Rossogiallo Nogarin

Valerio Valentini

L’ex sindaco di Livorno benedice l’alleanza Pd-M5s anche sulle regionali. “Partiamo da Veneto e Lombardia”

Roma. Demogrillismo su scala regionale? “Che sia o meno l’embrione di un’alleanza organica, è presto per dirlo. Ma di certo è una prova importante”. Filippo Nogarin passeggia in Transatlantico. “Sono venuto a portare un libro al mio amico Federco D’Incà”, dice l’ex sindaco di Livorno, ignaro dell’apoteosi che attende il suo interlocutore. E quando gli si chiede di una possibile riproposizione su scala territoriale dell’alleanza demogrillina, Nogarin si mostra possibilista: “Ci si può lavorare, certo, ma con calma”.

 

Eppure in Umbria, dice il deputato Filippo Gallinella, perugino d’adozione, si mostra scettico: “Al momento non ci sono le condizioni. Il 27 ottobre correremo da soli parlando dei nostri temi”. Il modenese Michele Dell’Orco, sottosegretario uscente ai Trasporti, è ancora più categorico in vista delle regionali emiliane: “Non esiste alcun accordo col Pd, non c’è nessun patto di desistenza”.

 

E però Nogarin non si scompone, anche pensando alla sua Toscana, chiamata pure questa al voto nel 2020: “Nelle regioni rosse è più difficile, per noi, pensare a una convergenza col Pd, perché lì il Pd è ‘sistema’, è ‘establishment’. Capisco le riserve dei miei colleghi. Ma ad esempio si potrebbe partire dal veneto, o dalla Lombardia, là dove il centrodestra a trazione leghista governa da anni, e una piattaforma tra Pd e M5s può nascere nel segno della discontinuità”.

 

Poco più in là, alla buvette, Federico Fornaro di LeU preconizza uno scenario simile:”A differenza di quella tra M5s e Lega, l’alleanza che nasce oggi potrà essere riprodotto anche sui territori, vederete”. E a Nogarin, candidato non eletto alle Europee del 26 maggio, la prospettiva sembra non dispiacere. “Del resto, anche al governo nazionale una simile alleanza era impensabile un anno e mezzo fa. Ed effettivamente allora era impossibile farla, allora. Adesso, invece, la responsabilità di guidare il paese, la consapevolezza di dovere prendere scelte decisive e scongiurare problemi come ad esempio l’innalzamento dell’Iva, ha consentito a molti dei nostri, e anche a qualcuno del Pd, di fare uno scatto in avanti, superando anche certe resistenze pregiudiziali”.

 

Durerà? “Credo di sì. Condivido l’analisi di chi dice che un’intesa programmatica sarà più facile sui temi più connotati a sinistra, come l’ecologia o l’equità sociale e il diritto alla sanità, e meno invece sulle politiche della crescita e dello sviluppo. Ma anche lì bisognerà trovare un punto di equilibrio, sono fiducioso”.