Le alleanze sbagliate tra Pd e M5s

Oltre l’Umbria. Non spacciare accordi tattici per compromessi storici

La proposta avanzata dai 5 stelle di partecipare alle elezioni regionali (ora dell’Umbria, ma evidentemente si tratta di un’ipotesi estendibile) con una lista civica appoggiata “da chi vuole” è la risposta alla richiesta fatta un po’ incautamente dal Pd di estendere l’alleanza nazionale anche ai livelli amministrativi. Sembra una conseguenza logica, ma non lo è, perché il governo Conte bis rappresenta una risposta di emergenza per affrontare il pericolo di uno sganciamento dalla logica e dalle istituzioni europee, rappresentato dalla linea avventurosa di Matteo Salvini.

 

In Umbria, non c’è nessun pericolo del genere. Il pericolo per il Pd è solo quello di perdere l’amministrazione, per i 5 stelle di non riuscire a mettere insieme una lista. In Umbria c’è una giunta di sinistra, contestata a lungo e con toni moralistici urticanti da parte del M5s. Si può cancellare tutto, rinunciare addirittura a presentare liste di partito, per scongiurare, senza alcuna garanzia di successo, una vittoria del centrodestra, peraltro annunciata dopo le vittorie di Perugia e di Terni?

 

Il vantaggio relativo del Pd è quello di avere ancora un radicamento organizzativo territoriale abbastanza diffuso, particolarmente nelle regioni che una volta si dicevano “rosse”. Fare il “passo indietro” dei partiti richiesto dai 5 stelle demotiverebbe chi per il partito lavora e agisce, a favore di un’improbabile emersione di una “società civile” capace di governare meglio dei disprezzati politici, che se non altro delle questioni amministrative si sono occupati concretamente. Si tratterebbe di un errore locale, probabilmente inutile anche a evitare un successo del centrodestra, che peraltro potrebbe aprire la strada a un disastro più ampio. Accettare l’idea che bisogna liberare la politica dai partiti significa non convertire i 5 stelle al rispetto delle norme istituzionali (compreso l’articolo della Costituzione che assegna ai partiti il ruolo di definire gli orientamenti della politica), al contrario avviare una conversione del Pd al moralismo populista, ne farebbe venir meno le ragioni di esistenza come soggetto politico legato alle grandi tradizioni dei maggiori partiti italiani. Per giunta in cambio di quasi niente.

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