New York produce il disinfettante da sé ma chiudere le scuole è un guaio

Simona Siri

Gli stati americani si organizzano, chiuso un sobborgo di NY. Ma ci sono limiti strutturali: i bambini che o mangiano a scuola o non mangiano

New York. Lunedì mattina, nella prima delle due conferenze stampa in programma da ormai cinque giorni, il governatore di New York Andrew Cuomo ha dato questo annuncio: siccome è ormai impossibile trovare il disinfettante per le mani e siccome su Amazon quel poco che si trova costa 50 dollari a boccetta invece dei normali sette, lo stato di New York ha deciso di produrselo da sé per poi distribuirlo gratis a scuole, uffici, prigioni e stazioni della metropolitana. “Permettetemi di introdurre New York State Clean”, ha detto mostrando alle telecamere il prodotto. “Ha il 75 per cento di alcool, persino meglio di Purell”, ha aggiunto mettendosene un po' sulle mani e strofinandole.

 

La gestione del coronavirus negli Stati Uniti passa anche da qui, da questa schizofrenia tra l’impreparazione e le contraddizioni dello stato federale e l’aggressività dei singoli stati, molto più pronti a mettere in atto misure straordinarie e creative. Se da una parte Donald Trump ha minimizzato, dall’altra parte governatori come Cuomo, Jay Inslee dello stato di Washington, Kate Brown dell’Ohio e Philip Murphy del New Jersey – dove ieri c’è stata la prima vittima dell’area newyorchese – hanno un approccio più realista e hanno dichiarato lo stato di emergenza. Ieri Cuomo ha annunciato che nel sobborgo di New Rochelle, a nord della città, sarà creata un’area di contenimento di un miglio attorno a una sinagoga considerata il centro di un contagio. Nell’area saranno chiuse le scuole e sarà schierata la Guardia civile per igienizzare i locali scolastici e portare cibo a chi è in quarantena.

 

Uno dei problemi maggiori è la questione del test per rivelare la presenza del Covid-19. Un primo approvato dalla Center for Disease Control and Prevention si è rivelato fallato. Alcuni stati hanno chiesto al governo federale di poter procedere in modo indipendente e Cuomo ha disegnato una legge per garantire accesso gratuito al test a tutti, anche a chi non ha l’assicurazione. Secondo un’inchiesta dell’Atlantic però il numero delle persone testate è fermo a 4.384. “Un milione di test saranno disponibili alla fine di questa settimana”, ha detto il vicepresidente Mike Pence.

 

Ammettendo che sia vero, le modalità di acceso rimangono confuse, soprattutto per un popolo che nei confronti del proprio sistema sanitario ha un rapporto di diffidenza dettato dai costi altissimi e dal dominio delle assicurazioni. In presenza di una sanità che costa in media tre volte quella di qualsiasi altro paese occidentale, il problema dei soldi è tutt’altro che secondario, anzi, è la variabile principale presa in considerazione dai cittadini quando devono rivolgersi a un medico. Lo stesso vale per il pronto soccorso: diversamente da quello che succede in Italia, recarsi all’ER può riservare brutte sorprese in termini di costi nascosti, a meno di non avere un’assicurazione sanitaria di lusso. “L’emergenza coronavirus sta costringendo gli Stati Uniti a guardarsi allo specchio e quello che si vede non è confortante”, ha scritto il New York Times.

 

Si prenda la chiusura delle scuole, in altri paesi una delle misure preventive subito adottate. Non a New York: se le università – Columbia, Fordham, Hofstra e Princeton – sono passate questa settimana ai soli corsi online, per le scuole dell’obbligo pubbliche non c’è ancora una direttiva precisa e si procede di caso in caso. Uno dei problemi è che per molti bambini poveri la scuola è l’unica fonte di cibo e di cure sanitarie e spesso anche l’unico luogo dove possono lavarsi i vestiti. “New York City ha il più grande sistema scolastico pubblico negli Stati Uniti, un vasto distretto con circa 750 mila bambini poveri, di cui circa 114 mila senzatetto”, ha scritto il New York Times. Richard Carranza, un dirigente scolastico, ha dichiarato all’inizio di questa settimana di considerare le chiusure a lungo termine una misura “estrema” che è poi la stessa ragione per cui anche in inverno, quando nevica, chiudere le scuole pubbliche di New York è un atto a cui il sindaco, Bill de Blasio, ricorre con parsimonia. “Anche una sola giornata può sconvolgere seriamente la vita dei bambini più vulnerabili e dei loro genitori, i cui lavori spesso non prevedono un periodo di ferie retribuito”, ha detto Aaron Pallas, professore al Teachers College della Columbia University.

 

Neanche l’apprendimento a distanza è una opzione: gli alunni delle scuole in distretti più poveri non hanno internet a casa. Una situazione completamente diversa da quella degli studenti delle scuole private che possono autoregolarsi e chiudere senza neanche dover attendere le direttive del dipartimento dell’Istruzione. E’ “il racconto di due città”, per usare un’espressione cara al sindaco de Blasio, e di un virus che colpisce i più anziani e i più poveri.