I candidati del centrodestra alle regionali nascono dalle divisioni

David Allegranti

Salvini deve cedere sulla Puglia, Forza Italia bloccata dalle “beghe” in Campania. Cronaca di una trattativa senza leadership

Roma. “E’ diventata la novella dello stento”, dicono da Forza Italia dopo l’ultimo dei tanti giri di telefonate avvenuto ieri fra alleati riottosi per scegliere le candidature alle elezioni regionali (il centrosinistra sentitamente ringrazia per il tempo messo a disposizione). La Puglia parrebbe risolta – dopo estenuante trattativa, con Raffaele Fitto candidato, quello che Matteo Salvini proprio non voleva e che è costretto ad accettare – i problemi si sono spostati in Campania, territorio di spettanza italo-forzuta, dove oltre al no di Salvini a Stefano Caldoro si sono aggiunti anche i mugugni interni al partito di Berlusconi.

 

Il risultato è che a un certo punto, come possibile candidato contro Vincenzo De Luca, è stato fatto il nome di Antonio Martusciello, tra i fondatori di Forza Italia, e “utilizzato come anti-Caldoro. Salvini si sta prestando ad assecondare le beghe forziste”, dice una fonte di Forza Italia. Salvini d’altronde non è il solo ad avere problemi in questo momento nel centrodestra, nel quale le leadership si costruiscono non per carisma ma sulle divisioni. Anche Forza Italia ha le sue “beghe” da risolvere. A Mara Carfagna non piace Caldoro, è bastato questo a far illuminare gli occhi al segretario leghista, che ha cercato di non soccombere alla tenaglia degli alleati e sfruttato le debolezze degli alleati in Campania per cercare di ottenere il risultato sperato (una candidatura nel Mezzogiorno); Berlusconi, invece, ancora in Provenza, dov’è rimasto per tutto il lockdown, ha dato disposizioni ad Antonio Tajani di non cedere su Caldoro.

 

Delle fragilità campane di Forza Italia sta comunque beneficiando proprio Salvini. Pochi giorni fa, due dirigenti regionali provenienti da Forza Italia, Severino Nappi, già assessore al Lavoro nella giunta Caldoro, e Gianpiero Zinzi, consigliere regionale, sono passati alla Lega. All’investitura ha persino partecipato Salvini, quasi a dimostrare quanto ci tenga a piantare bandierine nel Mezzogiorno a scapito degli alleati.

 

Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno tuttavia opposto resistenza alle sortite dell’ex ministro dell’Interno sulla Puglia, che ha addirittura schierato un suo candidato, Nuccio Altieri, per tentare il difficile spariglio o quantomeno per bloccare la trattativa complessiva sulle regionali, vantando come risultato il 25 per cento ottenuto alle elezioni europee un anno fa. Il gioco delle fragilità incrociate, degli sgambetti e dei dispetti in due regioni è stato sufficiente a fermare tutta la trattativa. D’altronde, ogni regione è una tessera, quindi avere da eccepire su una candidatura significa rimettere in discussione tutto lo schema.

 

La trattativa per settimane è andata avanti così; Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia hanno puntato ognuno sulle fratture dell’altro. Alla Lega serviva un candidato nel Mezzogiorno, quindi ha stoppato Fitto e seminato zizzania in Campania, ma Fratelli d’Italia, in questa fase, si è persino potuta concedere una certa calma, pur mantenendo il punto. In Puglia ha difeso Fitto, in Campania si è sottratta al tentativo (riuscito) di Salvini di alimentare le divisioni dentro Forza Italia: “Fratelli d’Italia sulla Campania ha mantenuto una posizione silenziosa: c’è un patto che prevede sia Forza Italia ad indicare il nome del candidato presidente, a meno che non vi sia un accordo diverso tra le parti. Noi abbiamo detto che tutti gli accordi si possono modificare, basta che a volerlo siano tutti gli alleati”, ha detto ieri al Corriere del Mezzogiorno Ignazio La Russa, tra i più alti dirigenti di Fratelli d’Italia, che ha seguito le trattative per il centrodestra, dove nessuno ha la forza sufficiente a dominare gli avversari. Salvini ha perso consenso, Giorgia Meloni deve ancora guadagnarlo.

  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.