Cosa si ferma (e cosa no) nell'"Italia zona protetta"

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Una passeggiata a Wuhan (in stile de Gaulle a Parigi appena liberata).

 

Per le cose nostre nazionali, in attesa di una passeggiata a Codogno o dove vorrete, sempre fate riferimento al bollettino delle 18.

 

Quella che è stata introdotta per l'intero territorio nazionale è una misura inusuale e forse innovativa. L'innovazione è nella gradualità e nella selettività. Può essere, e mostrarsi nel tempo come tale, un giusto punto di equilibrio tra il mantenimento del minimo essenziale di attività produttive e logistiche e il rispetto delle precauzioni collettive. Non c'è una parola per indicare questa specie di coprifuoco attenuato. E si è ricorso ai colori (stabilendo la zona arancione, come gradazione inferiore alla zona rossa, anch'essa definita in modo un po' vago ma intesa come zona di blocco totale) oppure a definizioni sul filo della letterarietà o del paternalismo (o perfino, a essere perfidi, dell'intimidazione mafiosa, ma qui stiamo giocando un po' con le parole, quindi non arrabbiatevi) con "Italia zona protetta". L'innovazione vera, anche molto interessante, è che il significato di queste espressioni (arancione o zona protetta) è poco definito semplicemente perché è incompleto. A completarlo deve essere chi legge, chi riceve il messaggio, e quindi deve tinteggiare da sé un pezzetto di arancione o, per essere meno infantilmente poetici, deve proteggersi anche un po' da sé. Proteggiti che lo stato ti protegge (così escludiamo anche l'univocità della protezione mafiosa). Insomma tutta questa innovazione semantica, unita alla scorza del pregiudizio, ha mandato un po' in confusione i giornalisti che dovevano spiegare all'estero cosa stesse succedendo in Italia. Fino a spingere la nostra ambasciata di Londra a dare un po' di spiegazioni. E quindi esplicitando (manca la parola unica, perciò bisogna usarne tante) e facendo esempi si è cercato di spiegare cosa si ferma e cosa non si ferma in Italia.

 

 

Che poi, l'ambasciata italiana potrebbe osservare come tutti i governi, in un modo o nell'altro, fail to detail.

 

  

Insomma è difficile dare ordini perentori su un sistema complesso, prendete solo la logistica e gli approvvigionamenti di merci necessarie, senza fare terribili disastri. Quindi (e in futuro sarà materia di studi politologici) si è scelta una strada fatta, malgrado l'enfasi sulla chiusura, più di forti suggerimenti, di indicazioni ufficiali con blande misure coercitive, che di ordini tassativi. Una specie di nudge (la teoria della spintarella verso il comportamento giusto) in versione rafforzata e puntellato da alcune ordinanze settoriali di facile e verificabile applicazione. L'opposizione è andata a confrontarsi e ha riconosciuto di apprezzare alcune direttrici dell'azione governativa salvo applicare il metodo del più uno, ovvero dell'aggiunta quantitativa a prescindere, chiesta per mostrare di essere importanti. Esempio di scuola il Salvini che definisce pochi i 10 miliardi di cui aveva parlato il governo, ma ancora più importante è il più uno sullo stop alle attività, con le opposizioni che mettono sul tavolo la richiesta di "fermare tutto", dall'aria irrealistica. Poi c'è un caso specifico a parte, quello del Mes. Siccome qualcuno ha notato che l'approvazione del meccanismo europeo di stabilità è rimasta in agenda e addirittura è presente a breve nello scadenzario dei voti parlamentari ecco che è scattato il complottismo per dire che l'Europa se ne frega delle emergenze vere per imporre le sue riforme anti-sovraniste. Ma il Mes, che rafforza la cooperazione tra gli stati dell'euro, ora è anche una delle priorità della crisi sanitaria, perché, se l'italia deve andare a bussare ai mercati internazionali per vendere i titoli con cui farà il nuovo deficit aggiuntivo, è bene, anzi è necessario, che ci vada con la copertura di un sistema europeo integrato. Non è la piena mutualizzazione del debito ma è l'ombrello di credibilità allargato che da anni ci consente di ottenere interessi migliori di quelli che avremmo da soli. Quindi ora fare gli anti-Mes significa esporre i Btp a rischi di cui faremmo molto volentieri a meno.

 

 

A proposito, mercati ancora nervosissimi.

 

Questione carceri: c'è una mediazione non molto pubblicizzata per arrivare a migliori condizioni nei rapporti coi parenti e nei contatti con l'esterno dopo le clamorose azioni di protesta di ieri. Anche in questo ambito arrivano consiglio non ricevibili dall'opposizione.

  

 

A proposito di cose che non si fermano.

 

  

E cose che si fermano con giudizio (il ferragosto invernale di Bergamo).

 

 

L'Europa e quello che può fare. Però, di fronte a iniziative come la chiusura del Brennero da parte degli austriaci, l'Europa potrebbe cominciare a farsi sentire anche come custode, pur in condizioni eccezionali, delle libertà di spostamento. Le eccezioni, accettabili e da noi anche auspicate, vanno governate, e non si può lasciar mettere in campo dinamiche opportunistiche.

 

  

Un po' di correzioni utili (perché questa storia dei 4,5 metri e dei 30 minuti di sopravvivenza in aria ha girato tantissimo, andando anche a occupare il prime time televisivo).

 

 

In Francia litigano sugli interessi danneggiati di chi è contrario alle partite di calcio a porte chiuse.

 

 

Nuovo motto: rassicurarne 85 per spaventarne 15 (efficace?).

 

 

E non dire niente o dire tardi per spaventarne, involontariamente, tanti (altra strategia).

 

 

Ripescaggio, a proposito di protezioni, del divertente dialogo probabilistico che vede impegnato Nassim Nicholas Taleb, l'autore del Cigno Nero e di altri studi su ciò che potrebbe andare storto e su ciò che potrebbe andare a finir bene. Il succo del dialogo è che è meglio esagerare con la precauzione (non sempre ma di fronte a un rischio sistemico sì) e che quindi un po' di panico è meglio sperimentarlo prima che dopo. Proprio ciò che Taleb accusa Donald Trump di non stare facendo.

 

  

Interessante a questo punto vedere come si distribuiscono gli elettori americani nel giudicare sul giusto grado di impegno e legislazione specifica per affrontare la crisi del virus. Divergono, i trumpiani sovranisti, dalla più recente indicazione dei sovranisti nostrani, trascinati da Salvini sulla linea iperinterventista del "fermiamo tutto".

 

  

Boris Johnson e la schiacciante maggioranza messi alla prova da un voto su 5G e Huawei, e la maggioranza diventa molto meno schiacciante.