Walter Verini ci spiega perché in Umbria serve l'accordo con i 5 stelle

David Allegranti

Il coordinatore del Pd umbro: “Salvini ha detto ‘ci prenderemo l’Umbria’, l’equivalente del chiedere ‘pieni poteri’. Va fermato”

Roma. “In Umbria già tre mesi fa, subito dopo le Europee e ancora in presenza del governo gialloverde, di cui vedevamo le fibrillazioni ma senza immaginarci il destino e l’esito, abbiamo rinunciato a proporre una candidatura di partito per la presidenza della Regione”.

 

Walter Verini, commissario del Pd in Umbria, apre le porte al M5s in vista delle elezioni del 27 ottobre. “Il Pd ha bisogno di aprirsi alla società come dell’ossigeno”. E’ anche una questione di numeri, dice Verini. “Dopo le elezioni europee, quindi non con i sondaggi, tutto il centrosinistra classico in Umbria raggiungeva a malapena il 30 per cento. Il Pd al 25 per centro, mentre gli altri due raggruppamenti ascrivibili alla sinistra e al centrosinistra al 4 per cento”. Da qui nasce la candidatura di Andrea Fora, “che ha un profilo civico-sociale”, sottolinea Verini. Presidente di Confcooperative, ovvero le cooperative bianche, che in Umbria hanno 30 mila addetti. “Un mondo che in questi anni è stato protagonista della vittoria di Andrea Romizi a Perugia”, dice Verini. “Ecco, questo mondo sociale, radicato, non vuole che l’Umbria venga attraversata dall’odio, dalle divisioni, non vuole che venga incattivita, che ne venga snaturato il dna. Salvini ha detto ‘ci prenderemo l’Umbria’, che è l’equivalente del dire ‘datemi pieni poteri’. No, l’Umbria è degli umbri. Di errori ne abbiamo compiuti tanti come centrosinistra, ma adesso abbiamo capito la lezione. Sentiamo la responsabilità di non dare l’Umbria a chi la farebbe precipitare in una prospettiva sbagliata e pericolosa”.

 

Per questo, dice Verini, l’Umbria è particolarmente importante. “Salvini dice ‘prendiamoci l’Umbria e facciamo dell’Umbria il primo test contro il nuovo governo’. Quindi non c’è solo un interesse umbro ma anche nazionale”. Ma il dialogo con i Cinque stelle è possibile? “Se il mondo è stato creato in sette giorni, un serio accordo sulle cose da fare in Umbria si può fare in tempi ragionevolmente brevi”, dice. In più “il dialogo è facilitato dal fatto che non è diretto tra Cinque stelle e un candidato del Pd ma tra Cinque stelle e un candidato civico sociale appoggiato dal Pd ma che non è emanazione del Pd”.

 

Di Maio dice che il tempo è poco, “ma se c’è la volontà le strade si trovano, e non con la vecchia politica. Fora ha già chiesto pubblicamente un incontro ai Cinque stelle. Dalla sua ha una carta da giocarsi: può dire ‘buongiorno, mi chiamo Andrea Fora, questo è il mio percorso e non sono del Pd, anzi non sono di nessun partito’”. E i punti in comune? “La riconversione verde dell’economia, la mobilità alternativa, le sperimentazioni per ridurre le emissioni, la ricostruzione dopo il terremoto, la lotta alla povertà, il lavoro”. C’è poi un tema di legalità e trasparenza che il Pd mette al centro, anche per le vicende che sono accadute”. Insomma, come a livello nazionale anche in Umbria (ma non solo, entro pochi mesi si vota anche in Calabria, Emilia Romagna e Toscana, dove la Lega è ugualmente competitiva), “bisogna fermare Salvini, che introduce elementi di antagonismo spinto e di odio che questa regione non ha bisogno e sono estranei al nostro dna. Qui c’è coesione sociale forte, non c’è razzismo, c’è convivenza e integrazione, non c’è odio semmai c’è combattimento politico. Quanto a noi del Pd, abbiamo capito la lezione”. 

 

A Nicola Zingaretti l’idea non dispiace, ma i Cinque stelle per il momento sono contrari. Dalla Puglia, invece, dice di sì Michele Emiliano a un accordo anche per le elezioni regionali: “Da molti anni avevamo compreso qui in Puglia, perché evidentemente la posizione geografica ci aiuta, che il destino del fronte progressista italiano era quello di ricostruirsi attraverso un’alleanza tra i centrosinistra e il movimento 5 stelle. Mi auguro che questo processo metta da parte gli spigoli di carattere e che costruisca un’armoniosa visione del futuro”.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.