(Foto LaPresse)

I giuristi chiedono a Lamorgese di rimediare ai pasticci di Salvini sui migranti

Impedire ai richiedenti asilo di iscriversi all'anagrafe è incostituzionale. Lettera di ex magistrati, avvocati e professori al nuovo ministro dell'Interno

Dopo le sentenze dei giudici ordinari, anche la società civile si muove contro il decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini quando era alla guida del Viminale. “Italia stato di diritto” è un’associazione di giuristi, avvocati, notai, magistrati in pensione e docenti di diritto ed ha deciso di inviare una lettera al ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, chiedendole di rimediare al cortocircuito generato dal precedente governo gialloverde. 

 

 

Infatti, in base all’articolo 13 del primo decreto sicurezza voluto da Salvini, il permesso di soggiorno temporaneo, quello rilasciato dopo la presentazione della domanda di protezione internazionale, non è più idoneo per iscriversi all’anagrafe. Secondo le due circolari emanate dall’ex ministro dell’Interno e inviate ai prefetti e ai commissari, le nuove disposizioni avrebbero dovuto coinvolgere anche i richiedenti asilo. L'articolo è stato oggetto di critiche provenienti da più fronti perché accusato di ledere i diritti soggettivi fondamentali dei richiedenti asilo (tra questi, il diritto alle cure mediche, allo studio e alla formazione professionale). 

 

 

“Questa interpretazione risulta incompatibile con una serie di convenzioni internazionali recepite dal nostro paese”, spiegano i giuristi nella lettera inviata a Lamorgese. Una conclusione confermata finora da tutte le sentenze dei giudici ordinari in merito ai ricorsi presentati dai richiedenti asilo. 

 

 

Anche molti sindaci italiani e alcune regioni hanno rilevato nei mesi scorsi l’incostituzionalità del decreto. La loro versione è che l’eliminazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari e del diritto di residenza ai richiedenti asilo, oltre a ledere diritti soggettivi di rilevanza costituzionale, crea confusione tra i funzionari dell’anagrafe. Che, denuncia l’associazione “Italia stato di diritto”, “operano in condizione di estrema difficoltà, perché da un lato sono destinatari di circolari ministeriali che la giurisprudenza ha riconosciuto essere gravemente erronee, dall’altro devono assumere adempimenti la cui omissione comporta responsabilità gravi, anche di ordine penale, oltre che intollerabili lesioni di diritti fondamentali degli interessati”.

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