La scissione del Pd diventa scissione dell'io in Campidoglio

Gianluca De Rosa

Renziani in crisi di identità. Il segretario dem, Andrea Casu, non ha ancora deciso che fare. Giachetti riflette

Roma. Matteo Renzi abbandona il Pd. E in Campidoglio il tic è automatico: che cosa farà Roberto Giachetti? A Roma nel 2016, politicamente un’epoca fa, a sfidare Virginia Raggi per la poltrona più alta del Campidoglio c’era proprio lui. Renziano prima di Renzi, ex radicale, da sempre ultracritico con la Ditta. A seguirlo in giro per la città nei giorni della campagna elettorale era sempre presente Luciano Nobili, che allora iniziò ad essere conosciuto come il luogotenente di Renzi nella Capitale. Oggi i due turborenziani hanno seguito il leader e hanno annunciato il loro addio al Partito democratico. Entrambi si sposteranno nel nuovo gruppo parlamentare di Italia Viva. Giachetti, membro della direzione dem, ha lasciato anche questo incarico. Ma, da ex candidato sindaco, non è solo deputato, ma anche consigliere capitolino tra le fila dem. Il suo scranno in passato aveva già fatto storcere il naso a molti antirenziani, soprattutto tra gli eletti Pd nei municipi, che sottolineavano come lo statuto del partito vietasse il doppio incarico. Adesso, dopo l’addio al Pd, la questione si fa ancora più pressante. A chi vuole sapere se ne chiederà le dimissioni il capogruppo dem in Campidoglio Giulio Pelonzi risponde così: “Non mi permetto di dire nulla, penso che Roberto saprà decidere da solo cosa fare, nella massima stima e rispetto però, gli chiedo di farlo al più presto”. Insomma, si spera in una separazione consensuale. Giachetti potrebbe dimettersi, ma è più probabile che scelga di passare al gruppo Misto, o, in alternativa, al gruppo della consigliera Svetlana Celli legato alla lista civica che sosteneva la sua candidatura a sindaco.

 

Ma sarò solo lui ad andare via dal Pd in città? “Ad oggi non ho contezza né di consiglieri comunali e municipali che abbiano deciso di lasciare il partito”, spiega ancora Pelonzi. E d’altronde nel Pd romano azzerato da Mafia Capitale, nel 2016, i principali alleati dei renziani erano i militanti vicini a Matteo Orfini. Presidente del partito, commissario della federazione romana, mente insieme a Renzi della cacciata “notarile” di Ignazio Marino. Orfini rimane nel Pd e con lui, inevitabilmente, gli eletti in regione, Campidoglio e nei municipi. C’è poi un altro aspetto che rende la scelta dei consiglieri negli enti locali meno pesante. L’ha detto lo stesso Renzi: “Per tre anni Italia Viva sarà un movimento proiettato alle prossime elezioni: non parteciperemo né alle elezioni comunali né a quelle regionali”. E dunque a spaventare i militanti più che le cariche elettivi sono i ruoli nel partito. A partire da quello del segretario romano. Andrea Casu, giovane renziano della prima ora, amico di Roberto Giachetti e Luciano Nobili, primo segretario dopo Mafia Capitale, eletto ai tempi dell’egemonia renziana nel partito, sembra sparito nel nulla. Da giorni non risponde né alle telefonate, né ai messaggi di giornalisti e compagni (o ex compagni) di partito. E l’imbarazzo cresce. Per lui come per Giachetti per adesso i dem romani aspettano, ma dalla prossima settimana potrebbero iniziare i primi nervosismi.

 

C’è poi un’altra questione. Quella del presidente della federazione regionale. Il segretario del Pd Lazio è Bruno Astorre, espressione di Areadem, la corrente del ministro della Cultura Dario Franceschini, candidato vittorioso con il sostengo anche degli zingarettiani alle primarie dello scorso anno, quando sconfisse il candidato della corrente di Orfini, Claudio Mancini, e il candidato vicino al deputato Matteo Richetti, Andrea Alemanni. Alemanni fu poi nominato presidente dell’assemblea regionale del partito. E il suo è l’altro nome su cui aleggia oggi una grande incognita. Richetti è uscito dal partito dopo essersi astenuto durante il voto di fiducia al Conte Bis, e ha aderito al movimento “Siamo europei” di Carlo Calenda, ma ora che Renzi, di cui fu sostenitore, ha lasciato il partito che cosa farà? Da questa risposta dipende probabilmente anche il destino del presidente del Pd Lazio, anche lui per adesso irreperibile. Richettiana è anche la consigliera regionale Valentina Grippo per cui dunque vale all’incirca lo steso discorso. Per il resto alla Pisana la situazione non desta preoccupazioni, d’altronde, non bisogna dimenticarlo, Nicola Zingaretti è il primo presidente eletto per la seconda volta alla guida della Regione Lazio.