Da sinistra: Piero Marrese, Eustachio Follia e Vito Bardi (ANSA) 

alle urne

Basilicata al voto. Il centrodestra punta alla riconferma di Bardi. Pd e M5s si affidano a Marrese

Ruggiero Montenegro

Il generale targato Forza Italia ha incassato anche il sostegno di Italia viva e Azione. Dopo polemiche e dietrofront, il centrosinistra alla fine ha puntato sul presidente della provincia di Matera. In campo anche Eustachio Follia con Volt

Da un lato il centrodestra extralarge, con Azione e Italia viva, a sostegno del governatore uscente Vito Bardi; dall'altro il campo “ristretto” che sta con Piero Marrese, il candidato individuato da Pd e M5s non senza difficoltà. La Basilicata domenica va al voto, le urne saranno aperte anche lunedì fino alle 15, per rinnovare il Consiglio regionale. In campo, nel ruolo di terzo incomodo anche Volt con il candidato presidente Eustachio Follia.

Quelle della Basilicata saranno le terze elezioni regionali del 2024. Ma a differenza di Sardegna e Abruzzo, a cui è stato assegnata una valenza nazionale forse eccessiva, la campagna elettorale lucana ha assunto toni più locali, soprattutto nelle ultime settimane. Quanto alle regole della contesa, non è prevista una soglia di sbarramento per entrare in Consiglio regionale e non è previsto nemmeno il voto disgiunto che ha fatto la fortuna della grillina Alessandra Todde nelle elezioni sarde di fine febbraio.


I candidati e le coalizioni in campo

Sin da subito, dopo il passo falso della Sardegna, il centrodestra si è convinto a ricandidare i governatori uscenti. E' andata così in Abruzzo (dove è stato riconfermato Marco Marsilio) e poi in Basilicata. Ecco dunque il generale Vito Bardi: 72 anni, eletto nel 2019 con oltre il 42 per cento delle preferenze

Su Bardi, senza esitazioni, ha puntato soprattutto Forza Italia. Per lui si è speso infatti in prima persona lo stesso leader forzista Antonio Tajani, resistendo alle perplessità e alle proposte avanzate della Lega, che chiedeva una compensazione dopo aver rinunciato alla candidatura di Christian Solinas in Sardegna. Ha avuto ragione il ministro degli Esteri perché alla fine, complici le divergenze interne al centrosinistra, è riuscito a incassare anche il sostegno di Italia viva e Azione, il cui principale esponente sul territorio è l'ex presidente della Basilicata Marcello Pittella, che alle ultime politiche è arrivato intorno al 10 per cento. Questa volta insomma il campo largo, molto largo, lo ha fatto la destra. Ci saranno i partiti di centro, Lega, FdI e Forza Italia, oltre a una serie di liste civiche. 

La telenovela del "campo largo"


Ben più travagliata è stata invece la scelta del candidato del centrosinistra Piero Marrese, sindaco di Montalbano Jonico e presidente della provincia di Matera. Sarà sostenuto da Pd, M5s, Alleanza Verdi-Sinistra, Partito Socialista Italiano, Possibile, e le liste civiche “Basilicata Unita” e “Basilicata Casa Comune”.

Per arrivare al profilo di Marrese i partiti di opposizione hanno messo in scena una sorta di telenevola in salsa lucana, tra nomi bruciati, screzi e veti (su Azione). E poi candidature annunciate e ritirate a tempo di record. E' questo il caso di Domenico Lacerenza, oculista e primario all'ospedale di Potenza, la cui corsa per la regione è durata appena 48 ore. Era stato candidato praticamente a sua insaputa, come ha spiegato proprio Lacerenza in un'intervista a Repubblica.

In precedenza il Pd era pronto a sostenere Angelo Chiorazzo, leader della lista Basilicata Casa Comune e sponsorizzato dall'ex ministro dem (e lucano) Roberto Speranza. E' stato anche definito il “re delle coop bianche” per la sua attività professionale, è vicino al mondo cattolico. Ma su di lui c'è stato il veto di Giuseppe Conte. Per due volte Chiorazzo ha detto di essere pronto a correre da solo, fino a quando è rientrato definitivamente nelle fila del centrosinistra, schierandosi con Marrese. 

Anche l'ex ministro della Salute Roberto Speranza, lucano, era stato considerato un potenziale candidato del "campo largo", anche in ragione di un rapporto personale con Giuseppe Conte. Ma ha preferito rinunciare spiegando di star ancora scontando "il lavoro svolto durante la pandemia".

 

Una girandola di nomi e trattive che alla fine ha depontenziato il candidato del centrosinistra, in una regione che almeno in una prima fase sembrava contendibile. Se non altro perché qui, alle ultime politiche, i partiti di opposizione avevano raccolto più voti del centrodestra. Tralasciando il fu Terzo Polo, le forze di maggioranza ottennero allora circa il 38 per cento; M5s e i partiti del centrosinistra arrivano oltre il 45 per cento.

Una performance più difficile da replicare oggi, nell'ultimo appuntamento elettorale di rilievo prima delle europee. Venerdì il centrodestra ha chiuso la campagna elettorale a Potenza, con la presenza dei suoi tre principali leader nazionali: la premier Meloni e i suoi vice Tajani e Salvini. Gli avversari Schlein e Conte invece non si sono fatti vedere insieme – hanno pesato i dissidi pugliesi – passando dalla Basilicata in giornate diverse. Indizi di come potrebbe andare a finire.

 

 

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