(foto LaPresse)

Dipende dall'Europa non fare del 2020 una crisi come quella del 2008. Parla Trabattoni (Kairos)

Mariarosaria Marchesano

Il responsabile per l'Italia di uno dei fondi più dinamici e noti di Piazza Affari ci spiega perché per superare l'emergenza è opportuno che l'Europa si muova in modo unitario

Milano. Massimo Trabattoni è uno dei gestori di fondi più dinamici e noti di Piazza Affari, con alle spalle un’esperienza maturata in diverse realtà finanziarie prima di approdare nel 2008 in Kairos dove è responsabile del desk azionario per l’Italia. Da quando è scoppiata la bufera sulle Borse per il coronavirus, Trabattoni è più riservato del solito e accetta di parlare con il Foglio a condizione che non gli si chiedano previsioni sui mercati perché in questo momento è molto più importate comprendere il senso di quello che stiamo vivendo e che si riflette di ora in ora sugli indici azionari. “Anche oggi è stata una giornata difficile, la Borsa ha aperto bene ma la notizia delle nuove restrizioni in Lombardia, che in pratica prevedono la chiusura dei pubblici esercizi, ha provocato un repentino cambiamento di rotta, con perdite attenuate per gli altri paesi che stanno affrontando l’emergenza coronavirus con l’approccio che aveva l’Italia due settimane fa – dice Trabattoni – L’arrivo di misure più drastiche rafforza negli investitori la convinzione che il picco di quest’epidemia è ancora lontano, d’altro canto è inevitabile essere rigorosi per contenere la diffusione del virus. Siamo tutti consapevoli che la grave emergenza vissuta dalla Cina un mese fa si sta improvvisamente palesando da noi che la avvertivamo come una possibilità remota, tant’è che i mercati finanziari di tutta Europa salivano nonostante le eloquenti immagini che arrivavano da Wuhan”.

 

Oggi Piazza Affari, dopo un lunedì nero, ha perso un altro 3,3 per cento, classificandosi di nuovo come la peggiore Borsa del vecchio continente con cui ha allargato le distanze nella caduta degli indici (da quando è scoppiata l’emergenza virus il Ftse Mib ha perso più di 30 punti, 10 punti in più dell’Eurostoxx, che rappresenta la media dei listini europei). Eppure, un dato positivo c’è stato con la produzione industriale rimbalzata a gennaio del 3,7 per cento rispetto a dicembre: se non fosse per il coronavirus – ha sottolineato il centro studi di Intesa Sanpaolo – il dato avrebbe segnato una possibile ripresa del pil nel primo trimestre 2020. “Purtroppo, dati e analisi vanno tutti rivisti alla luce di un fenomeno che per la sua forza è paragonabile al crollo delle Torri Gemelle o al crack di Lehman Brothers: ma mentre in quei casi il mondo non è poi stato più lo stesso, in questo ci auguriamo che la crisi sia di minor durata e anche di più rapido recupero”. E il tempo è una variabile che non si può calcolare in questa fase di emergenza. Una possibile indicazione viene da Blackrock, la più grande società di investimenti del mondo con sede negli Stati Uniti. “La crisi del coronavirus non sarà come quella del 2008 perché l’economia è più solida e il sistema finanziario più forte rispetto a 12 anni fa – ha scritto in un report – Non è un evento che porrà fine all’espansione, a condizione che venga fornita una risposta politica preventiva e coordinata. E vediamo segnali incoraggianti che questa risposta politica sta iniziando a formarsi. Ci dovrà essere uno sforzo congiunto e decisivo tra la politica fiscale e monetaria”.

 

Una visione, se non proprio ottimistica, almeno non catastrofica rispetto a quanti, invece, prevedono una recessione globale a causa del protrarsi dell’incertezza per un periodo prolungato. Oggi l’Europa si trova in mezzo a due comportamenti opposti di fronte all’emergenza: da un lato c’è la Cina, la Corea del sud e gran parte dell’Asia, che hanno introdotto misure straordinarie di contenimento del contagio con conseguenze economiche ingenti. Dall’altro ci sono gli Stati Uniti, che hanno reagito con una risposta economica forte (la Fed ha tagliato di 50 punti base i tassi), ma non hanno fatto ancora molto per bloccare la diffusione del virus. E in Europa c’è l’Italia, che è messa peggio di tutti gli altri stati dell’Unione. Quest’ultima, secondo Trabattoni, non ha dato ancora segnali di voler rispondere con un’azione coordinata. “Credo che l’emergenza coronavirus possa rappresentare un test di coesione e solidarietà europea. Vedremo quale sarà la risposta sul tema della flessibilità di bilancio, che dovrebbe, secondo me, essere affrontato in modo unitario e non come l’emergenza di un singolo stato. Un altro segnale è atteso dai mercati dalla riunione della Bce del 12 marzo. Sarebbe importante, per esempio, far capire che la cinghia di trasmissione tra politica monetaria ed economia reale continui a funzionare, cioè che le banche continueranno a erogare credito alle imprese in questa fase di difficoltà”.