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Col decreto sicurezza Salvini prende a calci gli ultras

Il testo approvato impedisce a chi ha ricevuto un Daspo 30 anni fa di abbonarsi. L'avvocato Contucci: “I tifosi sono un tipico spauracchio da agitare per raccogliere consenso”

23 Agosto 2019 alle 17:34

Col decreto sicurezza Salvini prende a calci gli ultras

Matteo Salvini alla festa dei 50 anni della curva del Milan (foto LaPresse)

Riparte il campionato, e subito il mondo degli ultras italiani entra in agitazione. La stampa parla largamente di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, leader degli Irriducibili della Lazio ucciso il 7 agosto. E del suo funerale che doveva essere privato ma è diventata l'occasione per radunare alcune centinaia di tifosi con tanto di fumogeni, cori da stadio, saluti romani, e tensioni con poliziotti e giornalisti.

 

Decisamente diversa è invece l'attenzione mediatica riservata ad alcuni risvolti del decreto sicurezza bis a causa dei quali persone che hanno ricevuto un Daspo 30 anni fa si ritrovano, oggi, col divieto di fare l'abbonamento allo stadio. A dare l’allarme con un post su Facebook è stato Lorenzo Contucci, avvocato penalista specialista in legislazione anti-violenza, e tra gli esperti ascoltati in Parlamento proprio per meglio redigere il decreto.

 

“Ma hanno recepito il 10 per cento di quanto avevo detto”, spiega al Foglio. “Il Daspo esiste dal 1989. Mi ha chiamato un mio assistito che ha avuto un Daspo nel 1990, e mi ha detto che per questo motivo non riesce a fare la Roma Card. Conseguenza: non  si può abbonare per le partite in casa, anche se può acquistare i biglietti uno per uno. Né può acquistare i biglietti in trasferta, perché pure per quello ci vuole la tessera del tifoso”. Il ventenne che allora agitò un fumogeno di troppo per essere “ripulito” dovrebbe, ora che è cinquantenne, procedere a una “riabilitazione”. Riparare il danno di allora, denunciare qualche complice, fare lavori socialmente utili. Un caso singolo? “No. Mi hanno chiamato altri: non solo da Roma ma anche da Perugia e da altre città”, ci dice Contucci. In effetti gli abbonamenti per la Roma sono calati da 24.000 a 18.400, anche se in gran parte è evidentemente un problema dei tifosi delusi dalla gestione Pallotta.

 

Secondo Contucci, “c’è una interpretazione totalmente erronea dell’articolo 8 della legge Amato. Ai tempi della morte dell’ispettore Raciti si scoprì che alcune società di calcio davano abbonamenti gratuiti o a prezzo agevolato a gruppi ultras che avevano tra loro soggetti diffidati. Quindi è stata fatta questa norma, che è stata riformata attraverso il decreto sicurezza bis ma la cui sostanza è sempre la stessa, secondo cui è vietato alle società di calcio corrispondere facilitazioni o abbonamenti a prezzo agevolato a soggetti che abbiamo avuto il Daspo fino a che non siano stati riabilitati. Io alle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera avevo proposto di inserire una piccola noticina che diceva ‘negli ultimi cinque anni’, ma non sono stato ascoltato”.

 

D'altronde, osserviamo, la maggioranza gialloverde aveva in antipatia ogni idea di prescrizione. “Sì ma c’è un evidente errore di interpretazione. Se io faccio un abbonamento per spendere 290 euro invece dei 400 che spenderei per comprare i biglietti uno per uno, non è una agevolazione. È quanto viene offerto a tutti! Sarebbe un'agevolazione se io a un soggetto diffidato dessi un abbonamento a 100 euro o addirittura gratis”.

 

Contucci si dice sicuro che riuscirà a smontare la cosa facilmente. “Confido nel fatto che basterà una circolare a far interpretare la norma nel senso corretto. Se ciò non avviene, sono già pronto per andare in sede civile e far fare una interpretazione della norma a un giudice”. Intanto sui social sta montando l’irritazione contro Salvini che, dopo essersi fatto fotografare con gli ultras, li ha trasformati in un obiettivo del suo decreto sicurezza. “Ognuno si fa fotografare con chi gli pare - prosegue Contucci -. Quello che osservo dal punto di vista tecnico è che qua non si parla di politica né di ultras ma di giustizia e logica. Le violenze degli ultras secondo le statistiche dello stesso ministero dell’Interno sono in fortissimo calo, ma immigrati e ultras sono due tipici spauracchi da agitare per raccogliere consenso. Gli ultras peraltro non interessano agli stessi settori politici che poi invece si allarmano quando certe norme dallo stadio vengono estese alle piazze”. 

 

Si è pure detto che se davvero i militanti leghisti scendessero in piazza a manifestare per le elezioni subito come chiesto da Salvini rischierebbero di essere arrestati in massa proprio in base al decreto sicurezza dello stesso Salvini. Solo una battuta? “No. È vero. La cosa però è che ci sono delle libertà che sono costituzionalmente garantite. Io capisco che la Costituzione sia qualcosa di scomodo per qualcuno, però esiste. Se io esibisco uno striscione a una manifestazione in piazza sto adempiendo a qualcosa di costituzionalmente garantito, perché mi è garantita la libertà di manifestare. In questo contesto se avvengono dei disordini semmai potrebbe essere una attenuante, non una aggravante, dal momento che sto esercitando un diritto costituzionalmente garantito. Ma mi sembra che la sensibilità istituzionale sia piuttosto scemata nel corso degli anni”.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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