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Morando spiega perché Borghi potrebbe aiutare il governo rosso-giallo

L'ex viceministro all'Economia sull'ipotesi che il leghista rimanga presidente della commissione Bilancio della Camera: “Se si allungano i tempi la manovra potrebbe arrivare in Aula senza grosse modifiche”

30 Agosto 2019 alle 17:27

Enrico Morando: “Lasciare Borghi a capo della commissione Bilancio potrebbe favorire il governo”

Il presidente della commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi ospite a Povera Italia (foto LaPresse)

Mentre Giuseppe Conte conclude il primo giro di consultazioni a Montecitorio per la formazione del nuovo governo Pd-M5s, la Lega prepara la propria strategia di opposizione parlamentare. E la parola d'ordine, almeno per ora, è “ostruzionismo”. Alcuni esponenti del Carroccio hanno già dichiarato che i propri parlamentari non si dimetteranno dalla presidenza delle Commissioni delle due Camere. “Penso che rimarranno a fare i presidenti di commissioni”, ha detto il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon. “Dovevano pensarci prima di fare il ribaltone” ha sottolineato Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera. Una linea ribadita dallo stesso Matteo Salvini, durante la trasmissione In Onda su La7: “È un governo figlio di un ribaltone, in qualsiasi paese al mondo si sarebbe andato a elezioni e mi venite a parlare delle presidenze delle commissioni…”. 

 

Al momento, tra Camera e Senato, le Commissioni presiedute dalla Lega sono 11 e molte sono legate a settori strategici come il Bilancio, Finanze e Tesoro, Trasporti. La decisione dei parlamentari leghisti non vìola i regolamenti parlamentari che prevedono che le Commissioni vengano rinnovate ogni due anni (la legislatura è ufficialmente iniziata il 23 marzo 2018). Eventuali dimissioni sarebbero, più che altro, un gesto di opportunità politica. 

 

“Forze liberali e democratiche considerano ovvio che un presidente eletto, qualora la maggioranza non esista più, si dimetta”, dice al Foglio Enrico Morando, politico di lungo corso e già viceministro all’Economia nei governi Renzi e Gentiloni. “C’è però da ricordare che il presidente di commissione viene rieletto a metà legislatura: l’ostruzionismo della Lega avrebbe comunque un limite temporale”.

 

Ma un presidente appartenente all’opposizione può davvero ostacolare i lavori di commissione? “Le Commissioni deliberano a maggioranza. Quando non c’è accordo deliberano a maggioranza anche sulla messa all’ordine del giorno dei singoli argomenti”, spiega Morando. Il presidente, quindi, non ha molti poteri in più dei singoli membri della minoranza. Può, però, influire sui lavori creando ritardi e mettendo ostacoli procedurali. “Ad esempio, il presidente può evitare di trovare un compromesso tra maggioranza e opposizione sui tempi di discussione degli emendamenti: così la minoranza potrebbe esprimere i propri dubbi su ogni emendamento, prolungando di molto la discussione”. 

 

Poniamo che questo tipo di ostruzionismo venga messo in atto sulla legge di bilancio, cosa si rischia? “Il disegno di legge originario in questo caso è scritto dal governo. Se il presidente ostruisce i lavori, allungando i tempi, ciò non toglie che il testo debba arrivare in Parlamento entro una data prestabilita. Si verificherebbe così un controsenso: dalla Commissione il testo potrebbe arrivare in Aula senza grosse modifiche. L’opzione più gradita al governo”. In poche parole: “Lasciare Borghi a capo della commissione Bilancio potrebbe essere un favore al governo”.

Samuele Maccolini

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