Perché la Lega, in Toscana, punta ancora sul sindaco di Grosseto

David Allegranti

Il nome di Antonfrancesco Vivarelli Colonna è tornato a circolare dopo la sconfitta in Emilia-Romagna, quando Salvini s'è convinto a ripiegare su una candidatura non marcatamente leghista

Roma. Il centrodestra toscano sta ancora cercando una candidatura per le regionali di fine maggio, ma è stato fatto un passo in avanti. Secondo lo schema e la spartizione della coalizione di qualche settimana fa, la scelta toccherebbe alla Lega. Dopo la sconfitta in Emilia-Romagna, tuttavia, Matteo Salvini s’è convinto a ripiegare su una candidatura non marcatamente leghista. Un modo per cercare di strappare la Puglia agli alleati, visto che per il momento tocca a Giorgia Meloni. Dunque il candidato giusto potrebbe essere un civico.

 

I nomi non abbondano e nelle ultime ore è tornato a circolare quello di Antonfrancesco Vivarelli Colonna, sindaco di Grosseto. Imprenditore agricolo di origini nobili, nelle scorse settimane il sindaco grossetano – la cui scelta per Grosseto è stata un’invenzione di Stefano Mugnai, coordinatore toscano di Forza Italia – aveva detto al Corriere Fiorentino di non essere più disponibile a correre: “Sono in forte imbarazzo se mi chiamano. Avevo dato la mia disponibilità a lottare con le unghie e con i denti, come ho sempre fatto, contro il centrosinistra che ha distrutto la Toscana e il paese, ma a soli tre mesi dal voto per la mia formazione e per come faccio le cose sono in fortissimo imbarazzo”. Nel centrodestra toscano sono tuttavia convinti che in caso di chiamata da Roma, dove tutto si decide, il sindaco di Grosseto non si tirerebbe indietro. Da un paio di giorni si è infatti ricominciato a parlare di Vivarelli Colonna come possibile sfidante di Eugenio Giani, candidato di centrosinistra già in campagna elettorale da mesi. “Il problema è che se si torna a votare a Grosseto perdiamo sia la città che la provincia”, dice al Foglio un esponente del centrodestra toscano.

 

La sconfitta in Emilia-Romagna sembra aver lasciato più strascichi del previsto nella coalizione. Perfino il burbanzoso Salvini ha perso fiducia nella capacità della Lega di farsi largo in una Regione sì ostile ma che senz’altro ha regalato gioie al centrodestra in questi anni. Basti ricordare le vittorie recenti di Pisa e Siena, arrivate però non per caso. Soprattutto nel caso di Pisa, il centrodestra a guida leghista aveva preparato la sfida elettorale con il Pd con attenzione e per tempo. In questo caso, come spesso capita, gli avversari del centrosinistra sono in ritardo. Da qui nasceva la comprensibile impazienza di Vivarelli Colonna dei giorni scorsi.

 

Al netto di queste incertezze, c’è una questione che va sollevata: non è che la Lega nelle (ex) regioni rosse dopo la cavalcata degli ultimi anni ha saturato l’elettorato e raggiunto il massimo possibile? Secondo uno studio del Cise questo è quanto avvenuto in Emilia-Romagna. Significativo già il titolo: “Le aree inurbane non sono diventate di destra, lo erano già”. Finora la divisione classica è stata questa: al centrosinistra i centri urbani, alla Lega le periferie. Il voto emiliano-romagnolo non ribalta questa tendenza ma dice, osserva il Cise, che all’interno di questa divisione c’è un dato da osservare. “Il Pd e il centrosinistra abbiano aumentato i propri voti di 4.3 e 12.8 punti percentuali rispetto alle europee. Un dato più ampio rispetto ai comuni capoluogo dove l’aumento è stato rispettivamente di 1.8 e 12.4 per cento. Al contrario la Lega ha ridotto il proprio bagaglio di voto sia nei comuni capoluogo (-2.4 punti) che nei comuni non capoluogo (-1.4) corrispondenti a un calo della coalizione di centrodestra di rispettivamente 1.1 e 0.9 punti”, scrive il Cise. Certamente, stiamo parlando di aree – i comuni non capoluogo – “dove la Lega aveva raggiunto il proprio massimo storico e su cui probabilmente il proprio bacino potenziale di votanti si stava esaurendo, rispetto al Pd dove invece alle Europee il risultato in termini percentuali non era stato esaltante e il margine di ripresa era più ampio”. Sarà interessante capire se anche in Toscana la Lega ha saturato tutti gli spazi nell’opinione pubblica.

  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.