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Onore al genio del carabiniere di Castelvolturno

Fare acqua: “Se avanzo, indietreggiatemi”. Trux e i liberali per il Trux gavettonati. E ora prendete bene la mira

17 Agosto 2019 alle 06:12

Onore al genio del carabiniere di Castelvolturno

Matteo Salvini a Castel Volturno in occasione del Comitato nazionale Ordine e Sicurezza (foto LaPresse)

Uno vuole bene all’Italia per certi spettacoli memorabili. A Castelvolturno un dj a torso nudo che, pur essendosi platealmente sfiduciato a favore di Facebook, non vuole per capriccio lasciare il Viminale, luogo a lui pressoché sconosciuto in orario di lavoro, ha riunito il summit della Sicurezza con la maiuscola. Fantastici ragazzi e ragazze si sono messi a tirargli dei gavettoni robusti e agili, palloncini colorati pieni d’acqua, a significargli che non tutti sono così coglioni da voler votare su ordine di un Truce, c’è ancora chi al supremo boss del “se avanzo, indietreggiatemi” desidera fargli un bagno d’acqua dolce, dopo tanta dell’Adriatico. Invece di fare come a Hong Kong, cioè bastonarli senza pietà, un maresciallo e brigadiere dell’Arma Benemerita, a un tiro di schioppo dal suo ministro, ha cercato con ragionevolezza di dissuaderli, e alla fine spossato dalla loro allegria screanzata ma non violenta, se ne è uscito, in difesa dei militi dell’Arma gavettonati al posto del ministro, in video virale con un meraviglioso: “Almeno prendete bene la mira”.

 

Ecco, prendere la mira, e bene, è diventato un problema nazionale. Molti concittadini non si rendono conto dell’importanza di un buon mirino e di un corrispondente obiettivo, non per sparare, Dio ne guardi, ma per colpire a acqua il torso trucibaldo che ci voleva rovinare l’estate e l’autunno. Obiettano, distinguono, esercitano un simulacro di ragion politica spogliato della sua essenza, dicono anche cose condivisibili in teoria, eccepiscono sulla gagliarda classe dirigente a cinque stelle, sulle chiare doti degasperiane e andreottiane del signor presidente del Consiglio dei ministri, avvocato Giuseppe Conte, si intorcinano in un dibattito correntizio di partito, sbagliano mira e favoriscono l’ansia di plebiscito di un caporione totalitario senza saperlo che fa finta di guidare il partito del pil, delle infrastrutture e della riduzione fiscale generalizzata dall’alto del suo 17 per cento alle politiche e del suo formidabile potere di intimidazione a forza di sondaggi (Ipsos, Swg, Parlamento europeo). Orbi e cecati credono dunque alla sua favoletta della parola al popolo, si bevono le sue grottesche ragioni a un anno e mezzo dalle politiche del 2018, stabiliscono per via di Montesquieu la legittimità di una richiesta di pieni poteri, la decadenza del Parlamento e delle sue facoltà in nome dell’insurrezione sondaggistica della piazza, e così, al seguito del Trux, si spacciano per liberali o libertari inclini al rafforzamento della democrazia rappresentativa.

 

Non essendo tutti degli imbecilli (molti sì), ci deve essere qualcosa d’altro per giustificare questa prima sconfitta del bossino che è anche l’unica e alla fine sarà autoprocurata. Il Truce non ha ancora offerto esempi di violenza dispiegata, non ci sono le Sa in azione né le squadre, ci si è limitati a gesti di intolleranza penosa della sua scorta e di alcune pattuglie della Digos mandate a caccia di manifesti e lenzuola dipinte sui balconi, brutti segni ma poca roba fino ad ora. Ma sul piano dei segni ogni cosa che dice e che dice di voler fare, tra le quali l’unica significativa è la chiusura dei porti, impossibile come si è visto, offerta come sacrificio alla caccia morale e materiale al nero e al nordafricano famoso, è di rara e violenta semplificazione demagogica. 

 

Uno così è evidente che bisogna cacciarlo via al più presto. E’ chiaro che è stato un errore di profilo costituzionale consentirgli di fare il capataz nel ministero più delicato di un governo repubblicano, è lampante che ha distrutto i suoi alleati con le astuzie della forza, anche quando non l’aveva o la millantava, e ha provocato e isolato i suoi avversari con la minaccia greve e l’interdizione che non sono strumenti né ordinari né straordinari della vita civile e democratica e liberale di un paese avanzato. Ora che è chiaro quanto falsa fosse la pretesa di democrazia del Truce, ora che i suoi liberali e europeisti per il Trux sono definitivamente sputtanati, nel linguaggio e nelle cose, dal suo comportamento, bisogna riflettere al genio del carabiniere di Castelvolturno quando invoca una gioventù e un paese che imparino a prendere bene la mira.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Agosto 2019 - 14:46

    Constatare ogni giorno come il Foglio si sia pedissequamente appiattito sul politicamente corretto, maxime su Salvini e sul mostro politico Pd+5 S, mi sconcerta. Una boccata d’aria pura l’intervista a Calenda, ma non basta. Leggevo il Corriere e il Giornale, talvolta, di rado, anche Rep. Lessi il primo numero del Foglio, fu sintonia a prima lettura. Avevo conosciuto e apprezzato Ferrara ai tempi del suo appoggio culturale e personale a Bettino Craxi, delle sue convinte, laiche battaglie contro la banalizzazione dell’aborto come un diritto della donna, a prescindere. La sua costante, sincera, mai abbandonata amicizia, al caso anche criticante, col Cav. L’acredine scomposta, volgare, vigliacca, di Luttazzi, Benigni, Sabina Guzzanti e del fuoruscito Antonio Tabucchi, aggiunsero simpatia alla stima. La sua prosa scorreva armoniosa, i suoi dissacranti, ironici paradossi erano input corposi e stimolanti. Metamorfosi evidente, anche di stile.

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  • albertoxmura

    18 Agosto 2019 - 00:29

    "Uno così è evidente che bisogna cacciarlo via al più presto". D'accordo. Se non che l'unico modo democratico di cacciarlo è attraverso libere elezioni. I sotterfugi, gli espedienti, le furbate, le giravolte sono maniere contrarie allo spirito della democrazia, ancorché formalmente compatibili con la Carta costituzionale. Eppoi, se Salvini è pericoloso, i grillini non lo sono da meno, come Renzi e altri esponenti del PD ci hanno ricordato sino a pochi giorni fa. Un governo PD-5S sarebbe come cadere dalla padella nella brace. Occorre avere il coraggio di affrontare l'uno e gli altri nelle urne. Non è detto che si riesca a sconfiggerli, naturalmente. Ma, alla fine è giusto che gli italiani abbiano i governanti che hanno liberamente scelto, per quanto ciò possa dispiacere.

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  • joepelikan

    18 Agosto 2019 - 00:15

    Caro Ferrara, lei è ateo, non ha figli e, mi auguro il più tardi possibile, come tutti lascerà questo mondo. Essendo ateo, non può non considerare se stesso, e chiunque altro, come nulla. Infatti tra due nulla non può che esserci il nulla. Perchè, perciò, uno dovrebbe considerare le sue uscite se non come manifestazioni di un edonismo egotista? Certo non può avere a cuore il bene del Paese...

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    17 Agosto 2019 - 14:53

    Constatare ogni giorno come il Foglio si sia pedissequamente appiattito sul politicamente corretto, maxime su Salvini e sul mostro politico Pd+5 S, mi sconcerta. Una boccata d’aria pura l’intervista a Calenda, ma non basta. Leggevo il Corriere e il Giornale, talvolta, di rado, anche Rep. Lessi il primo numero del Foglio, fu sintonia a prima lettura. Avevo conosciuto e apprezzato Ferrara ai tempi del suo appoggio culturale e personale a Bettino Craxi. L’acredine scomposta, volgare, vigliacca, di Luttazzi, Benigni, Sabina Guzzanti e del fuoruscito Antonio Tabucchi, aggiunsero simpatia alla stima. La sua prosa scorreva piacevolmente appagante sotto i miei occhi, i suoi dissacranti, ironici paradossi mi intrigavano. Che si sia trasformato in un cupo, petulante, irriducibile avversario di Salvini che, per il solo fatto d’aver ridicolizzato alle Europee quelli che “sono pericolosi per quello che sono, più che per quello che fanno”, meriterebbe elogi, non lo capisco. Beh, non sono un Anpino.

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