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“Spiegherò i benefici del Mes a Salvini e Meloni. Quei soldi servono”. Parla Tajani

Salvatore Merlo

L'opportunità del Fondo salva stati, le ricette per una crisi che non è solo sanitaria e le miopie sulle quali si gioca il futuro dell'Europa. Le due lingue del centrodestra

Roma. “E’ molto importante che l’ultimo decreto sull’emergenza virus stavolta sia fatto bene, diciamo meglio dei due precedenti. Bisogna tutelare l’economia. Bisogna che qualcuno ci pensi. Intervenendo tempestivamente, perché in questi casi il tempismo è tutto. Il Parlamento può e deve migliorare i decreti fin qui approvati. Il governo invece deve istituire subito un fondo per le imprese. Adesso, con il decreto di aprile. Questo Conte lo deve capire. Ci saranno problemi sociali, prima ci si muove meglio è. Ci sono i soldi della Bce. E si può ottenere che la Banca europea degli investimenti faccia di più, che emetta titoli da far acquistare alla stessa Bce”. Dice così Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia, poco prima di incontrare per la seconda in dieci giorni il presidente del Consiglio, assieme a Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Gli alleati del centrodestra spesso danno l’impressione di parlare lingue diverse. Per esempio sul Fondo salva stati, il Mes. “Siamo una coalizione non un partito unico. Ma sul Mes credo di poter convincere Salvini e Meloni. Dobbiamo prendere quei soldi, senza subire condizioni”.

 

“Il rischio è che nel giro di un anno o poco più il debito pubblico salga fino a raggiungere la vetta del 150 per cento”, dice Antonio Tajani. “E sarà quasi inevitabile, considerato che da qui a un anno lo stato dovrà sostenere l’intera economia nazionale. E’ evidente che un indebitamento simile porterebbe l’Italia sulla soglia del default. Lo stato cercherà soldi, e si rifarà sui cittadini aumentando la pressione fiscale, immaginando prelievi forzosi, tasse patrimoniali, proprio per evitare il fallimento. Una situazione tragica. Che va presa di petto. Senza perdere tempo. Una situazione che va prevista e anticipata”.

 

Attraverso il Mes? “Quei 410 miliardi vanno utilizzati. E vanno utilizzati proprio per le ragioni che ho descritto poco fa. Sia chiaro però che i nostri alleati, Salvini e Meloni, hanno ragione quando dicono che i meccanismi per adesso previsti dal Mes non vanno bene. Ma nessuno pensa di attivare il Fondo salva stati con improvvide richieste di aiuto e di conseguenza con l’avvio di rinunce alla sovranità nazionale e sanguinosi imposizioni. L’Italia deve sfruttare i mezzi finanziari del Mes senza vincoli. Lo ripeto: senza vincoli. Perché qui non stiamo andando incontro a un aumento del debito per via di politiche economiche sconsiderate. Siamo investiti da una crisi sanitaria senza precedenti. E allora il Mes deve diventare un fondo antitasse, un fondo salva cittadini e salva imprese”.

 

Giorgia Meloni ha detto che piuttosto scatena l’inferno. E ieri Salvini ha ripetuto: “Il Mes mai, sotto qualsiasi forma”. C’è qualche dissonanza, diciamo. “Guardi, si tratta di fare un’azione a favore dell’Italia non una rinuncia alla sovranità nazionale. L’Italia non deve fallire e gli italiani non meritano di pagare altre tasse. Mi pare chiaro. E sensato. Sono sicuro che alla fine Salvini e Meloni mi daranno ragione”.

 

Ci sono molti paesi, tra cui l’Olanda, che storcono il naso. Sono più che restii anche solo a ragionare di ipotesi del genere. “L’Europa o diventa protagonista per aiutare i suoi popoli oppure sarà uccisa dal coronavirus. Io sono un europeista, ma non sono uno sciocco e un suicida. Se dovesse prevalere la miopia di alcuni paesi del nord, se dovesse prevalere l’idea manifestata dall’Olanda, che vuole un Mes condizionato alla ristrutturazione del debito e alla sostanziale rinuncia dell’Italia a gestire in autonomia il suo bilancio, allora dico: grazie e arrivederci. Non ci interessa. Ma, attenzione, a quel punto non sarà stato fatto un torto all’Italia. Su questa storia si gioca il futuro del processo di integrazione europea. E’ un punto di svolta. Qui l’Europa o compie il suo destino storico o muore. E infatti lo ripeto, se il Mes sarà utilizzabile senza condizioni allora quei soldi non solo vanno presi, ma devono essere presi. Dire di no ai fondi, se offerti senza vincoli, sarebbe un errore altrettanto tragico di quello che l’Europa compierebbe se imponesse delle condizioni”.

 

Qual è il giudizio sui decreti fin qui approvati? “Il giudizio complessivo è che si è perso tempo. Si va piano. Mentre il virus va velocissimo. L’economia è dimenticata. I negozi sono chiusi, il turismo è azzerato, le partite Iva non fatturano, ora vogliono chiudere le fabbriche. Bisogna organizzare il sostegno e disporre già adesso gli strumenti per il rilancio. Noi siamo disponibili a fare tutto quello che si deve. I due decreti fin qui emanati vanno migliorati in Parlamento. Sono fatti male. Alcune cose sono incredibili”.

 

Per esempio? “Le pare normale che non abbiano pensato di sfruttare la flessibilità ottenuta dal Patto di stabilità per modificare il fisco? Va introdotta una flat tax. Ora che si può. E bisogna approfittare della flessibilità per sbloccare i crediti che le aziende vantano con la Pubblica amministrazione: sono 60 miliardi. Ossigeno. Quanto al decreto di domenica, è troppo pasticciato nella parte che riguarda le imprese. Tra governo e regioni non si capisce niente: quali aziende devono chiudere? Per questo dico che il Parlamento deve riunirsi ed emendare i decreti”.

 

Intanto è in preparazione il terzo decreto. Quello di aprile. “Deve diventare il decreto che si occupa di disegnare il rilancio dell’economia una volta risolta l’emergenza sanitaria. L’ho detto prima: va istituito un fondo. E vanno immaginati incentivi e defiscalizzazioni, in particolare per quei settori che sono stati devastati come il turismo”. E’ quello che direte a Conte. “Ho con me un faldone di proposte articolate. Spero che la collaborazione venga accettata, stavolta”.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.