I no degli alleati a Susanna Ceccardi, candidata in Toscana fuori sincrono

David Allegranti

Dopo Forza Italia, via Tajani, anche Fratelli d’Italia vuole cambiare candidatura alle regionali

Roma. In politica il tempo è essenziale, c’è un momento giusto per ogni candidatura. Forza Italia e Fratelli d’Italia credono che quello di Susanna Ceccardi, europarlamentare della Lega in campo alle elezioni regionali in Toscana, fosse due anni fa. Con un altro contesto, con Salvini versione Re Mida, l’identitarismo leghista incarnato dall’ex sindaca di Cascina avrebbe potuto battere il centrosinistra. Così peraltro è avvenuto, a Pisa, a Siena, a Massa nel 2018. Poi le cose sono cambiate. 

 

Cambiate, e non poco. E’ quel che pensa Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, che al Foglio ha spiegato ieri perché sarebbe meglio scegliere un altro nome al posto dell’europarlamentare Ceccardi. Ma anche il partito di Giorgia Meloni condivide analoghe preoccupazioni. “Ci sono dei problemi”, dice al Foglio Achille Totaro, senatore di Fratelli d’Italia. “La candidatura di Ceccardi per la verità non era stata concordata ed era stata tirata fuori prima dell’emergenza sanitaria. Adesso è tutto fermo per le trattative a livello nazionale. Non mi permetto di suggerire alla Lega chi sia meglio o peggio, ma senz’altro noi di Fratelli d’Italia avremmo delle persone autorevoli da spendere”. Serve un profilo preciso, aggiunge il senatore Totaro, completamente diverso da quello della pisana Ceccardi: “Anzitutto, il candidato dovrebbe essere di Firenze, perché tra Firenze e provincia ci sono un milione di persone e se, tolti i grillini, veniamo sconfitti di nuovo lì 60-25, come già successo alle ultime amministrative, significa che perdiamo automaticamente la regione. Vincere, magari di poco, in altre province, non sarebbe sufficiente a riequilibrare la cocente sconfitta di Firenze”. Una zona in cui il candidato di centrosinistra, Eugenio Giani, è molto noto, dice Totaro, “non ha nemici, si va benvolere ed è onnipresente”.

 

In più, osserva il senatore di Fratelli d’Italia, “serve una persona che conosca bene la macchina amministrativa regionale e le problematiche della regione. L’esperienza in situazioni del genere è importante”. Totaro spiega che sarebbe brutto fare dei nomi sostitutivi, “ma il centrodestra deve fare questa valutazione. Nel mio partito se ne parla, nella coalizione non so. In Toscana il centrosinistra, che pure non è il Barcellona di qualche anno fa, sta facendo un ragionamento simile a quello di Stefano Bonaccini. In Emilia-Romagna, Bonaccini sapeva che con i dati delle europee avrebbe vinto il centrodestra, mentre con i dati delle comunali avrebbe vinto il centrosinistra. Ha dovuto replicare la situazione delle amministrative e c’è riuscito con tante liste civiche, compresa la sua”. Il centrodestra in Toscana invece è indietro, e non da ora: “Già a Firenze abbiamo fatto le liste civiche all’ultimo minuto, e i candidati hanno preso pochissimi voti. Su 50 candidati, in 40 erano sotto le dieci preferenze. Se guardiamo invece le liste del centrosinistra, come quelle che hanno sostenuto Dario Nardella a Firenze, c’è gente che ha preso anche 600, 500 o 400 preferenze. Vengono dall’associazionismo, dal mondo dello sport, sono in grado dunque di convincere gli indecisi. Per questo dico che siamo molto indietro. La Toscana non è come le altre regioni, dove partiamo avvantaggiati. Se vogliamo invertire il trend, non possiamo decidere all’ultimo minuto”. Che gli alleati di Salvini siano comprensibilmente irritati per il modo con cui ha condotto le ultime trattative non deve stupire. Dice una fonte di Forza Italia, partito che avrebbe voluto candidare il senatore Massimo Mallegni: “Se Salvini dice Caldoro non va bene, Fitto non va bene... è inevitabile che qualcuno gli dica Ceccardi non va bene, non potendo dire Zaia non va bene”. Zaia d’altronde nella Lega è oggi l’unico intoccabile.

  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.