniere di Castelvolturno quando invoca una gioventù e un paese che imparino a prendere bene la mira.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.