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Il grillismo che combatte danni prodotti dal grillismo. Strana opera al Maxxi

Le lettere al direttore Claudio Cerasa del 19 febbraio 2020

19 Febbraio 2020 alle 06:00

Grande show: il grillismo che combatte danni prodotti dal grillismo

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Al direttore - Ho letto che nella giornata di martedì il Movimento 5 stelle ha fatto il seguente tweet: “Se si spezza la fiducia nei confronti della politica e delle istituzioni nessuno rispetterà più le leggi e nessuno rispetterà più quello che dicono le istituzioni dello stato”. Disse il partito nato con un vaffanculo.

Luca Martini

Era contro l’euro e ora è a favore dell’euro. Era contro il Mes e ora è a favore del Mes. Era contro Macron e ora è a favore di Macron. Era contro le alleanze e ora è a favore delle alleanze. Era contro il Pd e si è alleato con il Pd. Era contro la Lega e si è alleato con la Lega. Era contro Forza Italia e, in Europa, si è alleato con Forza Italia. Doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno ed è diventato il tonno che difende la scatoletta. Il tentativo del M5s di presentarsi come normale è forse la miglior scenetta comica mai orchestrata da Beppe Grillo.

 

Al direttore - Il mantra del “Dio unico” quale cifra della portata rivoluzionaria dell’attuale pontificato ha ormai trovato posto (quasi) fisso nell’omelia domenicale di Scalfari. Al punto che non fa più notizia (ammesso e non concesso che tale sia mai stata). Nella singolare quanto stravagante ermeneutica scalfariana, questa unica, indistinta e anonima divinità sarebbe ciò che idealmente dovrebbe unire in un afflato fraterno tutti i popoli superando in tal modo le divisioni tra e all’interno delle religioni, spesso e volentieri sfociate in lotte e guerre. Ora ciò che a Scalfari sembra sfuggire è il non banale dettaglio che il Dio cristiano è sì unico, ma a differenza di tutte le altre religioni è allo stesso tempo trino: uno in tre persone, Padre Figlio e Spirito Santo. Ed è così non per un qualche capriccio sofistico, ma per il fatto che l’essenza ultima della vita divina e, di riflesso, quella umana, consiste nella reciproca donazione e nella perfetta comunione che non si può dare che tra persone (che poi l’esperienza sembra stia lì a dimostrare il contrario, questo non sposta di una virgola il discorso ed è anzi la miglior prova del fatto che gli uomini hanno bisogno di salvezza). Detto altrimenti: il Dio cristiano è uno ma non è solo, il suo essere consiste nell’essere-in-relazione, ciò che per un verso è alla base del concetto stesso di persona distinto da quello di individuo, per altro illustra in modo chiaro il proprium del Dio cristiano in quanto amore che, appunto, non si può dare che tra persone. Il carattere trinitario del Dio cristiano non è dunque un orpello teologico, ma rappresenta la natura stessa di Dio. Ciò che è stato cristallizzato svariati secoli orsono nel Simbolo della fede, ossia il Credo (nella formulazione apostolica o niceno-costantinopolitano poco cambia in questa sede), che in poche parole riassume tutto ciò che ogni cattolico – a prescindere dal suo stato – è tenuto a credere, e che perciò stesso non è nella disponibilità di chicchessia.

Luca Del Pozzo

 

Al direttore - L’on. Andrea Marcucci, capogruppo Pd al Senato, nonché uomo di punta della corrente riformista dei democratici che fa capo a Luca Lotti, in relazione allo scontro in atto tra Pd e Italia viva, ha affermato: “Credo che Matteo abbia colto una chiara capacità di rafforzamento della componente riformista del Pd, e questo lo preoccupa. La sua scommessa al momento della creazione di Iv, coincidente con quella di certi dirigenti del mio partito, era sulla spinta radicale che avrebbe portato il Pd sempre più a sinistra. Cosa che magari alcuni dei nostri avevano anche auspicato, ma che non mi pare stia accadendo. Qualcuno, nel Pd, ha favorito la scissione di Renzi: io invece ho vissuto sia la sua, sia quella di Bersani, come due ferite dolorose…”. E’ proprio come dice l’on. Marcucci? La “… componente riformista del Pd…” si sta rafforzando? Stando a quanto avviene in questi giorni nella discussione sulle candidature dei governatori di Pd e Iv per le prossime regionali in Toscana, Marche, Campania, Liguria, Veneto e Puglia, a me non pare affatto. Anzi avviene il contrario (vedere Allegranti sul Foglio del 18 febbraio). A eccezione, difatti, della sola Toscana in cui è impossibile per il Pd rifiutare una candidatura comune con Iv nella persona di Eugenio Giani, in tutti gli altri casi si va verso candidature separate tra democratici e renziani. Ma soprattutto è la caratterizzazione politica delle candidature che il Pd propone in determinate regioni come Marche, Liguria, Veneto e soprattutto Puglia, tutte orientate a un orizzonte “progressista” (leggi: populismo di sinistra) e non riformista, a preoccupare. In Campania, poi, sta succedendo qualcosa di apparentemente incredibile: De Luca viene sì indicato ufficialmente come prossimo candidato Pd a governatore, ma c’è già chi sta lavorando (Orlando e Sarracino) perché De Luca desista dal presentarsi o, quanto meno, sia depotenziato nella sua autonomia politica da un accordo politico con i grillini campani. E tutto questo sarebbe un rafforzamento della componente riformista del Pd? No. A me pare piuttosto un’estensione sul territorio dell’asse Pd-M5s, garante Conte. Lacrime.

Alberto Banchi

  

Al direttore - Sono costernato, umiliato offeso, rammaricato, esco dalla preview della mostra “Real_Italy” appena inaugurata al Maxxi di Roma. La mostra “Real_Italy”, al Maxxi dal 7 febbraio al 26 aprile, presenta ora gli esiti materiali delle prime due edizioni, ovvero le opere, esattamente quattordici, a firma, tra gli altri, di Yuri Ancarani, Giorgio Andreotta Calò, Lara Favaretto, Flavio Favelli, Margherita Moscardini e Patrick Tuttofuoco. Reduci da una serie di esposizioni all’estero, queste opere sono entrate a far parte del patrimonio dello stato italiano, che le assume a manifesto della vitalità dell’arte contemporanea nazionale. Il mio stupore si trasforma in rabbia quando vedo rappresentato in un murales, una sorta di reticolato che mette in relazione tra loro vari insiemi diversamente rappresentati, vari soggetti tristemente noti alle cronache peggiori e più drammatiche della nostra storia repubblicana, un guazzabuglio che pone sullo stesso piano mafiosi, stragisti, luoghi di stragi, vittime della mafia, magistrati, uomini politici e delle istituzioni legati al periodo più nero della Sicilia e dell’Italia. Tra di essi Aldo Moro e Piersanti Mattarella e, in particolare, la Democrazia cristiana nazionale e siciliana, indicati alla stessa stregua, di mafiosi e stragisti. Alla mia richiesta di spiegazioni all’artista, tale Eva Frapiccini, del perché ha messo solo la Democrazia cristiana, mi ha risposto con una frase “colorita” che esprimeva, diciamo, “disprezzo” per quel partito, l’unico, ripeto, citato nell'opera. Sono sempre stato contrario a ogni tipo di censura, ma di fronte alla partigiana scelta di voler calpestare la memoria e i valori di chi è morto per l’Italia non posso tacere. Auspico almeno che mi si spieghi perché un’istituzione pubblica faccia certe scelte. Non chiedo altro, solo di spiegarmi perché.

Angelo Argento, presidente di Cultura Italiae

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Commenti all'articolo

  • Chichibio

    19 Febbraio 2020 - 12:19

    Real Italy. Da qualche tempo le mostre di similarte, non solo quelle esibite in luoghi deputati all'"alta" cultura ufficiale, ma anche quelle dei pittori della domenica vantano un titolo. Rigorosamente in inglese.

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