Mario Draghi (foto LaPresse)

Parlare di Draghi non è una grande idea

Redazione

Lasciare stare l’ex capo della Bce, far lavorare Conte e stop sciocchezze sul Mes

Le ruggini restano, non basta neanche la crisi sanitaria nazionale a trasformare il tavolo tra governo e opposizione in un luogo di confronto fattivo. Arrivano Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani a Palazzo Chigi, tra mani da non stringere e distanze fisiche da rispettare, ma sono le distanze politiche a non sembrare colmabili. Arrivano preceduti da ammiccamenti verso un governo detto di salute pubblica o issimo, per il quale si lascia trapelare il nome da whatever it takes, quello di Mario Draghi, e quelli di altri super tecnici, ciascuno potenziale factotum del suo specifico pezzo di emergenza. Bellissimo, ma senza fondamento politico e senza un’agenda. Whatever abbiano loro a che fare con un programma coerente con la vita e le opere di Draghi. Lì per lì, in attesa del governo di salute pubblica (o forse per causarne ancora di più la necessità) sparano un po’ di “più uno” alle scelte governative. I miliardi per ora messi a disposizione per gli aiuti a chi è colpito economicamente sono 10? facciamo 30 e non se ne parli più.

 

 

Il paese è messo sotto controllo come area omogenea di protezione, tenendo in funzione l’essenziale? No, facciamo meglio, chiudiamo proprio tutto e buonanotte. Dialogo (si fa per dire) preceduto da una campagna per il rinvio del voto sul Mes (Meccanismo europeo di stabilità), fissato, saggiamente, tra pochi giorni. Ma i 10 miliardi, che i tre del centrodestra vorrebbero far salire a 30, bisogna chiederli al mercato. Al quale sarebbe molto sgradita un’Italia intenzionata a smarcarsi dal cammino comune europeo sul Mes e sulle altre questioni ad esso legate. I Btp hanno più capacità di tenere bene il mercato se l’Italia è inserita nella cooperazione europea (che esiste, anche se non arriva alle emissioni congiunte, al famoso eurobond). Candidare Draghi, l’uomo della credibilità internazionale, e insieme mostrarsi non credibili sulla gestione del deficit, non è una gran mossa. Meglio salutarsi e restare ognuno al suo posto, senza strette di mano

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